Ecco la provincia dove un rave fa notizia e i porno sono “nostrani” come i salumi

Mirko Volpi
Sepolti da qualche parte nelle redazioni dei giornali giacciono incogniti i migliori manuali di retorica e scrittura professionale. Che ai reporter di provincia, solerti annotatori di fatti, nemmeno servono, spersi come sono col taccuino in mano tra i campi e le rogge dell’Oceano Padano.

    Sepolti da qualche parte nelle redazioni dei giornali giacciono incogniti i migliori manuali di retorica e scrittura professionale. Che ai reporter di provincia, solerti annotatori di fatti, nemmeno servono, spersi come sono col taccuino in mano tra i campi e le rogge dell’Oceano Padano. Le notizie, sui fogli locali, rampollano da sé come l’acqua dai fontanili, sgorgando libere dai soffocanti viluppi del bello stile. I fatti, anzitutto! E non parole, dicono seguendo un po’ troppo alla terra il lombardo Verri.

     

    Giorni fa, a Spino d’Adda “due furti commessi in aziende confinanti, Polenghi Impianti Elettrici e Stroppa Arredamenti, rispettivamente del settore degli impianti elettrici e dell’arredamento”. Monsieur de la Palice è stato qui. A Casaletto Vaprio “un pensionato di 77 anni, del posto, mentre attraversava la strada percorrendo l’attraversamento ciclopedonale in sella alla bicicletta, è stato investito”; perché ‘attraversava la strada sulle strisce’ faceva brutto, forse. Del resto, non si scrive che così: i delinquenti “si sono resi responsabili”, i soccorsi vengono “allertati”, i controlli “scattano”, i poliziotti “intimano”, i rilievi “si effettuano”.

     

    Ma poi, che farsene del nitore stilistico? E’ già miracoloso che qui accada qualcosa capace di distoglierci dalle nostre attività principali: noia e lavoro. Ad esempio, all’improvviso, un animale. Anzi due. Come gli articoli fotocopia dal Pavese. Incipit 1: a Zerbolò “Un daino gli ha attraversato la strada improvvisamete e ha perso il controllo della sua Citroen”; 2: a Bereguardo“Il cinghiale gli ha tagliato improvvisamente la strada mentre, in sella alla sua moto, stava ritornando a casa”. Finale 1: “I rilievi sono stati effettuati dagli agenti della polizia stradale di Pavia”; 2: “I rilievi sono stati eseguiti da una pattuglia della polizia stradale di Pavia”. Fulgido esempio di circolarità della storia e congruente adeguamento stilistico-formale.

     

    Il placido fluire delle cose viene talora turbato da eventi assurdi come due rave party. La cronaca di febbraio racconta con incalzanti aggiornamenti l’incredulità attonita degli oceanici. A Offanengo, a poche ore dall’inizio, “cresce la preoccupazione per un evento unico nel circondario”, in terre dove il massimo degli eccessi immaginabile è la festa della salamella. Uno dei balordi cerca persino di ammansire i locali: “Non siamo fannulloni, molti di noi lavorano”. Figurati se ce la beviamo, barbone! “Il bilancio” alla fine è di “tre patenti ritirate, due denunce per guida in stato di ebbrezza e tre persone segnalate” per “sostanze stupefacenti”. Notevole. Mica come a Robecco sull’Oglio, pochi giorni dopo. Impressionante l’escalation dello sconcerto. 14 febbraio: “Al momento nessun denunciato”, perché è ovvio, pensa il padano leggendo, è ovvio che ce ne saranno; e infatti, il 15: “in 250 rischiano la denuncia”; il 16: “270 denunciati”. E gli va bene, a ’sti drogati, che il 17 s’è parlato d’altro.

     

    In tema di trasgressioni trovo poi una notizia formidabile: “In edicola a Camisano Le vicine porcelline di Crema e Cremona. Un nuovo film hard con” e qui il colpo di genio ben intonato ai luoghi “attori nostrani” – come i salami e i cotechini, insomma, e non a caso.

     

    Pochi però i sollazzi, molti i furti. Anche in serie, come a Sesto e Uniti, il paese degli antifurti non convenzionali: “La cagnolina Bibi abbaia e mette in fuga il ladro”; per non essere da meno, “Anziana grida e fa scappare i ladri”. A Cornegliano Laudense è invece “Caccia alla proprietaria di una bici rubata”. Ma non si cacciano i ladri? E perché “proprietaria”? Perché “il modello è da donna, ha un campanellino che fa pensare a una ragazzina”; dove si vede che i fogli dell’Oceano Padano son retrivi e pretini e da un dettaglio in epoche barbare ritenuto femminile (il “campanellino”) desumono, in spregio alle moderne teorie sul gender, l’identità sessuale del/della proprietari* – ignorando l’inifinita varietà dei generi e delle scelte estetiche che connotare in qualsivoglia modo sarebbe, quantomeno, omofobo.

     

    Chiudendo la rassegna un barlume di gioia mi trafigge il cuore: a Guardamiglio “Bar colpito dai ladri 14 volte, ma ora una nebbia li mette in fuga”, e io mi immagino la discesa provvidenziale del nostro elemento naturale più bello, lo spaurimento dei furfanti, di certo non autoctoni, il benevolo intervento dall’Alto. Invece era solo un “antifurto che sprigiona una coltre nebbiogena” – il burocratico e carabinieresco disinganno, la crudele conferma giornalistica che non ci sono più le nebbie di una volta.