Non si ferma il circo mediatico-giudiziario sulla Xylella. Chiedere in procura

Luciano Capone
Da emergenza fitosanitaria internazionale la Xylella si è trasformata in fenomeno giudiziario, occupando prima le giornate dei magistrati, poi le prime pagine dei giornali e infine le trasmissioni televisive.

Milano. Da emergenza fitosanitaria internazionale la Xylella si è trasformata in fenomeno giudiziario, occupando prima le giornate dei magistrati, poi le prime pagine dei giornali e infine le trasmissioni televisive. Ne ha parlato “Presa Diretta”, il programma di approfondimento giornalistico di Riccardo Iacona, dove è intervenuto anche il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, che guida l’inchiesta in cui sono indagate dieci persone tra ricercatori, scienziati e ufficiali pubblici per aver diffuso la malattia e pianificato la distruzione del paesaggio salentino. Su queste colonne abbiamo più volte evidenziato le insinuazioni, le incoerenze logiche e i grossolani errori dell’inchiesta, ma il problema è più grave se le affermazioni della procura sono in contraddizione con quelle dei suoi stessi consulenti scientifici.

 

Il procuratore Motta ha affermato che – a differenza di quanto sostengono gli scienziati indagati che ipotizzano la recente introduzione di un ceppo di Xylella – “non è provato da quanto tempo il batterio sia in Salento, abbiamo accertato che sono stati trovati nove ceppi del batterio originario che sono mutati e la mutazione richiede molti anni”. In realtà la procura non ha accertato nulla perché, stando a quanto scrivono negli atti i suoi periti, le affermazioni di Motta sono “ipotesi tutte da studiare, ma soprattutto è da verificare se effettivamente nel Salento sono presenti popolazioni di Xylella diverse fra loro”. Se neppure dalle proprie consulenze emergono certezze, sulla base di quali evidenze scientifiche i magistrati giungono a conclusioni definitive?

 

C’è inoltre una questione fondamentale che la procura ignora: la malattia del Disseccamento rapido dell’ulivo (Codiro) che sta falcidiando le piante in Salento e la presenza della Xylella sono due cose legate ma distinte. Ammessa e non concessa l’ipotesi dei magistrati secondo cui la Xylella sia innocua per gli ulivi, non è vero come sostiene Motta che “in questo caso l’intervento di eradicazione e la quarantena del batterio non avrebbero alcun senso”, perché è la presenza stessa di Xylella a essere un problema emergenziale per tutta l’Europa. Di questo ne è pienamente consapevole il professor Giuseppe Surico, patologo vegetale e fra i tre consulenti scelti dalla procura, che in un recente articolo spiegava come “ospitare Xylella fastidiosa in un territorio rappresenti una situazione di pericolo fitopatologico di estrema gravità, nell’immediato e per il futuro” e concludeva dicendo che “è in atto una sorta di guerra da affrontare quasi con logica militare; perché ciò che si sta verificando nel Salento non si verifichi in altre regioni italiane, in altri paesi dell’Europa e del bacino mediterraneo; perché ciò che si sta verificando sull’olivo non si verifichi su altre specie di piante”. Le parole di Surico chiariscono quali gravi conseguenze a livello europeo possa produrre la sospensione del piano Silletti decisa dalla magistratura.

 

[**Video_box_2**]E’ per la sua capacità di mutare e attaccare altre piante e per il fatto che non esista una cura che Xylella è considerato un patogeno da quarantena, ciò vuol dire che è la sua sola presenza in un territorio a far scattare piani di emergenza, indipendentemente dalla patogenicità sull’ulivo. Raggiunto dal Foglio, pur non volendo entrare nel merito delle indagini, Surico conferma che la situazione è la stessa illustrata pochi mesi fa e a cui erano giunti gli scienziati indagati: “Non ci sono stati grandi avanzamenti scientifici”. C’è un punto che la procura non considera: “L’Ue si occupa della presenza di Xylella piuttosto che della malattia, per l’Europa è un problema a prescindere. E anche in Italia, se ci si ferma al dettato della legge di quarantena, le procedure sono chiare”. Non esistono quindi margini per “trarre in errore l’Europa”, cosa che secondo la procura avrebbero fatto gli indagati per far attuare il piano di emergenza a fini personali. Se c’è la Xylella, scatta automaticamente il piano di eradicazione o contenimento del batterio. E’ quanto sostengono l’Europa, le leggi, le conoscenze scientifiche, i ricercatori indagati e anche i consulenti della procura. Ma non la procura.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali