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Idee per superare l'emergenza profughi

L’ondata migratoria di milioni di persone in fuga dalle guerre, dalle violenze, mostra tutti i giorni, soprattutto negli ultimi anni, uomini e donne che dai paesi dell’Africa e del Medio Oriente si mettono in viaggio rischiando la propria vita. Un incontro a Milano per il risolvere il problema

11 Gennaio 2016 alle 19:36

Idee per superare l'emergenza profughi

Foto Fondazione Avsi

L’ondata migratoria di milioni di persone in fuga dalle guerre, dalle violenze, mostra tutti i giorni, soprattutto negli ultimi anni, uomini e donne che dai paesi dell’Africa e del Medio Oriente si mettono in viaggio rischiando la propria vita. Individui che possono avere bisogno del nostro aiuto durante questo cammino verso condizioni di vita migliori. È stato questo il tema dell’incontro “Profughi e noi, tutti sulla stessa strada”, organizzato dalla fondazione Avsi, una organizzazione non governativa impegnata in 107 progetti di cooperazione in 30 paesi del mondo, e che ha visto la partecipazione del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, del vicario episcopale di Milano mons. Luca Bressan e dell’ad di Eni Claudio Descalzi.

 

Prima di loro sono intervenuti in collegamento i responsabili dei progetti Avsi sul campo, che hanno descritto le condizioni critiche in cui operano e le difficoltà estreme in cui vivono le popolazioni. In Sud Sudan la situazione è quella di 1,4 milioni di sfollati e di gran parte della popolazione a rischio carestia; in Kenya si opera sotto la minaccia del terrorismo e in un contesto culturale in cui le donne spesso sono sottoposte a mutilazione genitale, ma si riesce a fare educazione contro il terrorismo nel campo profughi più grande al mondo; in Libano, che è il paese con la più alta percentuale di profughi, si opera nella rigidità dell’inverno e in Siria, dove Avsi è una delle poche organizzazioni presente, cadono bombe tutti i giorni e i genitori non sanno cosa dar da mangiare ai figli. È per tentare di risolvere concretamente questi problemi, o quantomeno per migliorare le condizioni di queste persone, che Avsi ha lanciato la Campagna Tende che prevede 6 progetti di cooperazione nei campi in Sud Sudan, Siria, Iraq, Libano e Giordania e anche nelle città italiane.

 

“Il successo che il progetto sta avendo a Milano dimostra ancora una volta quanto la nostra città sia accogliente e solidale – ha dichiarato Pisapia –, e dove possibile si deve lavorare per dare un futuro di speranza attraverso il supporto a giovani donne e uomini non solo per sopravvivere, ma per vivere dignitosamente contribuendo allo sviluppo del proprio Paese”.

 

[**Video_box_2**]Su questo punto, spesso mediaticamente sintetizzato in “aiutiamoli a casa loro”, è invece intervenuto l’ad di Eni Descalzi: “Queste popolazioni hanno bisogno di speranza ed educazione per restare dove si è nati e dove si desidera stare”. E uno degli ostacoli principali allo sviluppo è proprio la questione energetica, su cui Eni ha avviato diversi progetti di cooperazione, soprattutto in Africa dove è la prima industria energetica: “L’Africa conta quasi il 15 per cento della popolazione mondiale consumando solo il 3 per cento dell’energia globale, mentre circa il 50 per cento della domanda di energia in Africa è soddisfatta da biomasse vegetali altamente inquinanti. In Africa subsahariana 650 milioni di persone su 900 milioni non hanno accesso all'energia – ha detto Descalzi -. Qui Eni ha investito 2 miliardi di dollari per lo sviluppo di progetti energetici che rappresentano circa il 20 e il 60 per cento delle capacità installate rispettivamente in Nigeria e in Congo. Attraverso questo tipo di progetti, che creano le condizioni per uno sviluppo economico sostenibile e duraturo dell’Africa, si può creare la stabilità necessaria per arrivare nel medio-lungo termine ad alleviare il dramma delle migrazioni”. Come ha commentato monsignor Bressan, "profughi sulla stessa strada vuol dire contaminarci in maniera diversa. Il compito che abbiamo è uscire dalla crisi e senza perdere umanità ma uscirne più maturi".

Redazione

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