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Xylella, Italia

Le accuse di un pm sulle “passioni ideologiche” svelano la fragilità di un’inchiesta fatta con i puntini

25 Dicembre 2015 alle 06:18

Xylella, Italia

Una teoria del complotto generalmente poggia su due cardini: il primo è la domanda “cui prodest?”, a chi giova?, che implicitamente indica che chi può trarre un beneficio da un evento è colui che l’ha causato; il secondo è l’idea che nulla accada per caso, se qualcosa succede è perché qualcuno l’ha voluto. Entrambi gli elementi sorreggono l’inchiesta con cui il tribunale di Lecce ha inquisito dieci scienziati nell’ambito dell’emergenza Xylella. Al populismo giudiziario non poteva che aggiungersi il populismo politico, con il Movimento 5 Stelle che ha depositato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina. Dicevamo dell’impianto dell’inchiesta. Gli occhi sono puntati sull’università di Bari che, un anno prima dell’emergenza Xylella, ha stipulato un accordo con un centro di ricerca spagnolo per brevettare e commercializzare nuove selezioni di ulivi: “Qualora (questa nuova varietà, ndr) dovesse risultare resistente alla Xylella, va da sé che per il Dissat dell’Università di Bari ne deriverebbero enormi vantaggi”. Abbiamo il “cui prodest?”, se ci potrà guadagnare allora vuol dire che in qualche modo c’entra.

 

Sempre l’università di Bari ha poi avviato un progetto per l’innovazione tecnologica nel settore olivicolo e per la procura: “E’ singolare la coincidenza della comparsa dei primi sintomi di disseccamento con l’avvio delle attività di cui al succitato progetto “Olviva” e con il proliferare di convegni sul tema del disseccamento egli olivi e sulla formazione per il trattamento della xylella”. I magistrati si ritengono troppo intelligenti per credere alle coincidenze, nulla accade per caso. Non può neppure essere una coincidenza che un professore coinvolto nel progetto è, guarda caso, proprio colui che poi ha suggerito sulla base di una “folgorante intuizione” (enfasi dei magistrati) di indagare sulla presenza della Xylella allora sconosciuta in Puglia. Se poi questi studiosi negli anni passati hanno espresso opinioni favorevoli alle colture superintensive in sostituzione di quelle tradizionali per aumentare la produttività e reggere la concorrenza internazionale, ecco che si uniscono tutti i puntini e il complotto è servito, con i suoi “inquietanti aspetti relativi al progettato stravolgimento della tradizione agroalimentare e della identità territoriale del Salento per effetto del ricorso a sistemi di coltivazione superintensiva e di introduzione di nuove cultivar di olivo”. Ma non è finita, in questa cospirazione pianificata e portata avanti negli anni da menti raffinatissime non poteva mancare una perfida multinazionale, la Monsanto, una specie di Spectre dell’agroalimentare: a Bari si tiene il Forum di Medicina Vegetale dove si parla ovviamente della recente e preoccupante scoperta della Xylella e, guarda caso, “dalla brochure dell’evento si notano numerosi sponsor tra i quali la Monsanto (scritto in maiuscolo, grassetto e sottolineato, ndr) che presenta un progetto per il diserbo negli oliveti”. Ecco la multinazionale che aveva già pronta la sua speculazione. Negli atti si parla anche di persone avvistate in tuta bianca a spalmare unguenti sugli alberi di ulivo, successivamente bruciati dolosamente per cancellare le prove. Prove di cosa? Non si sa, ma c’è la certezza che anche questo non sia un caso. Cosa c’entra la Monsanto? Non si sa bene, ma “quel che è dato acquisito” dicono i pm “è che la Monsanto ha acquisito sin dal 2008 la società “Allelyx” (specchio di xylella…)”.

 

[**Video_box_2**]Proprio così, negli atti si parla di parole al contrario (con puntini di sospensione inclusi per dare suspense), come quando si ascoltano le canzoni dei Beatles a rovescio per trovare conferma della morte di Paul McCartney. In realtà il nome vero della società è Alellyx (non “Allelyx”) e si chiama così perché fondata da cinque scienziati brasiliani, dove Xylella fa molti danni, che nel 1997 hanno sequenziato il dna del batterio. Nessun mistero e niente punti di sospensione. Tra un “guarda caso” e un “cui prodest” si arriva a indagare dieci scienziati, ricercatori e funzionari e a bloccare un piano di emergenza contro un patogeno da quarantena pericoloso per l’Europa intera. L’inchiesta condotta dai pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci e dal procuratore Cataldo Motta ha inquietato anche Vito Savino, fino a qualche giorno fa presidente del tribunale di Bari: “Mi è sembrato un intervento a gamba tesa. Lo dico con amarezza perché stimo Cataldo Motta, ma questa vicenda crea sconcerto non solo in me – ha dichiarato alla Gazzetta del Mezzogiorno - La mia impressione è che a volte ci facciamo trascinare dall’entusiasmo o dalle passioni ideologiche”.

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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