Michele Serra (foto LaPresse)

La stucchevole “superiorità etica” di chi critica i sostenitori del presepe a scuola

Redazione
A Michele Serra non piace il presepe, specialmente se è usato da esponenti della Lega per ricordare l’identità popolare e nazionale. Nulla di male, se non fosse l’ennesimo pretesto per sottolineare l’appartenenza a una sedicente minoranza virtuosa.

A Michele Serra non piace il presepe, specialmente se è usato da esponenti dell’odiata Lega per ricordare l’identità popolare e nazionale (ma è lo stesso Serra che nell’Amaca di sabato criticava le scuole che non fanno il presepe e i canti di Natale per non urtare la suscettibilità dei non cristiani?). In questo non ci sarebbe niente di male se il corsivista di Repubblica non ne derivasse la convinzione di far parte di una minoranza di persone intelligenti assediate da due opposte tifoserie, che sarebbero composte da chi insiste nell’esposizione del bambinello come segno della tradizione da difendere e chi lo vorrebbe cancellare con l’idea di apparire così più accogliente verso migranti di origine islamica o comunque non cristiana. Descrivere chi ha opinioni differenti in modo caricaturale, in modo da poterlo usare come bersaglio di facili sarcasmi è un vezzo che caratterizza una elite intellettuale che si considera eticamente ed esteticamente superiore agli altri, e che poi si presenta come minoranza virtuosa che deve difendersi dalle ondate barbare degli opposti fondamentalismi. Loro sì che sanno distinguere, che sanno come si deve agire per non offendere i sentimenti e le identità di nessuno, grazie alla loro intelligenza e cortesia. Se poi questo li porta a considerare la maggioranza dei loro concittadini come degli imbecilli che si fanno abbindolare da fanatici, poco importa. Pensano di rappresentare una “minoranza gentile ma non silenziosa”, cioè di essere gli unici capaci di intendere e di volere in mezzo a un marea di mentecatti e di rissaioli.

 

Il carattere elitario dell’intellettualità italiana non è una novità, ma diventa stucchevole quando esaspera i toni della sua pretesa di superiorità. Che cosa vuol dire che la scuola non deve solo apparire ma essere di tutti “inclusiva di ogni identità e cultura”? Se vuol dire che non ci debbono essere discriminazioni e censure è una banalità, se vuol dire che la scuola deve bandire o cercare goffamente di occultare i riferimenti caratteristici della nostra cultura o mischiarli sincreticamente con generiche concezioni cosmopolite è invece una fesseria. Ma di questa sostanziale pochezza di queste genericissime banalità Serra non si renderà mai conto, appunto perché chi non le condivide finisce immediatamente dietro la lavagna.

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