cerca

Da reietto a pivot

Così Putin, in Italia e non solo, è diventato il Mr. Wolf della geopolitica

Adesso tutti lo cercano, tutti lo vogliono, come Figaro se siete melomani o come il signor Wolf di Pulp fiction se siete cinefili. Vladimir Putin è “uno che risolve i problemi”, ha scritto il Financial Times.

18 Novembre 2015 alle 06:20

Così Putin, in Italia e non solo, è diventato il Mr. Wolf della geopolitica

Il presidente russo Vladimir Putin (foto LaPresse)

Roma. Adesso tutti lo cercano, tutti lo vogliono, come Figaro se siete melomani o come il signor Wolf di Pulp fiction se siete cinefili. Vladimir Putin è “uno che risolve i problemi”, ha scritto il Financial Times. Un anno fa era un reietto, l’invasore della Crimea, il nuovo zar che cercava di espandersi a ovest creando stati cuscinetto a sovranità limitata, il paria colpito da sanzioni sempre più dure, almeno sulla carta. Aveva rischiato di non partecipare al G20 di Brisbane perché il governo australiano minacciava di non farlo entrare. Poi c’è stato il G8 dove il presidente russo era stato trattato a pesci in faccia, anche da Angela Merkel la quale, pur riluttante, aveva accettato di imporre sanzioni più pesanti. Ad Antalya in Turchia, invece, il vento è girato. L’immagine di quel tavolino sul quale erano chinati Barack Obama e Putin, attenti a seguire la traduzione degli interpreti, i volti che non nascondevano la tensione del momento, ha mostrato la svolta più di tante dotte analisi. Il capo del Cremlino ha ottenuto quel che voleva, l’inquilino della Casa Bianca è stato costretto a concedergli molto. Non tutto, sia chiaro, perché le distanze sono ancora enormi sulla sorte di Assad, sul futuro della Siria, per non parlare dell’Ucraina. Ma la strategia del neo contenimento, lanciata dagli Stati Uniti subito dopo l’annessione della Crimea, è stata un flop. Uno scacco per Obama, per David Cameron che aveva messo a disposizione una forza d’intervento rapido richiesta dalla Polonia e dagli stati baltici, per la Francia e la Nato nel suo insieme. Con essa sono fallite anche le sanzioni. L’isolamento economico ha avuto conseguenze serie, ancor più il crollo del prezzo del petrolio: il rublo in ginocchio, una recessione destinata a durare; ma non ha prostrato il paese, non ha sollevato un’ondata di proteste contro Putin, non ha indebolito il padrone del Cremlino. L’Italia, che da più di un decennio coltiva relazioni amichevoli con la Russia di Putin (con sfumature diverse da destra a sinistra) fa sentire la sua voce. “Sì che possiamo fidarci di Putin”, ha detto ieri il premier Matteo Renzi.

 

Non solo Romano Prodi campione ante marcia della nuova Ostpolitik, ma anche Enrico Letta, ex premier, e il ministro degli esteri Paolo Gentiloni, che era sembrato un falchetto su Assad e la Siria. Renzi ha fatto del tutto per mettersi in mostra con Putin e la sua resistenza a “mosse avventate” lo ha schierato con la Merkel, anche a costo di deludere François Hollande. Per non parlare di Matteo Salvini, in cerca di rubli, che proclama la Russia grande madre della resistenza all’Islam. Il vicedirettore di Famiglia Cristiana, Fulvio Scaglione, fa discutere dicendo che “non ci crede più nessuno che Putin sia il male assoluto”. Mentre il confindustriale Sole 24 Ore, da venerdì scorso, con una serie di editoriali è tornato a sottolineare il ruolo inscindibile di Mosca per il prossimo futuro.

 

Che cosa possa fare in concreto Putin non è chiaro. Si sa che sostiene Assad e potrebbe mollarlo a certe condizioni (quali?). Si sa che appoggia l’Iran, ma fino a un certo punto (quale?). E comunque gli ayatollah sono sotto l’attacco dell’Arabia Saudita non solo in Yemen. Obama vuole che siano i sunniti a sconfiggere lo Stato islamico. Però non ha trovato sunniti in grado di vincere sul terreno. L’operazione Putin in medio oriente, insomma, è ancora tutta immagine, ma ormai da Londra a Roma, da Parigi a Washington si narra un’altra storia sull’uomo venuto dal freddo e il suo ruolo nella geopolitica.

 

[**Video_box_2**]Più consistente il bottino centro-europeo. L’altro ieri la Russia ha proposto di ristrutturare il debito ucraino per 3 miliardi di dollari e Putin si aspetta che il Fondo monetario internazionale faccia da garante. Kiev ha cercato inutilmente di farsi salvare da Bruxelles, ora verrà ripescata da Mosca. E’ solo l’offerta di migliori condizioni, ma, ancora una volta, è il gesto che conta e il messaggio non poteva essere più chiaro. Un’altra bandierina sul pinnacolo di san Basilio.

Stefano Cingolani

Nato nel bel mezzo del secolo scorso a Recanati, è tornato alla luce in seguito a recenti scavi. Dopo tanto girovagare per giornali (L’Unità, Il Mondo, Corriere della sera, Il Riformista) e città (Milano, New York, Parigi), in cerca di stimoli e affetti, ha trovato al Foglio il rifugio agognato. Ha scritto “Le grandi famiglie del capitalismo italiano” e “Guerre di mercato”. Sopraffatto dalla colpa per non essere riuscito ad assicurare un futuro certo alla figlia maggiore e per non fare i compiti con quella minore, passa il tempo tra l’impero romano-cristiano e la terza globalizzazione (prima o poi riuscirà a spiegare entrambi?). Va al mare sul Baltico, ma vorrebbe essere sul Patna con Lord Jim o a Long Island con Jay Gatsby.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi