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Diversamente belli

Secondo il Nyt siamo disonesti rispetto alla bruttezza, il vero grande tabù dall’infanzia in poi. Si può dire brutto a qualcuno con leggerezza? Si può dire la verità a un bambino, e cioè che fra le tante cose della vita, quella del bel volto armonioso, o della figura attraente, a lui non è toccata? E che sarà più faticoso, ma non drammatico.

15 Novembre 2015 alle 06:27

Diversamente belli

Mariangela Fantozzi (foto LaPresse)

Cyrano de Bergerac, grandissimo eroe letterario, uomo libero, coraggioso, capace di battersi da solo contro cento uomini, tirare di spada in rima senza curarsi mai della gloria o del vantaggio, aveva una grande debolezza, un’ossessione, un freno: “Questo mio maledetto naso che mi precede di un quarto d’ora”. “Talvolta, credi, m’è duro assai sentirmi così brutto solo!”, dice  al suo amico Le Bret, cadetto di Guascogna. E’ l’unica cosa di cui ha paura, l’unica che lo faccia davvero soffrire, difficile perfino da nominare. La bruttezza. Non essere un grazioso moschettiere, non avere la possibilità di distinguersi senza essersi già distinto per la faccia.

 

Si può dire brutto a qualcuno con leggerezza? Si può dire la verità a un bambino, e cioè che fra le tante cose della vita, quella del bel volto armonioso, o della figura attraente, a lui non è toccata? E che sarà più faticoso, ma non drammatico. Quando una bambina corre in lacrime dalla mamma, e le dice mi hanno chiamato “spaventapasseri”, può bastare dirle che gli spaventapasseri sono gli altri e abbracciarla forte dicendo: sei bellissima?

 

Gli adulti si aggrovigliano, scriveva il New York Times, nel cercare di cancellare le differenze, quando si parla dell’aspetto fisico, soprattutto di un bambino: ci affanniamo nel dire che non conta l’aspetto, e che comunque i bambini sono sempre tutti stupendi (è una bugia purtroppo), e guarda che aria vivace, intelligente, e comunque il brutto anatroccolo poi cresce e diventa un cigno (Hans Christian Andersen parlava di sé). Ma succede anche che si resti un’anatra goffa, alla quale tutti intorno, per correttezza culturale, e per la profonda negazione della bruttezza che ci portiamo addosso, dicono, con aria imbarazzata: che cigno simpatico. Robert Hoge, scrittore australiano che si descrive come “la persona più brutta che tu abbia mai incontrato”, ha pubblicato un libro intitolato “Ugly” in cui scrive che non è utile, e nemmeno giusto, applicare il filtro seppiato alle parole.

 

[**Video_box_2**]Crescere sentendosi amati non ha a che fare con il crescere sentendosi dire: wow. Nessuno di noi è una cosa soltanto: veloce nella corsa, oppure bravo in matematica, con un naso stupendo, con le gambe storte, antipatico da morire. Nessuno di noi è soltanto bello, oppure solo brutto. Sembra semplice ma non lo è: da millenni la bellezza è accompagnata al valore, e in tutte le favole i brutti sono disgraziati, oppure cattivi, o qualcuno ha fatto un incantesimo, i bugiardi hanno il naso lungo, le streghe sono sdentate. Se sei brutto un po’ te lo sei meritato, adesso è tutto in salita: facci vedere che cosa sai fare, spaventapasseri. E poiché nessuno di noi accetterebbe mai una simile volgarità, ci affanniamo a dire che brutto è bellissimo, che brutto è geniale, che brutto è buono. Anzi, che brutto non esiste e che Mariangela, la figlia di Fantozzi, non ci ha mai spezzato il cuore. Secondo il Nyt tutto si risolve regalando alle bambine la bambola di Eleanor Roosevelt, splendida e intelligente, al posto della Barbie, bionda e scema. Ma questo è il modo perfetto per accettare il cliché e per circondare di riprovazione la bellezza. Aveva ragione Rossana, la donna amata da Cyrano: lo amerei anche brutto. Anche orribile. Anche svisato. Anche grottesco. “Niente può renderlo agli occhi miei grottesco”. Ma Cyrano, che non aveva paura di niente, ne ebbe troppa del suo naso.

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