Ripensare la città e i beni comuni, dalla sharing alla pooling economy

Giovanni Battistuzzi
Come cittadinanza, imprenditoria, università, associazionismo e politica possono collaborare per la gestione e la valorizzazione del patrimonio comune senza cadere nel benecomunismo demagogico, lezioni da LabGov. All’opificio Golinelli di Bologna, il 6 e il 7 novembre, una conferenza su un nuovo progetto di progettualità condivisa.

Negli ultimi anni attorno al problema della gestione delle città e dei beni comuni è stata utilizzata una gran retorica demagogica. Si è assistito alla creazione, all’esaltazione e poi al tracollo indecoroso di molti satrapi benecomunisti che sbandieravano la gestione comune della città come la panacea di tutti i mali non tenendo in considerazione però che la gestione di ciò che deve essere di tutti non può essere fatto nel modo burocratizzato della pubblica amministrazione, ma deve nascere da altro. Un’interessante esperimento di questo altro si terrà a Bologna, all’opificio Golinelli, il 6 e il 7 novembre. La conferenza “The City as a Commons: Reconceiving Urban Space, Common Goods and CityGovernance” organizzata da LabGov – LABoratorio per la GOVernance dei beni comuni – progetto in collaborazione tra l’Urban Law Center della Fordham University di New York e l’International Center on Democracy and Democratization (ICEDD) della LUISS Guido Carli di Roma) – organizzata, con il supporto di Fondazione del Monte di Ravenna e Bologna, del Comune di Bologna e di Fondazione Golinelli, dimostra come un’altra attenzione e gestione del patrimonio di tutti sia possibile, come una città può cambiare con il contributo di una gestione del territorio allargata, con il lavoro oculato, la progettualità e una progressiva apertura a più attori sociali del governo del patrimonio comune.

 

“Gestire il bene comune non vuol dire unicamente cercare di aprire alla cittadinanza la gestione del territorio”, ci dice Christian Iaione, docente di governance dei beni comuni all’università Luiss Guido Carli, “ma ridisegnare completamente il modo di pensare le nostre città. Significa creare una nuova governance del territorio dove le istituzioni incontrano, cittadini, università, privati e il mondo dell’associazionismo e del terzo settore per creare ­– continua – un nuovo modello di progettualità condivisa per il recupero di zone abbandonate o degradate e la gestione di queste e degli altri spazi pubblici”.

 

E’ un nuovo modo di concepire la città che parte dal basso, che viene pensata da molti, che non combatte l’istituzione territoriale (sia essa comunale, provinciale o regionale) o il privato che vuole investire, ma che tenta con questi due attori di realizzare qualcosa di nuovo, che elimini il non decoro e possa essere di pubblica utilità. Secondo Iaione si “tratta di una coprogettualità allargata a tutti coloro che hanno idee e tempo per ripensare la città, percorsi di governance che puntano su innovazione e valorizzazione delle risorse inutilizzate o sottutilizzate per creare valore”. Un superamento della sharing economy che diventa pooling economy, economia collaborativa, che supera la condivisione di qualcosa e punta a creare benessere partendo da una nuova progettazione dell’esistente. Spazi di coworking, imprese dal basso, per contribuire alla rigenerazione di spazi prima e poi intere sezioni della città, puntando sull’efficienza e la funzionalità di ciò che è condiviso.

 

[**Video_box_2**]Una gestione già sperimentata a Bologna e in altre realtà più piccole come Mantova e Battipaglia e in quartieri di Roma e Palermo, che ha portato a ottimi risultati per adesione della cittadinanza, dell’imprenditoria locale e dell’associazionismo. Un sistema di riconsiderazione della città che, grazie anche a un patto di collaborazione tra Comune di Bologna e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, ha proposto e promosso nuove forme di urbanistica, di welfare e un nuovo circuito economico complementare. Un sistema che quindi supera i concetti novecenteschi di decoro urbano, gestione del territorio e solidarietà, ma che riconsidera le basi della vita cittadina, ne ritraccia i confini e ripropone un nuovo sviluppo cittadino all’insegna di una riconsiderazione del governo locale, liberalizzato e condiviso.