Jose Mujica (foto LaPresse)

L'ex presidente "più povero del mondo" Mujica scontenta l'Expo sugli Ogm

Luciano Capone

Il leader uruguayano è stato a lungo lodato per il suo anti capitalismo. Ma a Milano ricorda di essere a favore della ricerca (pubblica) sugli organismi geneticamente modificati. Panico tra Slow Food e Vandane Shive.

Ieri all’Expo di Milano è stato il giorno Josè “Pepe” Mujica, l’ex presidente uruguayano ed ex guarrillero tupamaro idolo di grillini e benecomunisti. Mujica è diventato una figura popolare nel mondo per alcune riforme politiche come la depenalizzazione dell’aborto, il riconoscimento dei matrimoni omosessuali e la legalizzazione della marijuana, ma soprattutto per il suo anti-capitalismo e lo stile di vita pauperista. Si presentava in sandali alle cerimonie ufficiali, come auto aveva un maggiolino vecchio di 30 anni, ha continuato a vivere da presidente in una casa in campagna dove faceva il contadino e ospitava i senzatetto, tratteneva solo il 10% dello stipendio e donava il resto ai poveri. Per la sua austerità e per l’opposizione agli eccessi della globalizzazione, Mujica è stato definito “il presidente più povero del mondo”.

 

Un presidente molto ”slow”, ma mai quanto “Slow food” e i paladini italiani della decrescita, dell’ambientalismo e della reazione al progresso e all’innovazione in agricoltura, perché Pepe Mujica ad esempio è favorevole alla ricerca, alla coltivazione e ovviamente al consumo di organismi geneticamente modificati (Ogm). E non poteva essere altrimenti visto che il piccolo Uruguay, di cui è stato presidente dal 2010 a marzo 2015, con 1,5 milioni di ettari a soia e mais transgenici è tra i primi 10 paesi al mondo per superfici coltivate con Ogm (una posizione contesa da un altro paese idolatrato dai no-ogm di casa nostra, la Bolivia di Evo Morales). Non è che l’ex tupamaro si è venduto al capitale e agli interessi delle multinazionali, semplicemente ritiene l’innovazione un’opportunità per l’umanità e in particolare per i poveri. Sugli Ogm "sono gli Stati europei che devono intervenire, fare ricerca ed essere proprietari. Non si può lasciare al capitalismo il monopolio di questa tecnica: le multinazionali, pur non essendo state in grado di escludere che gli Ogm diano problemi nel tempo, li vendono ugualmente", ha dichiarato all’Expo. "L'ingegneria genetica può essere fantastica e pericolosa allo stesso tempo e, nel mondo degli affari, la prudenza è poca e questo crea pericoli, perché stiamo giocando con Dio - ha sottolineato – La ricerca è un grande problema perché i piccoli agricoltori non saranno mai in grado di competere con i mezzi delle multinazionali". Gli stati europei, però, "sono quelli che più di tutti gli altri possono competere. Se non lo fanno è perché manca unità politica. Bisogna guardare avanti, sempre più in là. Perché l'uomo con gli strumenti che ha può dominare il mondo o distruggere tutto”.

 

[**Video_box_2**]Secondo i precetti della sua formazione marxista Mujica vede gli Ogm come uno strumento che può essere usato per il male dai privati e in particolare dalle multinazionali oppure per il bene dagli stati e dalla ricerca pubblica. Ovviamente non è detto che le cose stiano proprio così, ma il punto rilevante è che la riflessione di Pepe Mujica è una condanna senza appello del modello italiano difeso dai partiti, dal governo, da Legambiente, Coldiretti, Slow Food, Vandane Shive, Zanotelli, benecomunisti e no-global, quello in cui è libera la vendita di Ogm brevettati dalle multinazionali, ma vietata la coltivazione per gli agricoltori e la ricerca pubblica per gli scienziati (quelli che potrebbero competere con le “perfide” multinazionali). Insomma, in Italia Pepe Mujica sta dalla parte di Giorgio Fidenato. Informare Carlin Petrini.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali