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Un mondo senza droghe è un’illusione, per questo va legalizzata

Il mercato della droga, così come lo conosciamo, non è il prodotto della naturale inclinazione umana a far uso e a volte, purtroppo, abuso di sostanze psico-attive. Al contrario, è il risultato di un’illusione politica, quella di un mondo senza droghe, e della scelta di perseguirla con rigore “scien

21 Luglio 2015 alle 11:32

Il mercato della droga, così come lo conosciamo, non è il prodotto della naturale inclinazione umana a far uso e a volte, purtroppo, abuso di sostanze psico-attive. Al contrario, è il risultato di un’illusione politica, quella di un mondo senza droghe, e della scelta di perseguirla con rigore “scientifico”. Un fallimento analogo a quello del comunismo realizzato, che per creare un mondo senza povertà, ha universalizzato la miseria ovunque abbia esteso il proprio dominio. E’ il proibizionismo l’infrastruttura economico-legale su cui viaggiano ad alta velocità le merci più mobili e redditizie, appunto le droghe proibite. E’ il proibizionismo la causa, di cui l’enorme concentrazione di poteri economici e politici in capo alle narco-mafie è l’effetto. Le droghe (comprese alcune di quelle oggi proibite) esistono da millenni, ma la droga è solo da qualche decennio una calamità globale. Con il proibizionismo essa non ha cessato di drogare gli uomini, ma ha iniziato a condizionare il mondo, dalla Colombia all’Afganistan. Nel caso delle cosiddette droghe leggere, cioè dell’hashish e della marijuana, il fallimento della proibizione non ha solo un’evidenza lampante, ma difetta anche della giustificazione morale in cui i proibizionisti – che prediligono l’etica delle intenzioni a quella dei risultati – si rifugiano come nell’argomento imbattibile e finale.

 

La cocaina uccide, l’eroina uccide, quindi… Ma l’hashish e la marijuana no. Non fanno bene, ma certo non peggio delle droghe legali più diffuse – l’alcol e il tabacco (che mai hanno usi terapeutici a differenza della cannabis) – e rispetto ad esse riversano sulla società un carico minore di malattia, di violenza e di quei costi diffusi che gli economisti chiamano “esternalità negative”. Non è un caso che l’inversione di marcia, sulle droghe leggere, arrivi dagli Stati Uniti, da sempre il paese più seriamente proibizionista. Oggi hanno iniziato altrettanto seriamente a prendere atto che i conti di quell’approccio non tornano e stanno cambiando verso.

 

Benedetto Della Vedova è senatore e sottosegretario agli Esteri, promotore dell’intergruppo parlamentare

Benedetto Della Vedova

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