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Le giuste domande sull’immigrazione

L’Ue s’affretta a smentire l’interesse per il modello australiano. Peccato.

4 Maggio 2015 alle 17:31

Le giuste domande sull’immigrazione

Una nave della Guardi Costiera nel porto di Porto Empedocle con a bordo alcune decine di migranti salvati nel Mediterraneo (foto LaPresse)

Tony Abbott, primo ministro australiano del Partito liberale, ha fatto sapere ieri che “ci sono stati alcuni contatti, su un piano ufficiale, tra australiani e funzionari europei” a proposito delle scelte di Canberra sull’immigrazione. Se confermata, si tratterebbe di una piccola buona notizia. La settimana scorsa, intervistato dal Foglio, l’ex generale Jim Molan ha illustrato alcune delle politiche di Canberra. Ideatore dell’Operazione confini sovrani del governo conservatore che è in carica dal 2013, Molan ha sostenuto che respingere i barconi che tentano di arrivare illegalmente in Australia si è rivelato efficace e decisamente umanitario. Efficace perché l’Australia continua ad accogliere rifugiati che fuggono da guerre e regimi dispotici – pro capite ne ospita più dell’Italia e più della solita Germania – ma non accetta che ci sia qualcuno che “salta la fila”.

 

Come dice Molan, Canberra preferisce condurre la sua politica di accoglienza invece che farsela dettare dai trafficanti di uomini. Respingere i barconi ha funzionato, dicono i numeri; se nel 2013, con il governo laburista, gli arrivi illegali in Australia erano stati 23 mila (non pochi a fronte di una popolazione di 23 milioni di abitanti), nell’anno successivo gli sbarchi non hanno raggiunto i 200. Molan ha rivendicato anche il carattere umanitario di questa politica: da una parte perché, grazie a una serie di accordi con gli stati confinanti, l’Australia fa di tutto per rispettare la Convenzione di Ginevra sui rifugiati; dall’altra perché l’effetto-deterrente c’è, i viaggi della speranza sono diminuiti e i morti in mare censiti dalle autorità sono stati azzerati negli ultimi mesi.

 

[**Video_box_2**]L’Australia è un paese d’immigrazione per eccellenza; il 26 gennaio di ogni anno, per dire, celebra l’Australia Day ricordando l’arrivo dei coloni britannici a bordo della “First Fleet” nella Baia di Sydney nel 1788. Le scelte del governo conservatore di Canberra saranno pure opinabili, ma un dibattito sull’immigrazione fondato su numeri e pragmatismo è quello che servirebbe all’Italia (ieri la Marina militare ha fatto sapere di aver soccorso 2.000 immigrati solo dal 1° al 3 maggio) e all’Europa. Purtroppo ieri pomeriggio Bruxelles, forse per non scontentare la lobby (retoricamente) umanitaria, ha fatto sapere che la Commissione Ue “è fortemente contraria ai respingimenti e perciò il modello australiano non sarà mai il nostro”. Peccato.

Redazione

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