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Overdose di coca, giapponesi obesi e auto blu spaccate. Tutti i guai dei presidenti di Francia all’estero

Il libro di un insider racconta fuor di protocollo i viaggi presidenziali da De Gaulle a Hollande. La volta che Mitterrand rischiò il posto a Bogotá e il barboncino di Chirac.

5 Marzo 2015 alle 13:29

Overdose di coca, giapponesi obesi e auto blu spaccate. Tutti i guai dei presidenti di Francia all’estero

Jacques Chirac con François Mitterrand

Parigi. Nell’ottobre del 1985, l’allora presidente della Repubblica francese, François Mitterrand, scelse di farsi accompagnare da Roland Dumas e da Françoise Sagan per un viaggio ufficiale a Bogotá, in Colombia. Il primo ricopriva all’epoca la carica di ministro degli Esteri, la seconda aveva con Mitterrand un rapporto idilliaco, facevano viaggi in elicottero assieme, spesso era l’autrice di “Bonjour tristesse” a far aspettare tutti, presidente compreso (l’allora consigliere culturale dell’Eliseo, Laure Adler, ha recentemente detto all’Express che Mitterrand era abituato a suoi reiterati ritardi, ma le voleva troppo bene per arrabbiarsi).

 

Quella volta, però, il viaggio in Colombia fu tutt’altro che idilliaco. La scrittrice, all’indomani di un cocktail offerto agli ospiti francesi da alcuni intellettuali colombiani, fu ritrovata priva di coscienza nella sua stanza d’albergo e immediatamente ricoverata d’urgenza all’ospedale militare di Bogotá. Jack Lang, allora ministro della Cultura, disse alla televisione francese che il malore era dovuto all’eccessiva stanchezza e al mal di montagna (Bogotá è a 2.640 metri d’altitudine), ma l’ospedalizzazione “per problemi respiratori” di Françoise Sagan fu in realtà causata da un altro singolare imprevisto, che rischiò di mettere in guai seri il presidente socialista. “Aveva rischiato di rimanerci secca per un’overdose di cocaina”. Mitterrand ordinò a Roland Dumas di “far di tutto” affinché non morisse in Colombia, per evitare uno scandalo altrimenti impossibile da insabbiare. Un aereo sanitario arrivò dalla Francia per rimpatriarla d’urgenza. Françoise Sagan si salvò e Mitterrand pure.

 


La scrittrice francese Françoise Sagan


 

Questo e numerosi altri aneddoti trovano spazio in un libro appassionante appena uscito in Francia con il titolo “Dans les coulisses des voyages présidentiels”: duecentosettanta pagine all’interno e al di là dei protocolli presidenziali, dietro le quinte della grande diplomazia francese, da Charles de Gaulle a François Hollande. L’autore è Jean-Marie Cambacérès, che in qualità di esperto per le questioni asiatiche ha seguito fin dall’inizio degli anni Ottanta la maggior parte degli spostamenti presidenziali dei leader socialisti in oriente. Il libro è il risultato di un lunga ricerca negli archivi dell’Eliseo, alla quale si aggiungono i ricordi personali e quelli dei numerosi funzionari che a bordo degli Airbus presidenziali e nelle sedi diplomatiche hanno trascorso la maggior parte della loro vita.

 

Tra i più maniacali nella cura e nell’organizzazione degli spostamenti primeggia Jacques Chirac. Prima di ogni viaggio, il leader del Rpr aveva l’abitudine di convocare una riunione informale con consiglieri, uomini d’affari, diplomatici, scienziati, scrittori e artisti, durante la quale prendeva appunti per quasi due ore sul paese nel quale si sarebbe dovuto recare. Un giorno, prima di uno dei suoi numerosi viaggi in Giappone, mostrò al Club franco-japonais d’entreprises un dépliant con i partecipanti a un campionato di sumo. Chirac indicò loro chi doveva vincere e l’ex capo di stato venne accontentato. Il presidente gollista andava pazzo per lo sport nazionale giapponese, tanto che chiamò il suo barboncino Sumo.

 


L'ex presidente francese Jacques Chirac


 

L’allora ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy, che non amava Chirac e in Giappone, da presidente, non ci ha mai messo piede, lasciò cadere questa frase mentre si trovava in un ristorante di Hong Kong accanto ad alcuni suoi fedelissimi: “Come si fa ad essere affascinati da un lotta tra obesi con gli chignon ingellati?”. Chirac si mostrava premuroso anche quando i leader asiatici venivano in Francia. Al re di Thailandia, Bhumibol, offrì due mucche normanne per ringraziarlo della visita.

 

Mitterrand, invece, ricevette dal presidente turkmeno un purosangue, sul quale Mazarine, sua figlia nascosta, saliva ogni weekend nel dominio presidenziale di Souzy-la-Biche. Tra i protagonisti degli aneddoti più curiosi e allo stesso tempo imbarazzanti è ancora Chirac a distinguersi. È il settembre del 2001. Chirac si reca a New York per rendere omaggio alle vittime degli attentati terroristici contro il World Trade Center. Le autorità americane mettono a disposizione dei capi di stato un autista e un’auto blu. Tutti scendono davanti alle rovine delle Torri Gemelle per deporre un mazzo di fiori, dimenticando che le auto blu americane si chiudono automaticamente. Le chiavi della macchina di Chirac e il discorso che quest’ultimo avrebbe dovuto pronunciare all’Onu un’ora dopo rimangono bloccate all’interno. Un uomo del servizio d’ordine è allora costretto d’urgenza a spaccare il vetro, per recuperare il prezioso testo.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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