Ezio Mauro e Ferruccio De Bortoli (foto LaPresse)

Cercasi editoriale di Ezio Mauro e Ferruccio De Bortoli

Claudio Cerasa

Caro Ezio Mauro, caro Ferruccio de Bortoli. Tutto bene, sì? Sono passati ormai diversi giorni dalla presentazione e dall’approvazione di una delle riforme più importanti dell’èra Renzi, il famoso Jobs Act.

Caro Ezio Mauro, caro Ferruccio de Bortoli. Tutto bene, sì? Sono passati ormai diversi giorni dalla presentazione e dall’approvazione di una delle riforme più importanti dell’èra Renzi, il famoso Jobs Act. Si sono scritte pagine su pagine, ci sono state polemiche su polemiche, ma alla fine del percorso governativo e parlamentare gli unici due giornali che non hanno preso una posizione chiara sulla riforma delle riforme sono i loro: Repubblica e Corriere. Per carità. Molti pezzi informati, molti scoop, molte anticipazioni, e tutto davvero molto bello, ma per ragioni diverse né Mauro né De Bortoli possono avere una linea precisa ragionando su contratti a tutele crescenti, eliminazione dell’articolo 18, flessibilità.

 

Sono due spassosi paradossi culturali. Repubblica non può dire quello che pensa del Jobs Act perché dovrebbe ammettere che il suo nuovo beniamino, “Matteo”, sta facendo la stessa riforma che Rep. (il Circo Massimo, Cofferati, le bandiere rosse, la Cgil: ah, che tempi, ah, che ricordi) ha considerato per una vita come una oltraggiosa riforma berlusconiana (che oggi è la posizione di Bersani, che non a caso è il candidato appoggiato da Rep. alle primarie del 2012). E dunque no: della riforma meglio non dire troppo, meglio parlare senza commentare. Il Corriere, dall’altra parte, perché invece dovrebbe ammettere che, caspita, la riforma Renzi è la riforma che gli editorialisti di Via Solferino chiedono da una vita, e Dio solo sa quanti editoriali Pietro Ichino e Mario Monti hanno scritto, sul Corriere, sulla necessaria abolizione dell’articolo 18 e sulla necessaria introduzione della flessibilità non solo in entrata ma anche in uscita (e non a caso fino a qualche tempo fa l’ex responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, paladino della difesa dell’articolo 18, veniva trattato dal Corriere con sufficienza e quasi disprezzo antropologico).

 

[**Video_box_2**]Tutto ribaltato, dunque. Con Renzi che oggi piace a Rep. anche se Renzi fa cose che non dovrebbero piacere a Rep.; e con Renzi che non piace al Corriere anche se Renzi fa cose che dovrebbero piacere al Corriere. Zero commenti e zero editoriali. Eppure sarebbe così facile da scrivere. Editoriale uno: ci siamo sbagliati; la riforma sul lavoro era una buona riforma e noi dicevamo no solo perché la voleva Berlusconi. Editoriale due: ci siamo sbagliati; Renzi non ci piace ma la sua riforma è quella che chiediamo noi e non ha senso non dirlo solo perché Renzi ci sta un pochino sulle palle. A noi la riforma piace, abbiamo spiegato perché anche nel merito, lo diremmo anche se fosse stato al Baghdadi a presentarla in Parlamento, diciamo che per essere ancora più cazzutta dovrebbe riformare del tutto la Cassa integrazione e dovrebbe fare un passo in avanti per favorire la contrattazione aziendale rispetto a quella nazionale. Rep e Corriere hanno invece qualche difficoltà. Nulla di grave. Succede a tutti. Consentiteci però di sorriderne almeno un po’.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.