Cala la disoccupazione a gennaio. Ma il dato del 2014 è stato il peggiore dal 1977

Redazione

Per l'Istat il tasso di occupazione aumenta (+0,1 punti mensile e +0,3 annuale), a "conferma dei segnali di ripresa". Renzi: "Bene, ma non basta". Lo scorso anno il pil è calato dello 0,4 per cento.

L'Istat pubblica nuovi dati positivi per l'economia italiana e che confermano segnali di ripresa. Il tasso di disoccupazione è sceso di 0,1 punti percentuali a gennaio ed è rimasto fermo su anno, mentre il tasso di occupazione è salito al 55,8 per cento, +0,1 punti su mese e +0,3 punti su anno. Nella media 2014, invece, il tasso di disoccupazione è stato del 12,7 per cento, il più alto dal 1977. Secondo l'Istat, tuttavia, a gennaio "c'è una conferma del miglioramento già registrato a dicembre, un ulteriore segnale di recupero".

 

Dopo la crescita di dicembre, a gennaio 2015 gli occupati sono 22,320 milioni, sostanzialmente invariati rispetto a dicembre (+11 mila), ma in aumento dello 0,6 per cento su base annua (+131 mila). Il numero di disoccupati, pari a 3,221 milioni, diminuisce dello 0,6 per cento rispetto al mese precedente (-21mila), mentre aumenta dello 0,2 per cento su base annua (+ 7mila). Il miglioramento del tasso, spiega l'Istat, si deve soprattutto alla componente femminile.

 

 

Il numero di individui inattivi, inoltre, tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente e dell'1,3 per cento rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di inattività si attesta al 36 per cento, stabile in termini congiunturali, ma in diminuzione di 0,4 punti su base annua.

 

A gennaio il tasso di disoccupazione giovanile, nella fascia di età fra i 15 e i 24 anni, era pari al 41,2 per cento, con un calo di di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,0 punti nei dodici mesi. L'Istat precisa che dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, ad esempio perché impegnati negli studi. Quanto al tasso di occupazione giovanile, pari al 15,2 per cento, diminuisce di 0,1 punti percentuali sia rispetto al mese precedente sia rispetto a dodici mesi prima.

 

[**Video_box_2**]Per quanto riguarda il prodotto interno lordo, nel 2014 il pil, in volume, ha registrato un calo dello 0,4 per cento. L'anno scorso la produzione italiana, ai prezzi di mercato, è stata pari a 1.616.048 milioni di euro correnti, con un aumento dello 0,4 per cento rispetto all'anno precedente. Altri dati dell'Istat confermano che l'anno scorso è stato il peggiore degli ultimi decenni. Il debito pubblico italiano in rapporto al pil nel 2014 si è attestato al 132,1 per cento, toccando i livelli massimi dal 1995, inizio delle serie. Il rapporto deficit/pil è aumentato al -3 per cento dal -2,9 per cento del 2013.

 

Dal lato della domanda interna nel 2014 si registra, in termini di volume, una variazione nulla dei consumi finali nazionali e un calo del 3,3 per cento degli investimenti fissi lordi. Per quel che riguarda i flussi con l'estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate del 2,7 per cento e le importazioni dell'1,8 per cento. La domanda interna ha contribuito negativamente alla crescita del pil per 0,6 punti percentuali (-0,8 al lordo della variazione delle scorte) mentre la domanda estera netta ha fornito un apporto positivo (0,3 punti). A livello settoriale, il valore aggiunto ha registrato cali in volume nell'agricoltura, silvicoltura e pesca (-2,2 per cento), nell'industria in senso stretto (-1,1 per cento) e nelle costruzioni (-3,8 per cento); nell'insieme delle attività dei servizi vi è stato un lievissimo incremento (0,1 per cento).

 

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