Che c’entra Salvini con “Le uova del drago”, che c’entra con la cultura della crisi, con una certa filosofia del Novecento?

Cabaret Salvini

Alessandro Giuli

La destra e l’Età oscura. Chiacchierata con Pietrangelo Buttafuoco, ideologo (senza offesa) di Salvini. Un’avanguardia celtica e soprattutto un ambiente curioso, interessante, pieno di fatti, di cose, di dibattiti, di idee

Il testo che segue è la trascrizione letterale del video registrato nella redazione del Foglio l’11 febbraio scorso.

 

Giuli: Pietrangelo Buttafuoco, scrittore eccelso, devoto a Sant’Agata, che centri con Salvini? Perché si dice che tu sia diventato l’intellettuale di riferimento della Lega e delle destre di Matteo Salvini.

 

Buttafuoco: Intellettuale è già parola da querela, a maggior ragione poi in un ruolo che dovrebbe essere quello del cosiddetto intellettuale organico, e quindi me ne tiro fuori. Semplicemente dal punto di vista professionale, giornalisticamente, ho conosciuto la Lega ancor prima dell’arrivo di Salvini grazie a delle realtà particolari, interessanti, quali potrebbero essere per esempio “Terra Insubre”, il cui leader Andrea Mascetti rappresenta un’avanguardia sulla scena politica, così come altre due fornaci di idee: il sito il Talebano e l’Intellettuale dissidente.

 

G: Un’avanguardia celtica.

 

B: Sì un’avanguardia celtica e soprattutto un ambiente curioso, interessante, pieno di fatti, di cose, di dibattiti, un veicolo di idee, qualcosa che era inusitato in quello che era il grande parco del cosiddetto moderatismo del centrodestra. Non sappiamo neppure come possiamo definire tutto quel mondo e stiamo parlando di una fase in cui il leader della Lega era Umberto Bossi, c’era Silvio Berlusconi e c’era Gianfranco Fini per la destra. Già quella era una realtà curiosa, tanto che né Alleanza nazionale né Forza Italia avevano dei gruppi, come invece aveva “Terra Insubre”, in grado di organizzare convegni, riviste, di invitare tante persone diversissime tra loro che potessero partecipare a un dibattito che nasceva all’interno della Lega e poi superava i confini di quella che poteva essere la semplice conventicola degli acculturati.

 

G: Ma perché tutta la destra residuale, post fascista, già aennina, si sta convertendo al fenomeno Salvini? Per spirito di sopravvivenza, perché credono di poter avere ancora delle piccole rendite? Tanto con Salvini al governo non ci si va…

 

B: Beh, con Salvini al governo non ci si va nel senso che se ci dovesse essere un duello Salvini-Renzi, quindi il duello dei due Matteo, gran parte dell’ala moderata italiana sarà schierata e appiattita totalmente sulle posizioni di Matteo Renzi. C’è anche la cosiddetta ala fighetta-trendy che è appiattita sulle posizioni di Matteo Renzi. C’è quindi il grande capitolo del conformismo italiota che si è schierato tutto sulle posizioni di Matteo Renzi, avendo lui realizzato la furbizia massima per l’italiano medio, cioè far credere a quelli di destra di non essere di sinistra e di dare a quelli di sinistra la possibilità di vincere una volta per tutte. E’ quindi un capolavoro di maccheroni piuttosto di una grande pagina machiavellica quella che ha messo in atto Matteo Renzi, che ha sposato benissimo il moderato italiota. Dall’altro lato invece c’è il selvaggio, c’è l’uomo considerato a tutti gli effetti mostruoso perché comunque ha dei canoni iconici o estetici non a modino; e tutta quella che possiamo identificare come area di destra che è venuta fuori dalla destruzione berlusconiana ha adesso una tentazione, quella di mettersi sotto l’ala protettiva di Matteo Salvini. Ma la cosa me l’ha spiegata bene Rocco Valentino, che è un dirigente regionale ex An, transitato dopo in Forza Italia: volendo saggiare l’opinione pubblica di quello che è il suo elettorato si è reso conto che il suo elettorato già se ne era andato via ed era già su posizioni salviniane.

 

G: Se tu fossi Salvini riprenderesti i cadaveri politici della destra che fu?

 

B: No, non gli conviene. E’ una semplice e brutale legge della politica: se a questo gruppetto, a tutti questi politici conviene andare con Salvini, è altrettanto ovvio che a Salvini non convenga prenderseli, né caricarseli. E’ inimmaginabile che lui possa fare il ticket per esempio con uno dei protagonisti di quest’area.

 

G: Tipo Giorgia Meloni.

 

B: Giorgia Meloni o non so chi altri individuare. Salvini si è costruito una personalità, una figura che deve inevitabilmente viaggiare da sola.

 

G: Beh, con Berlusconi viaggia.

 

B: Non gli conviene, conviene a Berlusconi ma a Salvini no di sicuro. A Berlusconi conviene farsi dare una benedizione ma ovviamente Salvini non può farsi carico di una storia che non è più la storia originale, forte, scandalosa, sconvolgente. E’ una storia ormai a tinte patetiche.

 

G: C’è un’estetica che io trovo repellente, ancora, nella Lega. Quella delle felpe, tipo quella della Fiom, di Landini… Oggettivamente, che c’entra Salvini con Heidegger, Carl Schmitt, Jünger, Evola, cioè tutto quel mondo di riferimento di cui tu sei lettore, raffinato interprete. Che c’entra con “Le uova del drago”, che c’entra con la cultura della crisi, con una certa filosofia del Novecento?

 

B: Io sono veramente in una posizione di osservatore, mi diverte tantissimo questo meccanismo, quindi non credo che Salvini abbia interesse nella sua stagione politica a farsi interprete di tutto un codice di linguaggio e di visione del mondo. Non gliene frega niente e fa bene a fregarsene di tutto ciò. Quello che invece è funzionale dal punto di vista della politica è adottare una lingua di realtà. Cioè il ragionamento è banale, semplice e anche volgare. Esiste una stragrande maggioranza di italiani che non è di sinistra e che non ha avuto fino a oggi rappresentanza politica, figurarsi quella culturale. Salvini è stato velocissimo a posizionarsi in uno spazio totalmente vuoto qual è quello della stragrande maggioranza degli italiani che non ha una rappresentanza politica; s’è messo lì e adesso ha veicolato l’attenzione di tanta parte di italiani non di sinistra che hanno necessità di portare al concreto alcune cose. Nel senso che non hanno bisogno della riflessione eurasiatica per capire che le ragioni di Putin sono convenienti per gli italiani. Convenienti perché c’è un numero: 63. Il 63 per cento in meno di esportazione di prodotti italiani, di parmigiano, di scarpe, di radicchio… E quindi l’italiano che non è di sinistra capisce che per vendere il suo parmigiano, le sue scarpe, il suo radicchio, deve stare dalla parte di Putin e sottoscrive la posizione di Matteo Salvini di difendere un punto di vista che è economia, è commercio, non è una visione del mondo eurasiatista. Non so se riesco a spiegare in concreto.

 

G: Ciò che io non capisco è l’esito politico di questa operazione, mettere in sicurezza un 10 per cento di scontenti, genericamente di destra o affezionati a un patriottismo un po’ reazionario, legarli con l’asse anti islamico leghista, perché poi Salvini e la Lega sono anche interpreti di una visione belluina nei confronti della questione religiosa.

 



 

B: Non è belluina. E’ becera e ributtante. E’ bottegaia, non tiene conto di ragioni, e soprattutto non scava in profondità. Il ragionamento ancora una volta è brutale e semplice, nel senso che se ti riconosci in un codice di Dio, patria e famiglia è quantomeno assurdo fare una campagna politica contro chi di Dio, patria e famiglia ha fatto uno status. Però sono già elementi sofisticati, ulteriori. Io vorrei andare proprio alla brutale sostanza dell’operazione: si tratta semplicemente di offrire un’incubatrice a questa stragrande maggioranza di italiani che ha la necessità di avere una casa. Ricordiamoci che Salvini eredita un partito che era ridotto allo schifo totale, perfino peggio di Alleanza nazionale, perché era sommerso dagli scandali, dal “cerchio magico”, dai diamanti, dai diplomi comprati in Albania. Salvini trasforma la Lega e la fa nazionale e su questo processo costruisce una casa che può essere l’incubatrice, non certamente in una prima fase di riuscita e di vittoria elettorale e quindi per andare al governo; ma quantomeno può dare finalmente un luogo dove costruire la politica. Anche perché viene subito dopo una stagione orrenda che è stata quella dell’antipolitica. Voglio dire, il peggior avversario di Salvini lo deve comunque ringraziare perché va a posizionarsi in un ambito che finora è stato occupato inutilmente e sterilmente dai cosiddetti Cinque stelle. E il peggiore avversario di Salvini lo deve ringraziare perché finalmente comincia a costruire un edificio dove non necessariamente dev’esserci la destra che piace all’establishment, non è che l’unica destra bella deve essere quella che si apparecchiava Gianfranco Fini, che poi è finita…

 

G: … e poi si è visto come è andata a finire, però secondo me Salvini è la fortuna di Matteo Renzi, soprattutto con Berlusconi accanto. Al di fuori del partito della nazione congegnato da Renzi ci saranno solo tante frattaglie politiche violente, incattivite, a urlare contro il sistema.

 

B: La fortuna di Matteo Renzi si chiama Silvio Berlusconi. Perché Matteo Renzi è l’erede di Silvio Berlusconi. Matteo Salvini invece è il futuro di Berlusconi a destra, se mai Berlusconi ha avuto l’interesse di creare un orizzonte di destra per il suo popolo, per la sua gente per il suo mondo. La mia idea è che Berlusconi non abbia mai avuto l’intenzione di offrire una casa a questa stragrande maggioranza di italiani, altrimenti si sarebbe collegato con la vena viva degli italiani, che era popolare, che era forte, che non era certamente il cosiddetto moderatismo generico, basti fare il nome, che so, di Giovannino Guareschi che ha una capacità di fuoco unica…

 

G: Fammi difendere Berlusconi. Allora, Berlusconi ha interpretato, finché ha potuto, finché glielo hanno fatto fare, molto meglio di Fini e di tanti altri sopravvissuti del Movimento sociale alcune istanze proprio di destra popolare, per esempio. Non si è mai prestato alla retorica contundente e divisiva della resistenza, dell’antifascismo militante, ha istituzionalizzato una parte politica brutta e puzzona senza neanche conoscerla bene. Ha creato un sistema di bipolarismo inclusivo, inclusivo negli estremi, inclusivo delle ali radicali, che in Italia non si era mai visto, ha sbrindellato l’arco costituzionale. Lascia stare che l’esito può essere stato infelice per tanti motivi incapacitanti, però Berlusconi è stato la salvezza di una destra che, arrivata all’appuntamento, ha fallito clamorosamente e oggi cerca di deambulare faticosamente come una famiglia di spettri intorno al grande punto interrogativo, alla grande o piccola scommessa che si chiama Matteo Salvini. Senza Berlusconi questa cosa non era possibile.

 

B: Il Berlusconi che a me piace è il Berlusconi che in politica estera, per esempio, ha fatto delle scelte che poi gli hanno fatto pagare. Delle scelte che ovviamente non piacciono ai lettori del Foglio ma che sono state fondamentali proprio per crearsi inimicizie internazionali che poi lo hanno costretto alla sua disfatta. Basti ricordare quello che aveva cominciato a fare con Putin, quello che aveva cominciato a fare con lo stesso Erdogan, quello che stava facendo in Libia e su cui poi si è dovuto contraddire per Realpolitik. Ma il Berlusconi che ha poi preso di petto l’anima degli italiani per offrire loro la prosecuzione attraverso Matteo Renzi è quello che invece sposa la via di fuga tipica dell’italiano moderato, che è quello di buttarsi comunque a sinistra. Ricordati che lui ebbe un’intuizione geniale quando, qualche mese fa, di fronte allo straordinario successo di Matteo Renzi, come voce dal sen fuggita se ne venne fuori con quella battuta rivelatrice, quando disse: “Avrei dovuto fingermi anche io di sinistra per salvarmi”. Questo per dire che comunque tutto quello che è derivato dalla sua rivoluzione culturale, perché ci fu una rivoluzione culturale berlusconiana, è stato lo spostamento del suo popolo tra le braccia del conformismo, in termini anche, scusa se uso questa espressione, di desacralizzazione, perché il danno derivato dal berlusconismo dal punto di vista estetico e culturale è enorme nel momento in cui lui, tante mamme, tante brave mamme di famiglia le sottrae alle devozione del santo rosario.  

 

G: Questa è Al Azhar in versione italiana!

 

B: Per accomodarle davanti al pomeriggio televisivo post prandiale…

 

G: Ma quello vogliono gli italiani, dài. Quello vogliono gli italiani ed è la ragione per cui i moderati o le persone che hanno bisogno dell’intrattenimento televisivo che ci ha tolto dal bianco e nero della Democrazia cristiana non voteranno Salvini. E consegneranno l’Italia a Matteo Renzi e alla sua cultura ye ye.

 

B: Fammi difendere il bianco e nero. Fammi difendere il bianco e nero perché l’estetica, lo charme e la classe, perfino i mutandoni delle gemelle Kessler nelle mani di Bernabei erano di gran lunga più vicine al sentimento del mondo di quanto non lo è questa estetica becera per cui il signor Renzi ha dovuto adottare il giubbottino di Fonzie per presentarsi nell’unica artefice, vera sacerdotessa, di questa epifania… Come si chiama, Barbara D’Urso? No, Maria De Filippi.

 

G: Ma povera Maria De Filippi…

 

B: No poi è andato da Barbara D’Urso, è andato.

 

G: Fighetta per fighetta, anche Salvini ha un’estetica che assomiglia molto alla sottocultura dei tempi. Non è più bello, non ha il senso del tragico, ha il senso dell’urlo…

 

B: Però ha un vantaggio, ha un vantaggio: non sarà mai nella copertina di Vanity Fair, e difficilmente…

 

G: Si è fatto fotografare nudo, con la cravattina!

 

B: Appunto, appunto, appunto, una cosa becera, volgare, inqualificabile…

 

G: E’ già stato trangugiato dal circuito mediatico sottoculturale…

 

B: Il giorno in cui, il giorno in cui… ehm… come si chiama? Il giorno in cui la… Qua dobbiamo tagliare perché se no facciamo una gaffe spaventosa. La zia di Annalena, come si chiama?!

 

G: La Bignardi!

 

B: La Bignardi! Il giorno in cui Daria Bignardi avrà sul telefonino il numero di Salvini e lo chiamerà Matteo vuol dire che veramente sarà entrato…

 

G: Sta già avvenendo e tu manco lo sai secondo me. E comunque moriremo o renziani, o salviniani ma non wagneriani, e questa cosa è tremenda.

 

B: Come si chiama? Kali-Yuga. Nel Kali-Yuga tutte queste cose ci sono.

 

G: E’ l’Età oscura.

Di più su questi argomenti: