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Sull’impunità dei giudici

La Camera dei deputati ha cominciato a votare in via definitiva una legge che rappresenta il primo segnale forte, e concreto, sul tema del riequilibrio dei poteri tra politica e magistratura.

24 Febbraio 2015 alle 22:18

Sull’impunità dei giudici

Foto LaPresse

La Camera dei deputati ha cominciato a votare in via definitiva una legge che rappresenta il primo segnale forte, e concreto, sul tema del riequilibrio dei poteri tra politica e magistratura. La legge in questione è quella sulla responsabilità civile dei magistrati ed era una legge che il Parlamento doveva votare in fretta non solo per questioni di carattere legale (a fine mese sarebbe arrivata la salata procedura di infrazione dell’Europa) ma anche e soprattutto per questioni di carattere culturale. E’ un passaggio storico importante perché nell’èra della politica priva dello scudo giuridico dell’articolo 68 della Costituzione, immunità parlamentare, l’unica corporazione che negli ultimi vent’anni aveva goduto a pieno diritto di una totale e ingiustificata immunità era quella della magistratura.

 

E’ stato il ministro Andrea Orlando a ricordare ieri sul Foglio i numeri di uno scandalo: dal 1989 al 2012, su 34 casi di denuncia accettati dalla Corte, le condanne per responsabilità civile dei magistrati sono state solo cinque. Con la legge che salvo sorprese dovrebbe ritrovarsi sulla scrivania questa mattina Matteo Renzi, chi subirà un torto palese all’interno di un processo potrà avere la possibilità di essere risarcito, in primo luogo dallo stato e, in casi estremi, anche dallo stesso magistrato. La non impunità del magistrato rappresenta però solo uno dei capitoli di un sistema che, nonostante l’ottimismo del ministro Orlando, non si può dire che sia oggi magicamente riequilibrato e non si può dire nemmeno che sia un sistema sano quello dove il Csm prevede delle punizioni per i magistrati che sbagliano che coincidono non con una sospensione del magistrato ma con un suo spostamento da un ufficio all’altro (citofonare a mister Robledo). Per riportare un po’ di sano principio di Montesquieu al governo servirà ancora molto, ma proprio molto, ma intanto la responsabilità civile è un’indicazione importante che le persone di buon senso aspettavano dal 1987, anno in cui vi fu un referendum sulla responsabilità civile che venne approvato ma che semplicemente, poi, non venne mai applicato. Ah, la legalità.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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