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Pretty Woman è una donna che salva le Bratz dalla loro cattiva fama

In “Pretty Woman” Julia Roberts si cambia d’abito, abbandona la divisa e gli stivali per le notti in Hollywood Boulevard, si toglie di bocca la gomma da masticare, dai lobi gli orecchini giganteschi, dalla testa la parrucca bionda, e dice a Richard Gere, rimasto a bocca aperta.

22 Febbraio 2015 alle 06:18

Pretty Woman è una donna che salva le Bratz dalla loro cattiva fama

Le bambole Bratz

In “Pretty Woman” Julia Roberts si cambia d’abito, abbandona la divisa e gli stivali per le notti in Hollywood Boulevard, si toglie di bocca la gomma da masticare, dai lobi gli orecchini giganteschi, dalla testa la parrucca bionda, e dice a Richard Gere, rimasto a bocca aperta. “Sei in ritardo”. Lui risponde: “Sei fantastica”. E’ l’inizio di una favola d’amore molto adatta agli anni Novanta, ma è anche la trasformazione, e la redenzione, di una squillo disillusa in una ragazza perbene, occhi bassi e vestiti adatti a un circolo del golf. Prima con gli stivali di vernice, dopo con un abito da cocktail a piccoli pois. Prima cinica, dopo romantica. La ragazza perduta viene salvata dall’amore, ma prima ancora da un direttore d’albergo leggendario che le insegna come si sta a tavola e le procura un vestito decente. Le bambole Bratz, invece, e alcune Barbie molto malandate e divenute in fretta il simbolo delle adolescenze precoci delle nostre bambine, e anche di un modo di vestire e atteggiarsi esageratamente ammiccante, e di un’età adulta un po’ disperata, con labbra sempre più gonfie e occhi sempre più spalancati, non hanno la possibilità di salvarsi da sole, né probabilità di incontrare un principe azzurro che le redima.

 

Le Bratz sono state create nel 2000 (a dieci anni da “Pretty Woman”), con la testa enorme rispetto al corpo, gambe lunghissime, vitino da vespa, labbra non esistenti in natura. Hanno ispirato cartoni animati, videogiochi, modelli estetici e anatemi. Bambine di pochi anni giocano con queste mini donne con ombretto indelebile azzurrissimo e sopracciglia tatuate. Madri furiose scatenano battaglie, denunciano una ipersessualizzazione, vietano ai nonni di comprare Bratz, Winx, Barbie per Natale. Queste bambole si sono fatte una cattiva fama, sono diventate infrequentabili, danno il cattivo esempio. Ma adesso c’è in Australia una ragazza che ha deciso di salvarle. Anzi di redimerle. Si chiama Sonia Singh e da piccola aveva giocattoli di seconda mano e una passione per le bambole mai superata. Così da adulta, e da mamma, ha cominciato a comprare e recuperare tutte le Bratz usate, rotte, abbandonate o diseredate che trovava. Con molta pazienza, paragonabile a quella esercitata dal professor Higgins per trasformare la fioraia Eliza Doolittle in una vera signora (in “My Fair Lady”), Sonia Singh ha aggiustato piedi e braccia a queste bambole, ma soprattutto le ha redente. Struccandole (con qualche speciale solvente), togliendo gli ombretti, le stelline negli occhi, le labbrone color fragola, lo sguardo sensuale. Dopo aver ottenuto un volto di gomma completamente privo di espressione (un’anima candida), l’ha ridipinto.

 

[**Video_box_2**]Con occhi tondi, labbra qualunque, lentiggini, a volte denti sporgenti. Anche i capelli sono passati dallo stato di vamp con extension a quello di ragazza della prateria, coda di cavallo oppure trecce. I vestiti li ha fatti la madre dell’artista, a maglia e all’uncinetto, piuttosto casti e comodi. Niente di elegante, ma Pollyanna li avrebbe molto apprezzati. Queste bambole nate a nuova vita sono state messe in vendita online (da 75 a 150 dollari), con le foto del prima e del dopo e i vestiti non da discoteca né da Pretty Woman. Esaurite in pochissimi giorni, sono diventate l’immagine della seconda chance. Così struccate assomigliano più a ragazzine di una comunità quacchera, o a piccole fiammiferaie, che a rockstar con super poteri o annoiate rampolle milionarie. Le bambine le adorano. E le madri sono sollevate e soprattutto convinte di aver salvato l’anima e il futuro delle figlie. Perché la favola di Pretty Woman finisce così: loro due si salvano a vicenda.

Annalena Benini

Annalena Benini

Nata a Ferrara nel 1975, laureata in Legge, è al Foglio dal 2001. Scrive di costume, di persone, di libri e di quello che succede. Cura per il Foglio un inserto settimanale, Il Figlio, che esce ogni venerdì. Vive a Roma, è sposata e ha due figli.

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