La cantante Beyonce si è fatta fotografare senza ritocchi al Photoshop dopo una polemica per una foto ritoccata malamente

Photoshop compie 25 anni. Il trionfo del narcisismo e la morte della vecchiaia

Manuel Peruzzo

Il 19 febbraio 1990 due fratelli vendevano un brevetto ad Adobe. Venticinque anni dopo ogni millennial ha in curriculum un “so usare Photoshop”. È il software di fotoritocco più famoso che per 24 versioni ci ha consentito di fare del nostro narcisismo un mestiere.

Il 19 febbraio 1990 due fratelli vendevano un brevetto ad Adobe. Venticinque anni dopo ogni millennial ha in curriculum un “so usare Photoshop”. È il software di fotoritocco più famoso che per 24 versioni ci ha consentito di fare del nostro narcisismo un mestiere, di agevolare ogni fotografo con poco talento dotandolo di uno strumento imprescindibile nella grafica, di ammirare gallerie piene di bei sorrisi, addominali e sederi sodi e di successive immancabili delusioni nello scoprire che erano meglio in foto. (Non bisogna mai esagerare nel venire bene, prima o poi qualcuno vorrà conoscerti). Venticinque anni fa nasceva Photoshop e moriva l’esibizione della vecchiaia.
 
Sarà una coincidenza, ma tre anni più tardi, nel '93, la fotografa olandese Inez Van Lamsweerde interpretava il postumano manipolando i corpi perfetti delle modelle, levigandone la pelle, chiudendone ogni orifizio e rimuovendo capezzoli. Ci stava mostrando come saremmo diventati, o come già eravamo? Di lì a poco sarebbe diventata la pratica estetica diffusa da i magazine femminili alla gallery Instagram: cancellare l’inestetismo, la vecchiaia, la morte. Il fotoritocco è nato il giorno stesso della fotografia, non certo con la cultura digitale, ed è perché non abbiamo mai desiderato essere noi stessi. Lamsweerde però anticipava artisticamente l’entrata nell'uso linguistico corrente di photoshoppare, parola che ci ricorda che la naturalezza è sopravvalutata. Ci photoshoppiamo perché abbiamo una memoria fotogenica: vogliamo essere ricordati belli. (Anche e soprattutto se non lo siamo).

Justin Bieber prima e dopo il Photoshop


 

Fortunatamente viviamo in tempi di filtro cosmetico, sfortunatamente esiste sempre una foto rubata con cui siamo potenzialmente ricattabili.
 
Lo abbiamo capito negli ultimi anni che, peggio di essere senza trucco, peggio di essere fotografati in pigiama o nudi con la pancia cadente, i seni flosci, e senza l’ombra di muscoli (se solo avessimo passato in palestra il tempo speso a disegnarci gli addominali con Photoshop) è l’essere unretouched. Le femministe ne hanno fatto una battaglia radicale, Jezebel ha pagato dieci mila dollari le foto di Lena Dunham non ancora postprodotte per Vogue (avrebbero potuto risparmiare scaricando Girls, dove l’autrice ci mostra generosamente cellulite e pudenda). La Dunham ha risposto con il consueto buonsenso: “Una rivista di moda è come una bel sogno. Vogue non è il posto in cui andiamo a guardare le donne per come sono”.  Ha ragione. Vogue è il posto in cui le donne desiderano Prada, non i talloni screpolati.
 
Mentre ieri il Times celebrava l’anniversario di Photoshop, Gawker pubblicava parte del leak delle 224 foto scattate per la campagna pubblicitaria L'Oréal del 2013 in cui Beyoncé è senza livelli che ne coprissero i brufoli, le rughe e gli inestetismi che la rendono umana. L’ultima volta che Beyoncé è stata mal fotografata durante un live, la conseguenza è stata l’esclusione di tutti i fotografi dal tour fuorché quelli approvati, un selfy-doc per HBO, e un video-album in cui è sempre bellissima. Non osiamo immaginare cosa succederà questa volta.
 
A dimostrazione del fatto che il “ti mostro senza photoshop” provoca più imbarazzo e sdegno che rimaner nudi, c'è il caso Justin Bieber dello scorso mese. Quando è apparso sui cartelloni della campagna pubblicitaria di Calvin Klein underwear, sono state pubblicate delle foto controfattuali in cui è smilzo, e il cui sgonfiato contenuto delle mutande ne minacciava la già martoriata mascolinità; persino i pochi peli erano scomparsi dal pube. In realtà erano quelle le foto fasulle, false unretouched, e per capirlo bastava usare google, ma il personaggio sta così antipatico che si è preferito credere alla menzogna. Bieber si è sentito in dovere di dimostrare d’esser sexy pubblicando una foto seminudo su Instagram, confermandosi così più bullo che bello.
 
[**Video_box_2**]La settimana scorsa una foto della quarantottenne Cindy Crawford è diventata virale; anche questa volta unretouched, anche questa volta, come tutto ciò su cui ci si vuole sollevare da responsabilità, era un leak (è curioso come l’oggetto della diffusione di materiale segreto sia passato dai documenti politici alle foto di ex modelle e cantanti). Anche in quel caso, ciò che più colpiva non erano le rughe, la pancia frolla, le smagliature o le cicatrici, e neppure il collo grinzoso (Domenica, Monica Bellucci da Fazio ha fissato un punto imprecisato del soffitto per l’intera intervista pur di non mostrare le rughe del collo), no, niente di tutto questo. Era che sembrava effettivamente nuda. Vulnerabile al tempo e ai nostri occhi. Scoperta.

Cindy Crawford con e senza Photoshop


 

Ogni volta che succede a qualcuno che credevamo essere geneticamente inarrivabile siamo al contempo sollevati e dispiaciuti: è come noi. In questi anni abbiamo visto le gambe di Mariah Carey allungarsi e i suoi fianchi stringersi, schiarire la pelle di Kerry Washington sulla cover di Instyle, rinvigorire una pallida e malaticcia Lady Gaga, e un numero incalcolabile di disastri dilettanteschi: modelle amputate, sproporzioni anatomiche, ripiani sullo sfondo che spiegano proprio lì, dove prima c’erano rotoli di grasso magicamente scomparsi.

 
Ieri photoshop, oggi i filtri Instagram che ci rendono il lavoro più semplice, ma il risultato è lo stesso: non vogliamo essere come siamo. La generazione photoshop ha giurato di piacersi diventando un po’ post-umana, rimuovendo il difetto e simulando un corpo tonico e antigravità come quello di un androide che non invecchia. Per questo, quando il marito della Crawford, in modo del tutto spontaneo, ha pubblicato sul proprio profilo Instagram una foto della moglie a bordo piscina che ne ristabilisce il primato di milf seducente, non ci siamo sorpresi. Ecco una quarantottenne normale.
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