Come e perché Andreas Seppi ha battuto Re Federer

Stefano Priarone

Andreas Seppi non sembra italiano, non tanto perché biondo (ci sono più italiani biondi di quanto gli stranieri non possano pensare), e neppure perché nato (nel 1984) e residente in Alto Adige e di madrelingua tedesca. Non sembra italiano agli occhi dei media stranieri perché tranquillo, metodico, una formichina. 

“Non sembra italiano”. Così un editore finlandese ha bocciato l’ipotesi di pubblicazione del romanzo “Radiomorte” (Guanda) del bolognese Gianluca Morozzi. Niente Chianti, mafia, sole, mare, mandolini, belle ragazze (rigorosamente brune e ricce). Sembrava ambientato in una radio di un qualunque stato dell’occidente.

 

E anche il tennista Andreas Seppi, non sembra italiano, non tanto perché biondo (ci sono più italiani biondi di quanto gli stranieri non possano pensare), e neppure perché nato (nel 1984) e residente in Alto Adige e di madrelingua tedesca.
Non sembra italiano agli occhi dei media stranieri perché tranquillo, metodico, una formichina. 

 

Talento non troppo, ma tantissima determinazione che gli ha fatto vincere tre tornei Atp su tre diverse superfici (Eastbourne su erba, Belgrado su terra e Mosca su cemento indoor), impresa in precedenza mai riuscita a un tennista italiano. La stessa ragazza (Evelyn) da quattro anni, lo stesso coach (Massimo Sartori), da quando era bambino, un sodalizio non solo professionale ma anche umano.

 

Non che altri tennisti degli anni Duemila siano poi questi gran personaggi, sua Maestà Roger Federer, recordman di prove del Grande Slam vinte (17), sposato con la compagna di sempre Mirka Vavrinec (ex tennista, non certo una modella) e padre di quattro figli, sarebbe l’apoteosi del grigiore se non fosse “salvato” da un tennis spettacolare e splendidamente old style (il fu David Foster Wallace aveva definito il suo tennis “un’esperienza religiosa”).

 

I media però, eccezioni a parte, preferiscono le cicale alle formichine.

 

Cicale come il ligure (di Arma di Taggia) Fabio Fognini, di tre anni più giovane di Seppi che nelle ultime due stagioni lo ha spodestato come numero uno d’Italia. Fognini, detto “Fogna” è l’italiano come lo vedono all’estero, talentuoso, collerico, umorale, sciupafemmine (adesso ha una relazione con la collega Flavia Pennetta, ma da quando i due stanno assieme i loro risultati sportivi non sono esaltanti).

 

Però oggi Seppi, così antipersonaggio, si è preso una bella rivincita: al terzo turno dell’Open d’Australia, una della quattro prove del Grande Slam, ha battuto in quattro set (6-4 7-6 4-6 7-6) proprio Federer.

 

Lo svizzero è nell’anno delle trentaquattro primavere (è classe 198181) ma è sempre numero due al mondo (dopo il serbo Novak Djokovic) ed è reduce da un’ottima stagione e da un buon inizio di 2015 (ha vinto il torneo di Brisbane, dichiarando di giocare il miglior tennis della carriera).

 

Certo, contro un Federer al cento per cento Seppi avrebbe probabilmente perso, come gli era sempre accaduto nelle precedenti dieci occasioni però il match lo ha vinto l’altoatesino non lo ha perso lo svizzero.

 

Seppi ha fulminato Federer con passanti killer, lo ha stroncato con un rovescio lungolinea mai adoperato con così grande continuità in carriera e ha approfittato di tutte le piccole pause dell’elvetico vincendo ì due tie-break in rimonta (rispettivamente da 3-5 e da 4-5), mostrando un’apprezzabile freddezza annullando anche ben  sette palle break su dieci. Al termine  ben 50 vincenti (contro 40 errori) per Seppi e anche Federer ha un bilancio positivo vincenti-errori (57 a 55), segno del buon livello dell’incontro.

 

Seppi ha sconvolto gli spettatori della Rod Laver Arena e anche i tanti “federasti” (così anni fa Andrea Scanzi aveva chiamato, in modo politicamente scorrettissimo, i fan sfegatati di Federer, più tifosi di calcio che veri appassionati di tennis).

 

E la vittoria su Federer (che non perdeva così presto all’Open d’Australia dal lontanissimo 2001), probabilmente  il più grande risultato per il tennis maschile italiano degli ultimi vent’anni, si aggiunge a quella sull’eterno rivale dello svizzero Rafa Nadal nel 2008 e all’eroica sconfitta in cinque set contro Djokovic nel 2012 al Roland Garros:  non male per un antipersonaggio.

 

Non sarà facile il prossimo turno, domenica mattina, dovrà giocare contro un idolo locale, l’australiano di origini greco-malesi Nick Kyrgios già giustiziere di Nadal lo scorso Wimbledon e che lo ha già battuto all’ultimo Us Open.

 

Ancora una volta Seppi sarà quasi solo contro tutti. Ma tanto c’è abituato.

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