Magalli e la lista bloccata del Fatto Quotidiano

Redazione

Che succede se il popolo vuole al Quirinale lui e non Rodotà-tà-tà? Un referendum online tra i lettori sul futuro presidente preferito, con risultati da opporre in pagina ai “candidati della casta”: primo il presentatore.

Incerti da sempre al Foglio se Francesco Cundari sia un esegeta malinconico della buona politica o un feroce ironista, dobbiamo ringraziarlo per un suo tuìt che da solo ci risparmierebbe il seguito: “Li vorrei vedere 101 grandi elettori che si assumessero la responsabilità di pugnalare alla schiena Giancarlo Magalli”. Magalli chi?, si chiederanno i nostri venticinque lettori. Magalli Magalli… Proprio quello lì.

 

 

Per riassumere. Il Fatto Quotidiano, forse un po’ sfornito d’idee in mancanza di una inchiesta monstre dei pm con la quale coprire (di fango) la corsa al Quirinale e qualche candidato ostile, ha optato nei giorni scorsi per un allegro siparietto: un referendum online tra i lettori sul futuro presidente preferito, con risultati da opporre in pagina ai “candidati della casta”. Mal gliene incolse, perché s’è scatenato un pandemonio in libertà che ha portato, a ieri, il paffuto presentatore a guidare la classifica: 15.353 voti, cinquemila in più del campione della casa, l’immarcescibile Rodotà-tà-tà. Ma non finisce qui. Su Facebook, il Magalli ha scritto: “La volata nel sondaggio del Fatto Quotidiano ha provocato moltissime reazioni. Mi hanno cercato, nell’ordine, Bruno Vespa, il Tg2, il Tg4, Tg5, Agorà e una quindicina di giornalisti”. (Gran giornalismo). “A tutti ho cercato di spiegare come il nostro sia soprattutto un segnale che vogliamo lanciare… io sono stato scelto da tanti amici del web come volto di questa insurrezione sorridente”. Forse, al Fatto, quello che non va giù è proprio l’aggettivo “sorridente”.

 

[**Video_box_2**]Tant’è vero che il giornale dalla manetta facile è occorso in un curioso incidente politico-diplomatico col futuro presidente Magalli. Il quale infatti ha scritto pure: “Mi ha chiamato anche un giornalista del Fatto. Ha scherzosamente cercato di farmi dire due cose: la prima è che sarei pronto a ritirarmi dal ballottaggio, come a dire che lo scherzo è finito… e poi che i miei voti se li potrebbe prendere Rodotà che a me è persona che non dispiace. Ecco, io ho detto di no a entrambe le proposte, perché sarebbe stato prendere in giro le migliaia di persone che hanno sostenuto questa pazza idea, pur sapendo tutte perfettamente che si tratta solo di un gesto simbolico”. Un passo indietro dell’uomo voluto dal popolo per favorire il professionista dell’anticasta? Il fatto (basso) dimostra, almeno, un’altra cosa: che il principio grillista “uno vale uno” è un’idiozia. E alla bisogna, la lista è bloccata.

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