Risanare le ferite

Per il Vaticano la linea è l'ospedale da campo geopolitico

Matteo Matzuzzi

Dialogo sotto scacco, cristiani uccisi, ma per il Vaticano la linea è l’ospedale da campo geopolitico. Il cardinale Jean-Louis Tauran, titolare dell’ufficio per il Dialogo interreligioso di Santa romana chiesa, invita a lasciare ai suoi deliri Michel Houellebecq, autore del romanzo “Soumission”.

Roma. Il cardinale Jean-Louis Tauran, titolare dell’ufficio per il Dialogo interreligioso di Santa romana chiesa, invita a lasciare ai suoi deliri Michel Houellebecq, autore del romanzo “Soumission”. Persona cui è meglio “non dare molto peso”, dice in un’intervista ad Avvenire a margine della strage a Charlie Hebdo. Lui, il porporato francese, fa sapere che non lo leggerà di certo, anche perché è più utile concentrarsi sul dialogo vero con la controparte islamica anche se, ammette, i risultati non sono di certo quelli sperati. Basti pensare che nonostante seminari e convegni, strette di mano, preghiere e riflessioni comuni ospitate nei Giardini vaticani, “rimane tuttora interrotto il dialogo con l’Università al Azhar del Cairo”, cioè con la più importante e rispettata università musulmana che sia sul pianeta. Dialogo interrotto, diceva lo stesso Tauran quasi due anni fa, “per scelta dei nostri partner musulmani”. Comunque, non è di certo quello il problema, visto che in merito a quanto accaduto a Charlie Hebdo si può parlare semmai di “una crudeltà commessa da giovani traviati, provenienti da famiglie in cui non hanno mai sperimentato l’amore. Una crudeltà in cui però non riesco a vedere elementi realmente religiosi”, aggiungeva il cardinale. Niente a che fare con l’islam, quindi, religione di pace che s’oppone “a tutte le forme di violenza che distruggono la vita umana”.

 

Eppure, chi come il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphaël Sako, sta sul campo e da mesi tenta di salvare la presenza cristiana nelle terre prede dell’avanzata del califfo e dei suoi sgherri, invoca che le autorità islamiche “prendano l’iniziativa dall’interno di smantellare questa ideologia terroristica ed estremista”. Quel che bisogna fare, ha spiegato Sako, è “costruire un’opinione pubblica islamica aperta e illuminata, che non accetti l’uso politico della religione”. E il Papa, pronto a imbarcarsi sull’aereo che lo porterà per una settimana in visita apostolica in Sri Lanka e Filippine, ricevendo il Corpo diplomatico per il tradizionale messaggio d’inizio anno – tra un placet all’Amministrazione americana che ha deciso di “chiudere Guantanamo” e un ricordo delle bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki – ha chiesto ai “leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani” di “condannare qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione volta a giustificare tali atti di violenza”. Guarda alla Siria e all’Iraq, regioni piagate dal “dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista” contro cui è necessaria una risposta. E la reazione, per Bergoglio, “è una risposta unanime che, nel quadro del diritto internazionale, fermi il dilagare delle violenze, ristabilisca la concordia e risani le profonde ferite che il succedersi dei conflitti ha provocato”.

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.