Il tiro al volo con cui Paul Pogba ha segnato il momentaneo 1-0 della Juventus al Napoli ieri sera (foto LaPresse)

L'anomalia Pogba in una serie A sempre più "di transito" per i campioni

Sandro Bocchio

Sarà interessante vedere che cosa la Juventus (e Agnelli) faranno di Paul Pogba, uno che già oggi pare maledettamente complicato riuscire a trattenere, e non soltanto perché ha in Mino Raiola un agente in grado di battere le strade giuste per rispondere ai desideri del miglior offerente.

"Eravamo il campionato dei fuoriclasse e oggi siamo considerati di transito": così Andrea Agnelli sul declinare dell'anno 2014. Una scoperta forse tardiva ma finalmente sdoganata anche ad alto livello, visto che parliamo della Juventus e del suo presidente. Non che ci volesse molto, in verità. La realtà dei fatti, incontrovertibile, questo da tempo racconta: squadre incapaci se non di vincere una finale europea, almeno di raggiungerla (con la doverosa eccezione dell'Inter 2010, un'impresa di cui porterà i segni economici ancora per diverso tempo), stadi obsoleti e inadeguati alle nuove esigenze, spettacoli fatti più per allontanare il pubblico che per attirarlo. Il tutto da ascrivere a società che non sanno andar oltre la gestione di un faticoso quotidiano e a giocatori di qualità incerta, italiani come stranieri. Logico salutare in fretta quelli dotati di bravura anche minimamente superiore alla media: il richiamo di campionati competitivi, di ingaggi superiori e della possibilità di far cassa si rivela sempre irresistibile a ogni livello. Con il risultato di ridurre la serie A da università del calcio a campo matricole da cui fuggire il prima possibile. Come un campionato belga oppure olandese, per l'appunto.

 

Per questo sarà interessante vedere che cosa la Juventus (e Agnelli) faranno di Paul Pogba, uno che già oggi pare maledettamente complicato riuscire a trattenere, e non soltanto perché ha in Mino Raiola un agente in grado di battere le strade giuste per rispondere ai desideri del miglior offerente. A 22 anni da compiere – succederà il 15 marzo – il francese è destinato a diventare elemento di forza per le squadre che lo avranno a servizio. Alla Juventus lo è già, titolare indiscutibile, decisivo nelle situazioni che contano, come solo i fuoriclasse sanno essere. Prendete l'ultima giornata, quando i bianconeri vanno in casa di un Napoli che li ha battuti nella Supercoppa e che è desideroso di ridare un significato al proprio campionato: la semplicità e la linearità racchiuse nella rete del vantaggio bianconero sono il biglietto da visita di Pogba, ultimo esponente della gloriosa dinastia dei centrocampisti francesi. Una storia che lui modernizza, perché sa essere uomo di lotta e di governo: uno che mette il fisico quando serve ma che è in grado di maneggiare con padronanza la tecnica. Da futuro campione.

 

[**Video_box_2**]Quel campione che Alex Ferguson aveva intravisto nel ragazzo scovato a 16 anni a Le Havre e portato senza porsi problemi morali dall'altra parte della Manica. Una vicenda da cui il Manchester United era uscito tacitando il club francese, pronto a non percorrere tutti i gradi della giustizia sportiva in cambio di adeguato compenso. Un talento intuito ma non valorizzato, perché Pogba non ha mai avuto la possibilità di entrare in pianta stabile nell'organico della prima squadra, neppure quando il reparto di competenza piangeva per le assenze. Per il francese è stata una decisione naturale quella di rompere il rapporto con il club, soprattutto dopo la scelta di Ferguson di richiamare in servizio nel 2012 un fedelissimo come Paul Scholes, che aveva abbandonato il calcio da pochi mesi. Tra lui e Pogba quasi 19 anni di differenza, ma il tecnico scozzese aveva preferito curarsi del risultato immediato piuttosto che ragionare in prospettiva, come aveva sempre invece fatto nel corso di una carriera ultradecennale e ultravincente. Una scelta che ha spinto il francese a non rinnovare con lo United, mettendo le proprie doti all'asta. Impermeabile ai tentativi di Ferguson di recuperarlo con le buone (mandando Patrice Evra a casa per convincerlo) oppure con le cattive (mettendolo fuori rosa e obbligandolo ad allenarsi da solo).

 

Tutto inutile. Pogba trova una sponda apprezzata nella Juventus e impiega poco tempo a convincere prima Antonio Conte e quindi Massimiliamo Allegri delle sue qualità. Con lui in campo, la squadra acquista un peso fisico e un coefficiente tecnico superiori a quelli della concorrenza. Quando poi Pogba avrà acquisito anche l'esperienza necessaria, allora il ciclo di maturazione sarà completato. E quel giorno si vedrà se la Juventus, che lo ha posto sotto contratto fino al 2019, possiederà o meno la forza per non lasciarlo andare via. E scopriremo, quindi, se saremo ancora "di transito", come oggi siamo.

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