Capodanno visto da troppo vicino, effetti da vacuum spazio-temporale

Maurizio Crippa

Contrariamente alla percezione che solitamente se ne fa discendere, anche solo per tradizione augurale il primo giorno dell’anno non distilla il sentimento della fuga rapida e inesorabile della vita. Casomai, facilita lo stupore attonito della sua mancanza, di una sua assoluta fissità.

Contrariamente alla percezione che solitamente se ne fa discendere, anche solo per tradizione augurale il primo giorno dell’anno non distilla il sentimento della fuga rapida e inesorabile della vita. Casomai, facilita lo stupore attonito della sua mancanza, di una sua assoluta fissità. La considerazione è ciclica soprattutto per chi fa il giornalista, nel giorno in cui (a parte tragedie, lutti e guerre) l’unica notizia che i tg, i giornali che non escono e i siti web sembrano saper dare è che oggi (ieri per chi legge) è Capodanno. Prima in Australia e poi in California. Scorrendo dall’alto in basso (scrolling, si dice) qualsiasi sito di giornale, alla ricerca di qualcosa che accada, di un’idea su cui esercitarsi, si contempla il vacuum spazio-temporale.

 

A parte la virale e probabile bufala di prima mattina, lo “stampede” di Shanghai con trentasei morti la notte del 31 dicembre, per lancio burlone di banconote false, le notizie sono di questo tipo. “Roma, fanno esplodere bomba in chiesa per vantarsene al bar. Denunciati sei minorenni”. “Asti, ruba auto ma dentro c’è una bimba. I genitori erano scesi per aprire il cancello di casa”. Campidoglio: “A San Silvestro assenti l’83,5 per cento dei vigili, ma tutto ha funzionato”. “Il Chelsea ha pronti 40 milioni per Icardi”. “Troppi tumori alla pelle: l’Australia vieta le lampade abbronzanti”.  “Milano, sequestrati in piazza Duomo mille chilolgrammi di esplosivi” (in piazza Duomo? Ma neanche fosse Kabul). Poi tra le news del giorno (volendo rimanere nel territorio più simile alla vita reale delle soft news e delle celebrities) fa capolino quella riguardante l’economista francese Thomas Piketty, l’autore del bestseller economico che ha fatto discutere tutto il 2014, “Il Capitale nel XXI secolo”. Ha rifiutato la Legione d’Onore che volevano conferirgli per aver dato lustro al paese. Piketty ha dato ovviamente anche delle motivazioni, alcune lampanti alcune che possono lasciare perplessi. Ma sono gesti che si fanno notare, anche negli altri giorni dell’anno. S’è fatta notare pure la notizia che Papa Francesco nell’omelia del Te Deum, si è dilungato da vescovo di Roma sui “delicta graviora” di Mafia Capitale, e più ancora a commentare le altezze e le profondità di “un grande artista italiano”, che evidentemente sa spiegare le Scritture meglio e più di tanti curiali “malati”, di tanti preti colti da afasia. Sinuoso e letale, assale il senso ubriacante della vita che s’è fermata, a Capodanno.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"