Il funerale di un militante di Hamas ucciso da Tsahal lo scorso 24 dicembre (foto AP)

La tregua che non c'è

Redazione

Ieri mattina due poliziotti israeliani sono stati accoltellati nella città vecchia di Gerusalemme, mentre stavano finendo le preghiere dell’alba alla moschea di al Aqsa. Un palestinese si è avvicinato ai due poliziotti, ne ha colpito uno alla nuca e l’altro di striscio nella colluttazione.

Ieri mattina due poliziotti israeliani sono stati accoltellati nella città vecchia di Gerusalemme, mentre stavano finendo le preghiere dell’alba alla moschea di al Aqsa. Un palestinese si è avvicinato ai due poliziotti, ne ha colpito uno alla nuca e l’altro di striscio nella colluttazione: le ferite non si sono rivelate gravi, ma grave è la situazione a Gerusalemme e nei Territori palestinesi. In Cisgiordania, giovedì, un israeliano e la figlia di undici anni sono rimasti feriti da una bomba molotov lanciata contro l’auto su cui viaggiavano, nei pressi dell’insediamento ebraico di Maale Shomron, a nord di Nablus: la bambina ha riportato ustioni sul volto e su tutto il corpo ed è in gravi condizioni. Poche ore prima un bambino israeliano di quattro anni era stato colpito dai sassi lanciati da alcuni palestinesi contro le automobili, sempre in Cisgiordania. Sono state arrestate dodici persone, vicino all’insediamento, e secondo l’agenzia palestinese Maan quattro di loro sono ragazzi tra i 15 e i 17 anni. All’inizio della settimana, c’è stato uno scontro sul confine tra Israele e Gaza, quando uno sniper ha attaccato una pattuglia dell’esercito israliano, colpendo un soldato: il governo di Netanyahu ha ordinato un raid aereo nel sud della Striscia, nel quale è morto un comandante di Hamas.

 

La tregua tra Israele e i palestinesi, siglata dopo 50 giorni di guerra a Gaza nell’estate scorsa, traballa più che mai, mentre gli scontri a Gerusalemme est e nella città vecchia si fanno frequenti e feroci, tra le asce e i coltelli usati nell’attacco alla sinagoga a settembre e la cosiddetta “car Intifada”, le auto contro le folle, alla fermata dell’autobus o al mercato. Mentre la sicurezza torna a essere un lusso in Israele, la diplomazia non si sblocca: il governo di Netanyahu considera Abu Mazen, il rais palestinese sul quale da anni fa perno il dialogo per la pace caldeggiato dagli Stati Uniti e che ora guida un governo d’unità assieme a Hamas, responsabile delle violenze a Gerusalemme e in Cisgiordania, e per tutta risposta Abu Mazen continua la sua operazione all’Onu per il riconoscimento unilaterale di uno stato palestinese (operazione che gode del consenso europeo come dimostrano i voti, pur non vincolanti, in molti Parlamenti del Vecchio continente e come dimostra la decisione di togliere Hamas dalla lista dei gruppi terroristi). La riconciliazione pare più lontana, mentre lo scontro totale è vicino.

Di più su questi argomenti: