Fuori di seno

Annalena Benini

Tette offensive. Camille Paglia contro i capezzoli di Madonna, storia di un’ossessione. Qualcuno si è sentito davvero offeso dalle tette della cantante? Ha fatto il suo show, un po’ di foto sexy su un magazine e un’intervista in cui rimpiange Jean-Michel Basquiat e gli anni folli in cui tutti erano artisti.

Qualcuno si è sentito davvero offeso dalle tette di Madonna? Qualcuno ha pensato: che orrore, che gesto macabro, per colpa di Veronica Ciccone le donne non possono più invecchiare senza mummificarsi anche il reggiseno? Madonna ha fatto il suo show, un po’ di foto sexy su un magazine, un po’ di lattice, seta e borchie, e un’intervista in cui rimpiange Jean-Michel Basquiat e gli anni folli in cui tutti erano artisti. Sdraiata su un cuscino in reggicalze e a seno nudo, è stata definita “hot, se si è necrofili”. Camille Paglia, femminista americana, ha scritto sul Sunday Times che lei è d’accordo, un sex symbol non può ridursi così, con quello sguardo congelato, quella mediocrità, quel corpo lucidato dal photoshop che fa un cattivo servizio al femminismo.

 

Madonna ha inventato le tette al vento trent’anni fa, adesso dovrebbe inventarsi qualcos’altro, invecchiare come Marlene Dietrich, avvolgersi nel mistero invece di togliersi i vestiti a cinquantasei anni. Camille Paglia ha sviluppato nei decenni un’ossessione nei confronti di Madonna: la celebrò negli anni Novanta sul New York Times come “il vero futuro del femminismo”, lodò il suo video musicale, “Justify my love” , come uno spettacolo pornografico, decadente, favoloso, pura avanguardia.

 

Madonna era l’eroina che ci svelava che cos’è il sesso e la libertà delle donne, come si ottiene il controllo totale sulle nostre vite. Ma anche le eroine compiono gli anni, inverno dopo inverno, e la femminista americana, appassionata alle guerre fra i sessi, non ha accettato che Madonna non si sia trasformata, intorno ai cinquant’anni, in una signora borghese vestita di cachemire. Avrebbe voluto una parabola diversa o forse lunghi abiti di seta o capelli bianchi, avrebbe amato un invecchiamento bon ton, privo di botulino, oppure un’uscita di scena spettacolare. Invece Madonna è rimasta con noi, si è levigata un po’ lo sguardo, ha combattuto modernamente contro le rughe, ha imposto al corpo di non tradirla, allenandolo duramente, e ha continuato a slacciarsi il reggiseno. Sul palco, davanti ai fotografi, mentre canta, mentre balla. A trent’anni, a cinquant’anni, a cinquantasei, e continuerà, almeno finché ne ha voglia.

 

Secondo Camille Paglia, Madonna non potrà mai vincere contro il tempo crudele, quindi dovrebbe smettere di mandare messaggi sbagliati sulla seduzione e indossare un caftano, più o meno (immaginare Madonna in caftano è la parte più dolorosa), smettere di provare a succhiare la giovinezza alle ragazze che cercano ridicolmente di imitarla e anzi provano a superarla. Lei è già superata. Per non aver mantenuto le promesse di anticonformismo, forse, per essersi sposata, avere cresciuto figli, per essere sfrenata senza esserlo mai stata davvero. Per non avere aderito al modello rivoluzionario che le stava così bene addosso, da ragazza. Madonna invece di aderire a modelli ha applicato un fondamentale principio di libertà: ognuno invecchi come gli pare. Lei ha scelto il botox, le borchie e le tette al vento. E se Bob Dylan si rifiutasse di suonare “Blowin’ in the wind”, se Francesco De Gregori abbandonasse “La donna cannone”, non ci sentiremmo traditi? Madonna ha deciso di non tradirci mai e continuare a tenerci informati sullo stato dei suoi capezzoli.

 

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.