Conferenza stampa della minoranza PD sulla Legge di Stabilità (foto LaPresse)

Cuperlo e la minoranza del Pd contro il Jobs Act. Escono dall'aula

Redazione

Con l'ex presidente in 29 tra i quali Fassina, Bindi e Boccia.

Gianni Cuperlo, Stefano Fassina, Rosy Bindi, il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia, Ileana Argentin, l'ex ministro Massimo Bray, Alfredo Dattorre, Davide Zoggia e Barbara Pollastrini. Sono alcuni dei 29 deputati del Pd che alla fine hanno espresso la loro contrarietà al Jobs Act uscendo dal'Aula della Camera.

 

"Abbiamo apprezzato l'impegno della commissione Lavoro e riconosciuto i passi avanti compiuti su singole norme", ma, spiegano in una dichiarazione, "l'impianto complessivo del provvedimento rimane non convincente. La parte che dovrebbe allargare diritti e tutele è tuttora generica e senza risorse: il disboscamento della giungla dei contratti precari viene rinviato a valle di una ricognizione da svolgere in tempi indefiniti e senza identificare obiettivi impegnativi; alla riforma delle politiche attive e passive per il lavoro, in particolare l'avvio di ammortizzatori sociali per gli 'esclusi', il cardine del provvedimento, si dedicano solo 200 milioni
di euro a fronte della promessa dote iniziale di 1,5 miliardi per il 2015".

 

E poi "si cancella la possibilità del reintegro per chi viene licenziato senza giustificato motivo mentre si prevede un canale per
specifiche, ma ancora indefinite, fattispecie di violazioni disciplinari". Ma ciò che preoccupa gli esponenti del Pd è "il cedimento culturale all'idea che la libertà di impresa coincida con vincoli da abolire per consentire finalmente 'il diritto di licenziare'".

 

[**Video_box_2**]Già in mattinata Gianni Cuperlo aveva palesato, durante l'incontro in corso alla Camera tra una delegazione con 50 delegati Fiom, i parlamentari di Sel ed alcuni esponenti della minoranza Pd, le insoddisfazioni per il testo della riforma del mercato del lavoro al vaglio della Camera."Valuteremo assieme l'atteggiamento da tenere", ma "non ci sembra ci siano le condizioni per esprimere un voto favorevole" sul Jobs Act.

 

Con Cuperlo anche Stefano Fassina e Pippo Civati. Dovrebbero essere quindi circa 30 i deputati del Pd, espressione della minoranza del partito, che non dovrebbero votare a favore del Jobs act alla Camera. Tra le ipotesi ci sono il voto contrario in aula o l'uscita all'emiciclo di Montecitorio.