Samantha Cristoforetti

Un'autostoppista nello spazio, AstroSamantha

Giulia Pompili

Un'autostoppista nello spazio. Il capitano Samantha Cristoforetti, stretta nella sua tuta blu - quella ufficiale dell'astronauta in addestramento - porta i capelli corti. Acconciatura perfetta, a zero gravità. Non è un luogo adatto per la messa in piega la Stazione spaziale internazionale.

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro–verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione.

“Guida galattica per autostoppisti”, incipit

 

Un'autostoppista nello spazio. Il capitano Samantha Cristoforetti, stretta nella sua tuta blu - quella ufficiale dell'astronauta in addestramento - porta i capelli corti. Acconciatura perfetta, a zero gravità. Non è un luogo adatto per la messa in piega la Stazione spaziale internazionale: trasforma le donne astronauta - le altre, quelle che hanno i capelli lunghi - in Medusa. Capaci di pietrificare con lo sguardo. Meglio darci un taglio.

 

Lei, Samantha, e le altre. Le donne che hanno abitato in orbita, a oltre 400 chilometri dal pianeta terra, non sono poi così poche. Cominciò il 14 giugno 1963 la cosmonauta Valentina Vladimirovna Tereshkova a venticinque anni servì l'Unione sovietica volando nel cosmo per quasi tre giorni. Faceva la sarta. Ago e filo nello spazio. Poi fu la volta della cosmonauta Svetlana Savitskaya. Lei era ingegnere. Vent'anni dopo decollò Sally Ride, americana, ricercatrice di Fisica, la più giovane astronauta della Nasa che volò sullo Space Shuttle Challenger.

 

Ora comincia l’avventura del cosmonauta con gli orecchini di perla. Il capitano Cristoforetti è femmina nel dettaglio, nel sorriso, nello sguardo illuminato. Femmina. Donna. Pilota dell’Aeronautica. Altro che LadyLike. Temeva di non essere abbastanza alta (il limite è di 165 centimetri) per imparare a volare. E invece… Una vita in decollo verticale: dall'Accademia di Pozzuoli alla Stazione Spaziale Internazionale.

 

Eccola, l’autostoppista nello spazio. Sulla sua tuta blu, Samantha ha una targhetta con la scritta “Don't panic”. La sua missione si chiama “Futura”, il futuro, ma al femminile, perché è con quegli occhi di donna intelligente e naturalmente bella che vedrà la terra dalla “cupola”, la parte della Stazione spaziale costruita da AleniaSpazio, una finestra sull'universo. Volare. Vedere. Immaginare. A ogni missione per la Stazione spaziale viene assegnato un numero progressivo, la prima parte del viaggio della Cristoforetti è la numero 42. Quarantadue. Vi ricorda nulla? L'astronauta italiana e gli altri due membri della missione non hanno avuto dubbi. Hanno dedicato l'Expedition42 a una celebre serie, la “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams. Quarantadue è infatti la “risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto”. Se non avete letto il libro, probabilmente avete visto il film tratto dal libro, diretto da Garth Jennings nel 2005 e sceneggiato dallo stesso Adams, e allora ricorderete questa famosa scena.

 

 

Al libro è dedicato il nome, il motto della missione e il poster celebrativo che si fa alla Nasa prima di partire per una spedizione spaziale (questo). Per l'occasione i sei astronauti della missione si sono travestiti da personaggi del film. Quello di Adams è un libro di fantascienza umoristica del 1979, un cult per tutta la generazione di entusiasti dello spazio degli anni Ottanta. Il numero 42, su stessa ammissione dell'autore, è un numero casuale (mentre negli anni decine di teorie complottiste si sono sprecate per spiegare il nulla cosmico). Protagonista della storia è, appunto, un libro, la guida galattica, che Adams presenta così: “La Guida galattica per autostoppisti è un libro decisamente notevole, forse il più notevole, sicuramente quello di maggiore successo, mai pubblicato dalle grandi case editrici dell'Orsa Minore. Più popolare del 'Manuale di economia domestica celeste', più venduto di 'Altre 53 cose da fare a gravità zero' e più discusso della trilogia di bestseller filosofici di Oolon Colluphyd 'Dove ha sbagliato Dio', 'Ancora alcuni tra i più grandi sbagli di Dio' e 'Chi è questo Dio, in fin dei conti?'. La Guida ha già soppiantato la grande Enciclopedia galattica, come l'indiscussa depositaria di tutta la conoscenza e la saggezza, per due importanti ragioni. Primo, costa un po' meno; secondo, reca la scritta, DON'T PANIC in grandi e rassicuranti caratteri sulla copertina”. E dunque Don't panic è il motto della missione di Samantha, il capitano Cristoforetti, ed è l'hashtag lanciato su Twitter dal sito internet che segue la sua missione che si chiama (manco a dirlo) Avamposto42 (su Twitter, invece, potete seguirla qui; le sue foto qui e su questo link di Spotify si può seguire cosa ascolta l'astronauta nello spazio. Leggi anche La playlist di un lancio).

 

Samantha fa parte della nuova generazione di astronauti che esplorano lo spazio e voglio raccontarlo, proprio come hanno fatto prima di lei Paolo Nespoli e Luca Parmitano (di cui avevamo raccontato il volo). Volare. Vedere. Immaginare. Un'autostoppista nello spazio, che saluta gli altri terresti facendo il segno dell'autostop mentre sale sulla Soyuz. LadyLike? Femmina. Donna. Pilota. Go Samantha, vola (e grazie per tutto il pesce). 

 

L'intro del film di Garth Jennings con la canzone dei delfini “Addio e grazie per tutto il pesce”

 

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”, ed è in libreria con "Sotto lo stesso cielo" (Mondadori). È terzo dan di kendo.