Il Primo ministro australiano Tony Abbott, che oggi sul Foglio anticipa l'agenda del G20 di Brisbane (foto AP)

Le sintonie sviluppiste tra G20 australiano e Italia (renziana)

Marco Valerio Lo Prete

Dall’approccio “da Aussie battler” di Renzi all’intesa su crescita e investimenti. Parla l’ambasciatore Mike Rann.

Roma. “Il vostro presidente del Consiglio ha uno spirito da ‘Aussie battler’. Il G20 di Brisbane calza a pennello con la sua agenda riformatrice in Italia”, dice al Foglio Mike Rann, ambasciatore d’Australia a Roma, in una conversazione alla vigilia del G20 dei capi di governo che il suo paese ospiterà a Brisbane sabato e domenica. “Aussie battler” è l’espressione popolare con cui, nell’isola-continente, si chiamano gli appartenenti alla classe lavoratrice che insistono e si battono pure a fronte di continue difficoltà. Nel paese del “fair go”, cioè dell’egualitarismo applicato alle opportunità più che ai risultati, suona come un complimento. “Ammiro l’approccio di Renzi ai problemi che, finora, è stato quello di non aggirarli ma di scontrarcisi”, dice Rann, già ambasciatore a Londra. “Se Renzi punta a ‘sbloccare l’Italia’, noi puntiamo a ‘sbloccare il mondo’”, prosegue il diplomatico sintetizzando l’approccio con cui il governo liberale di Tony Abbott presiede il G20 fino alla fine dell’anno.

 

Questo foro di discussione tra i grandi del pianeta, che rappresenta l’85 per cento del pil globale, sembrava aver perso smalto dopo i fasti dei primi mesi post crisi, quando servì a coordinare lo stimolo fiscale e monetario in risposta al collasso finanziario. “Perciò ora crescita e occupazione sono i due obiettivi su cui abbiamo scelto di concentrare i nostri sforzi. Abbiamo una certa expertise sul tema”, sorride Rann, rivendicando per esempio che “l’Australia ha registrato 23 anni consecutivi senza recessione economica, incluso il periodo che va dal 2008 a oggi”. Non solo: l’Australia, un po’ per collocazione geografica, un po’ per lungimiranza, un po’ infine per soffrire meno la “tirannia della distanza” rispetto all’Europa, ha sviluppato legami saldissimi con l’Asia: “L’indice della prosperità economica, che geograficamente si è collocato per secoli sopra l’Europa, nello scorso secolo si è spostato in mezzo all’Atlantico, trascinato a occidente dallo sviluppo americano. Oggi l’indice, che considera la ricchezza creata da tutti i paesi, si situa alla stessa longitudine dell’India”. Sottinteso: più vicino all’Australia che infatti indirizza il 75 per cento delle sue esportazioni verso l’Asia.

 

Non sono però mancate le critiche all’organizzazione australiana del G20. Canberra avrebbe tenuto fuori dall’agenda del vertice argomenti come il “riscaldamento climatico” e la “crescita inclusiva”. La risposta di Rann non è politically correct, ma certamente in scia con quella del primo ministro Abbott che si batte da mesi per “un comunicato finale che sia innanzitutto leggibile”: “Di vertici sul clima ce ne sono ogni anno. Idem sullo sviluppo sostenibile. In un momento in cui non tutto il pianeta è tornato a crescere e a creare posti di lavoro ai ritmi pre crisi, è meglio focalizzarsi su quella che era la missione originaria del G20: crescita dell’economia reale e regolazione del settore finanziario. Questo faremo. Non sarebbe utile l’ennesimo vertice che si conclude con un comunicato in cui c’è di tutto per soddisfare tutti”. Tra i progetti in fieri, che dovrebbero essere approvati dai capi di governo, c’è un meccanismo per condividere in maniera sistematica e trasparente le informazioni sui progetti infrastrutturali in cantiere nei 20 paesi, così da attirare più partner industriali possibili. Sempre sul fronte delle infrastrutture, “su cui oggi è stimato un gap di investimenti di 70 miliardi di dollari in tutto il pianeta”, i 20 governi si impegneranno a “liberalizzare” il flusso di imprese e capitali attraverso le loro frontiere.  

 

[**Video_box_2**]L’ambasciatore conclude tornando sul fronte italiano. “Da qualche tempo registriamo finalmente un cambio di atteggiamento dei vostri imprenditori che prima ci consideravano ‘troppo distanti’. Oggi non mancano le presenze italiane in Australia: da Prysmian a Ferrero, passando per Mapei che sta aprendo un nuovo impianto nello stato del Queensland. Quindi una serie di società nel settore infrastrutturale: Ghella, Salini Impregilo, Astaldi. Il nostro paese, al di là della sua robusta performance economica, possiede delle infrastrutture legali e un capitale umano che lo trasformano in un trampolino per tutta l’Asia”. Quanto invece agli investimenti in Italia, l’attenzione sull’operato dell’esecutivo è massima, e non manca l’ottimismo: “Renzi vuole un paese con meno burocrazia e una semplificazione dei vari livelli di governo. Un paese ‘open for business’”. L’ambasciatore sottolinea per esempio gli sforzi dell’esecutivo per consentire al gruppo Westfield di avviare la costruzione di un grande centro commerciale nella periferia milanese, con possibili 17 mila nuovi occupati permanenti. La scorsa settimana, poi, il fondo Macquarie ha finalizzato l’acquisizione del 100 per cento di Sorgenia Green dalla società madre Sorgenia. “Non posso anticipare i nomi, ma so per certo che altri investimenti di taglia simile a quello di Westfield sono in arrivo”.

 

L’ambasciatore non nega che l’esito delle riforme istituzionali è un osservato speciale: “Rendere l’Italia un paese navigabile anche per investitori-outsider, ecco cosa serve”. Il primo ministro Abbott lo potrà ribadire questo fine settimana direttamente a Renzi, “cioè il primo presidente del Consiglio italiano a visitare il nostro paese, dove un milione di cittadini sui complessivi 23,6 milioni ha origini italiane – conclude gioviale Rann – E anche questo è un segnale positivo e di rottura con il passato”.

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