Fiori davanti al Parlamento canadese (foto Ap)

Crisi d'identità

Giulio Meotti

Che cosa sta succedendo in Canada, il paese più secolarizzato al mondo, e ai suoi convertiti all’islam che “cercano una identità più importante della vita confortevole nel paese nord americano”. Parla il professor Lorne Dawson, direttore del Canadian Network for Research on Terrorism.

Roma. Cosa succede quando la splendida decadenza del Canada ritratta nel film di Denys Arcand, “Le invasioni barbariche”, incontra il fanatismo dell’Is? L’attentato di ieri a Ottawa sarebbe opera di Michael Zehaf-Bibeau, un cittadino del Québec che si era convertito all’islam. E’ un convertito anche Martin Couture-Rouleau, il terrorista che il giorno prima ha investito due soldati canadesi non lontano da Montréal. Due ricercatori accademici, Scott Flower e Deborah Birkett, hanno appena pubblicato un saggio sui convertiti canadesi all’islam che hanno realizzato attentati terroristici. “Censimenti canadesi mostrano che l’islam è la religione che cresce di più nel paese. Sebbene gran parte della crescita sia dovuta all’immigrazione e ai tassi demografici, dal 2001 la popolazione islamica è cresciuta molto a causa delle conversioni religiose”. Sei progetti terroristici in Canada hanno visto la partecipazione di convertiti. John Stewart Nuttal e Amanda Marie Korody volevano far saltare in aria il Parlamento, mentre Steven Vikash Chand pianificava esplosioni contro obiettivi civili canadesi. Numerosi convertiti sono morti all’estero, come William Plotnikov in Dagestan e Xristos Katsiroubas in Algeria. Hanno tutti un’educazione universitaria. Gran parte di loro prima si definivano “atei”, come la maggioranza della popolazione canadese. Molti fanno parte dei 130 canadesi attualmente in Siria e Iraq. Dicono di trovare lì una “redenzione”. Secondo il professor Lorne Dawson, che dirige il Canadian Network for Research on Terrorism, “cercano una identità che è più importante della vita confortevole in Canada”.

 

Eccolo il paradosso canadese, che il paese più secolarizzato del mondo abbia prodotto così tanti convertiti al fanatismo assassino e che il Canada sia, proporzionalmente alla sua popolazione, il paese da cui sono partiti più volontari per il Califfato. Damian Clairmont, ucciso in Siria mentre combatteva per il califfo, era un cattolico canadese della Nova Scotia convertito all’islam. “Sono qui perché credo in qualcosa”, aveva detto al National Post prima di rimanere ucciso.

 

Lorne Dawson, che insegna alla University of Waterloo, sostiene che “la radicalizzazione dei canadesi non ha nulla a che fare con la povertà, i problemi psicologici o l’esposizione al crimine. Questi individui erano eccezionalmente ordinari. La spiegazione è la crisi di identità”.

 

[**Video_box_2**]Il Canada è un paese dall’alto benessere sostenuto da sconfinate risorse, salari elevati, grandissime libertà politiche e civili e cultura diffusa. Eppure c’è un rigetto. Secondo Dawson, i canadesi non si erano mai convertiti in nome di al Qaida, ma lo stanno facendo in gran numero per lo Stato islamico del califfo. “Perché pensano che Dio sia dalla loro parte”, sostiene Dawson. E fa l’esempio di André Poulin, un altro convertito morto in Siria nel mese di agosto dello scorso anno. “Guardavo l’hockey, andavo al cottage in estate, mi piaceva pescare, andare a caccia”, aveva detto Poulin. “Non ero uno che vuole distruggere il mondo e uccidere tutti. Ero una persona normale”.

 

Una crisi di identità che ha a che fare con l’inarrestabile secolarizzazione della società canadese. “Il Canada è una società dove la religione non ha più autorità”, ha scritto Marguerite Van Die, docente di Teologia alla Queen’s University di Kingston, Ontario. Un paese dove i primi ministri evitano diligentemente di farsi fotografare in chiesa. Un paese che ha scoperto che l’ex premier Pierre Trudeau era un devoto cattolico soltanto dopo la sua morte. Un paese dove le chiese chiudono a un ritmo vertiginoso, convertite in moschee e locali commerciali (nel film di Arcand si celebra la svendita di oggetti religiosi in una chiesa). Il Canada di recente ha introdotto anche il “primo corso di etica di stato”, il primo di questo tipo in un paese occidentale. E nel paese è stata costruita la prima mega chiesa al mondo per atei. La bandiera nera dello Stato islamico sta marciando sui resti del secolarismo. Sono queste le vere “Invasioni barbariche” che fanno da sfondo alla compiacente pellicola di Denys Arcand.

 

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.