Babbo Natale e l'eterologa, duri risvegli

Nicoletta Tiliacos

Le regioni,  che avevano promesso l’eterologa gratis a tutte, sono tornate sui loro passi, a cominciare dalla più munifica (a parole) di tutte, cioè la Toscana, che ha già emanato in proposito il suo regolamento

Lo avevamo scritto due settimane fa e ora se ne è accorta anche Repubblica: le regioni “Babbo Natale”,  che avevano promesso l’eterologa gratis a tutte, sono tornate sui loro passi, a cominciare dalla più munifica (a parole) di tutte, cioè la Toscana, che ha già emanato in proposito il suo regolamento (la seguiranno presto anche Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, ché certi conti senza l’oste sono stati fatti in modo del tutto bipartisan).

 

Dopo i 43 anni, la donna che si sottopone a pratiche di fecondazione in vitro (anche con ovociti “donati” da donne più giovani) ha scarsissime probabilità di successo. Sulla base di questo dato di fatto, da quell’età in su, anche le regioni in prima linea nella trincea dell’eterologa a carico del servizio sanitario nazionale hanno stabilito che non offriranno la prestazione, nemmeno a pagamento. 

 

“Finirà che i privati faranno ottimi affari con pazienti che il servizio pubblico non è in grado di seguire”, nota argutamente Repubblica. Meglio sarebbe seguire le pazienti (quasi sempre invano, perché il figlio non arriverà che nel 9 per cento dei casi) a carico della collettività, tanto paga Pantalone (non meno di 12.000 euro in caso di uso di ovociti esterni alla coppia)? Ma come, dicono i delusi, proprio ora che le regioni hanno approvato le loro belle “linee guida”, così complete e non bisognose di legge nazionale, va a finire che rimane tutto fermo e si scopre che l’eterologa pubblica riguarderà a malapena il trenta per cento delle donne che la chiedono? Non l’aveva pure giurato il presidente della Corte costituzionale, Giuseppe Tesauro, che si poteva partire subito?

 

[**Video_box_2**]Tornano così in pista gli avvocati del “diritto al figlio” (Tesauro dixit). Qualcuno, leggiamo su Rep., “forte della sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 40 e della nuova norma che regola la libera circolazione dei pazienti in Europa, va a farsi curare all’estero e chiede il rimborso delle spese alla propria Asl”. Congratulazioni. Si conferma la lungimiranza della “crudele” Lombardia, che ha deciso di far pagare l’eterologa in ogni caso. Chi l’ha promessa con un misero ticket, come appunto l’Emilia Romagna e la Toscana, rischia davvero di dover rimborsare a caro prezzo le cliniche di Barcellona e di Atene dove le over 43 tenteranno, senza limiti di tentativi e invano nel 90 per cento dei casi, di avere un figlio con l’eterologa.

 

Ultima notazione: le regioni dovranno rimborsare quei tentativi, se saranno costrette, con fondi extra Livelli essenziali di assistenza. Per inserire l’eterologa nei Lea, infatti, serve la famosa e vituperata legge nazionale. Quella che nessuno ha voluto, quando l’ha proposta il ministero della Salute.