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Nonne e scimmie

Che palle il razzismo su Twitter e la retorica del calcio pane e salame. Il gol di Lampard, luogo comune calcistico, la proverbiale crisi dell'Arsenal, i pasticci di Vidic e l'ennesima polemica su Balotelli.

23 Settembre 2014 alle 16:01

Nonne e  scimmie

“Che sto facendo?” Frank Lampard segna il gol dell’1-1 del Manchester City contro la squadra di cui è stato capitano, il Chelsea (foto AP)

Manchester. Quando a pochi minuti dal termine di Manchester City-Chelsea l’ex Blues Frank Lampard ha segnato il gol del definitivo 1-1 (e non voleva farlo, si vedeva da come è arrivato sul pallone, con la faccia di chi pensava “la tiro piano e male, così me la para”) la Retorica calcistica non ha retto. L’ex capitano e uomo dei record che ferma la sua ex squadra e piange sarebbe stato troppo perfino per quel bravo sentimentale sudamericano di Osvaldo Soriano. Il giornalista sportivo collettivo non ce l’ha fatta: era impossibile aggiungere enfasi e contorno, quel gol era l’apoteosi del luogo comune calcistico, roba da overdose. Sconfitti, il giorno dopo i giornalisti hanno appena accennato al fattaccio, anche se devo segnalare il capolavoro di Stefano Boldrini che sulla Gazzetta fa la retorica della retorica scrivendo che questo gol è già letteratura, che ispirerà migliaia di articoli, compreso il suo, e poi non concede nulla al sentimento. Applausi.

 

Tranquilli, ci si può sempre rifare buttandosi sull’Arsenal, la cui crisi, a mesi alterni, è il refugium di chiunque. Dalle parti dei Gunners c’è tutto quel che serve: tradizione, sfiga, sconfitte, cuore, grandi vittorie, giovani, bolliti, speranze infrante e qualche citazione di Nick Hornby che fa un po’ anni Novanta ma anche tanto cool. La crisi dell’Arsenal è come il caos a Gaza o la scomparsa delle api, se ne può sempre parlare senza apparire fuori contesto. Nel frattempo però da quelle parti godono per i pareggi e le sconfitte delle dirette avversarie nell’ultimo turno e per la bella vittoria contro l’Aston Villa e il simpatico Piers Morgan può ricominciare a bullarsi su Twitter. Il tutto in attesa del solito tracollo di aprile-maggio.

 

Che cosa ha in serbo Vidic. Ci sono due immagini del fine settimana che illustrano la differenza fra il campionato italiano e la Premier League. La prima è l’orrido pasticcio con cui Vidic ha regalato un gol al Palermo al terzo minuto, errore che non nasce dal limite tecnico ma dall’atteggiamento di sufficienza di un giocatore arrivato con le infradito per una lunga vacanza ben pagata dopo aver dato tutto quello che aveva in Inghilterra. Arriva, si fa cacciare per un applauso sciocco, regala un gol fuori casa, fra poco lo troveranno a fare bisboccia in Corso Como come un ricco turista qualunque. E’ tutto parte del complesso da cimitero degli elefanti di cui il calcio italiano è ormai preda. Il suo opposto logico – ed ecco la seconda immagine – è Cambiasso che segna un gol fondamentale per il Leicester nella pazzesca vittoria contro il Manchester United. Ora, è vero che lo United ha una difesa che prima delle immagini di Palermo faceva rimpiangere Vidic, ma intanto il Cuchu è lì che lotta, gioca palloni e li butta dentro. Il giocatore scartato malamente dall’Italia per sopraggiunti limiti di età s’inventa una nuova vita in una squadra della provincia inglese. La serie A rammollisce, la Premier ringiovanisce.

 

Nonnismi. Una volta i telecronisti avrebbero detto che la corsa di Florenzi ad abbracciare la nonna è un gesto che “fa bene al calcio”. Direi piuttosto che è un gesto che fa bene al calcio pane e salame, ottimo materiale da commedia all’italiana, con le sue storie di borgata e gli iperbolici provincialismi che relegheranno per sempre la Serie A al rango di piccolo mondo antico. In tribuna mancavano giusto lo zio ubriaco e il carrello dei bolliti. La nonna è sacra per sua natura, ma non per questo deve essere inclusa a forza in quella rappresentazione caricaturale dell’italianità che evidentemente esercita un fascino irresistibile. Per le prossime esultanze suggerisco l’abbraccio con il pizzettaro, il baciamano, il giro di campo in vespa, la biciclettata della parrocchia, il reggicalze di Edwige Fenech e una spaghettata aglio e olio nel dopopartita. Se poi la Roma finisce in Europa League si festeggia: giovedì gnocchi.

 

Apperò. Sono rimasto ammirato dall’ultima indagine sul tifo italiano condotta da Demos-coop e commentata qualche giorno fa su Repubblica da Ilvo Diamanti: non pensavo servisse uno studio approfondito per scoprire che “allo stadio ci va una minoranza”, o che “il tifo resta un sentimento diffuso”. Certo è una bella sorpresa leggere che “il tifo è alimentato da ragioni diverse. Fra le altre: i campanilismi, l’attaccamento locale. E il risultato. Le vittorie”, così come ci stupiamo ad apprendere che “il calcio ha preso il posto della politica” e che “il senso di antagonismo conta ancora molto”. Roba forte, insomma, che meriterebbe almeno un paio di approfondimenti editorialeggianti su, che so, il paese dei campanili o su come il berlusconismo ha cambiato anche il calcio. Materiale perfetto per un bel fondo sferzante di Beppe Severgnini. Peccato che fosse già impegnato: dopo un’analisi approfondita di quasi due settimane, infatti, ieri Sir Beppe ha svelato a tutti noi che l’idea di Apple di regalare agli utenti di iTunes l’ultimo album degli U2 è una mossa di marketing.

 

Scimmie chimiche. Onore a Balotelli, che con il suo tweet anti Manchester United ha finalmente dimostrato a tutti che pure noi inglesi siamo dei razzisti niente male. I vari “scimmia” che si è beccato super Mario, accanto agli auguri di beccarsi l’ebola, almeno mi eviteranno di leggere in futuro sui giornali italiani grandi elogi della società multiculturale inglese e di come i tifosi di calcio da queste parti siano tutti politicamente corretti. E invece no: siamo stronzi, brutti, sporchi e cattivi pure noi. Anche se qui i razzisti li arrestano.

 

Cattive acque. Katherine Fontenele (23 anni), nuova fidanzata del presidente della Federcalcio brasiliana Marco Polo del Nero (73), si dispera per le difficoltà che il movimento calcistico verdeoro sta attraversando dopo i Mondiali (la foto è stata scelta dopo le proteste via Twitter di alcuni non-lettori scandalizzati dalle troppe nudità)

 

Califfato mondiale. Theo Zwanziger è una persona ragionevole, e per questo la Fifa lo smentisce. Il membro tedesco dell’esecutivo della Fifa ha detto che il Mondiale in Qatar è una boiata pazzesca, gli spettatori schiatteranno per il caldo e nessuno dovrebbe osare prendersi questo rischio, nemmeno se gli stadi hanno l’aria condizionata. Anche i medici dicono che è una follia. Che abbia ragione è appena ovvio; che la Fifa dell’eterno Blatter la pensi diversamente è praticamente obbligatorio. Visto come gira il vento, poi, è possibile che il caldo sarà il minore dei problemi di quel Mondiale nato per compiacere chissà quale amico di Blatter. A quel punto ci sarà forse il Califfato, e la Fifa cercherà di tenerselo buono dandogli un paio di posti nel board.

 

Si consiglia di leggere questo articolo davanti a un camino Jack's

 

 

 

Jack O'Malley

Jack O'Malley nasce a Sheffield quando lo United era in seconda divisione. Dopo un'infanzia felice trascorsa nel cottage di famiglia nello Yorkshire, si trasferisce nella capitale per iniziare una lunga carriera in tutti i settori del giornalismo, fino ad approdare – dopo una parentesi di dieci anni in Italia – all'argomento che più ama: la Premier League. Adora il tè delle cinque, le passeggiate col suo setter nella calma di Hyde Park e non disdegna un buon bicchiere di brandy. Pensa che non ci sia nulla di più bello di Londra avvolta dalla nebbia o sotto la pioggia. Uomo dallo spiccato sense of humour, per il Foglio scrive ogni martedì di calcio inglese nella rubrica "That win the best", titolo che non lo entusiasmava finché dalla redazione non gli hanno spiegato che era la citazione di un film italiano. E' su twitter.

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