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La coscienza ubriaca

La teologia col forcone del vescovo di Anversa contro Paolo VI e Wojtyla

Tutti i mali della chiesa nascono dalla Humanae Vitae e nella Familiaris Consortio. Urge svolta bergogliana.

10 Settembre 2014 alle 09:45

La teologia col forcone del vescovo di Anversa contro Paolo VI e Wojtyla

Papa Francesco (Foto LaPresse)

Roma. E’ un bel problema cercare di risolvere ora con un doppio Sinodo, e usando non toppe bensì cure definitive, problemi che risalgono al 1968, quando Paolo VI scrisse e promulgò l’Humanae Vitae. Mons. Johan Bonny, già collaboratore del cardinale Walter Kasper al Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e oggi vescovo di Anversa, città di quel Belgio dove le chiese – quando non sono convertite in mercati ortofrutticoli come a S. Caterina, pieno centro di Bruxelles – rimangono per lo più vuote, è convinto che “la crescente distanza tra l’insegnamento morale della chiesa e la visione morale dei credenti” affondi le radici proprio nell’immediato post Concilio, quando “questa materia” fu in gran parte sottratta alla collegialità dei vescovi e vincolata in modo quasi esclusivo al primato del vescovo di Roma”. Dopo anni di intenso confronto conciliare, Paolo VI decise di sterzare: “Con l’Humanae Vitae, di quella collegialità rimaneva pochissimo”. Il Concilio – nota il presule in una lettera scritta “a titolo personale e in qualità di vescovo dell’Europa occidentale” – “aveva previsto che il Papa prendesse una decisione in relazione al ‘problema della popolazione, della famiglia e delle nascite’, ma non aveva affatto previsto che lui abbandonasse la ricerca collegiale del maggior consenso possibile”. Insomma, Montini andò “contro il parere della commissione di esperti da lui stesso nominata, della commissione di cardinali e vescovi che avevano lavorato su questo tema, della grande maggioranza dei teologi morali, dei medici e degli scienziati, delle famiglie cattoliche”. Daniel Deckers, biografo del cardinale Karl Lehmann, ha scritto sulla Faz che a essere criticata non è solo la condotta di Paolo VI, ma anche quella di Karol Wojtyla: “Ancora più in basso si è andati con la Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II”. Secondo il vescovo di Anversa, “la linea dottrinale della Humanae Vitae è stata trasformata in un programma strategico portato avanti con mano forte”, con il risultato di fomentare una discordia che “non può più continuare”. Si rammarica, il prelato belga, che “la coscienza, nell’insegnamento della chiesa su sessualità e matrimonio, pianificazione familiare e controllo delle nascite” sia stata “messa in secondo piano”, perdendo “il suo posto legittimo in una sana riflessione di teologia morale”. Si guardi la Familiaris Consortio, “dove non c’è che un piccolo accenno al giudizio personale della coscienza circa il metodo della pianificazione familiare e del controllo delle nascite. Tutto, lì, è posto nel segno della verità del matrimonio e della procreazione così come la chiesa la insegna, unitamente all’obbligo che hanno i credenti di far propria questa verità e di metterla in pratica”.

 

Dialogare con il mondo

Invece, basterebbe riprendere in mano la Dichiarazione che i vescovi belgi scrissero un mese dopo la promulgazione della Humanae Vitae, in cui osservavano che “il giudizio sull’opportunità di una nuova trasmissione della vita appartiene in ultima istanza ai genitori stessi, che devono deciderne davanti a Dio”. E poi, ha aggiunto, è “fuori luogo” contrapporre la pastorale alla dottrina, visto che “la pastorale ha tutto a che fare con la dottrina, e la dottrina con la pastorale”. Non si può, insomma, dire che il Sinodo tratterà solo di approcci pastorali senza intaccare le norme dottrinali: “Se la chiesa vuole aprire nuove strade per l’evangelizzazione del matrimonio e della famiglia nella nostra società”, i vescovi riuniti a Roma dovranno mettere in discussione tutto. A cominciare, s’intende, dalla questione che ha a che fare con il riaccostamento dei divorziati risposati alla comunione: la chiesa – aggiunge mons. Bonny – “non può ignorare o trascurare il loro bisogno spirituale e la loro domanda di poter ricevere la comunione come mezzo di grazia”. Ciò che serve, ha sottolineato ancora, dando voce anche a una parte consistente dell’episcopato mitteleuropeo, favorevole a un adeguamento della pastorale alle “situazioni fino a qualche anno fa inedite”, è il dialogo: solo così, infatti, la chiesa può scoprire dove oggi Dio stia agendo e dove oggi si trovino le sfide per la chiesa stessa e per il mondo”.

 

Ieri, intanto, è stato diffuso l’elenco dei duecentocinquantatré membri che prenderanno parte al Sinodo di ottobre. Dei quasi duecento padri sinodali, il Papa ha scelto personalmente ventisei tra cardinali, vescovi e sacerdoti, dando spazio a ogni orientamento. Nel gruppo ci sono, tra gli altri, Walter Kasper, l’arcivescovo emerito di Bruxelles Godfried Danneels, Angelo Scola e Carlo Caffarra. Quattordici le coppie di sposi che parteciperanno.

 

(Articolo modificato il 10 settembre alle ore 17:48)

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