cerca

I “killing fields” dell’Iraq

Il silenzio sugli innocenti. Così Amnesty glissa sui “nazareni”

“Ethnic cleansing on historic scale”. Si intitola così l’importante rapporto di ventisei pagine che l’organizzazione non governativa Amnesty International dedica all’Iraq, alla persecuzione delle minoranze. Tranne di quella dei cristiani.

4 Settembre 2014 alle 13:12

Il silenzio sugli innocenti. Così Amnesty glissa sui “nazareni”

Cristiani iracheni rifugiati nella chiesa di San Giuseppe A Erbil, in Iraq (Foto AP)

Roma. “Ethnic cleansing on historic scale”. Si intitola così l’importante rapporto di ventisei pagine che l’organizzazione non governativa Amnesty International dedica all’Iraq, alla persecuzione delle minoranze e ai “killing fields” istituiti dallo Stato islamico, accusato da Amnesty di “sistematica pulizia etnica nel nord e crimini di guerra fra cui uccisioni sommarie e rapimenti di massa contro appartenenti a minoranze etniche e religiose”. Si denunciano gli stupri, le conversioni forzate all’islam e le stragi di yazidi e turcomanni. Eppure non si parla, strano ma vero, delle stragi di cristiani. Ci sono i massacri di Kocho, Qiniyeh, Jdali, i villaggi a maggioranza yazida, dove gli islamisti hanno sepolto vivi gli abitanti. Amnesty parla di decine e decine di uomini e ragazzi della zona di Sinjar rastrellati, caricati su camion e poi massacrati in gruppo o uccisi individualmente. “Nella sua brutale campagna per eliminare ogni traccia di popolazioni non arabe e non sunnite, lo Stato islamico sta portando avanti crimini orribili e ha trasformato le terre coltivate di Sinjar in campi della morte che grondano sangue”, si legge nel rapporto.

 

Ma sui massacri di cristiani, Amnesty glissa. Quando affronta le conversioni di massa, i due terzi del capitolo riguardano gli yazidi. Dei cristiani si parla quando il rapporto affronta la distruzione di chiese e santuari nella piana di Ninive. Ma sembra che nessun cristiano sia stato ucciso. Come riporta invece l’organizzazione Aiuto alla chiesa che soffre, dal 2003 a oggi, a Mosul sono stati uccisi mille cristiani per la loro fede.

 

E’ di ieri la notizia che a Bartalah i fondamentalisti islamici hanno torturato e ucciso un cristiano. C’è anche il nome, Salem Matti Kourki. Uno dei famigliari ha raccontato che l’uomo non aveva voluto e potuto abbandonare la cittadina di Bartalah assieme alla famiglia, al momento dell’invasione degli islamisti. Si era così rintanato in casa per oltre tre settimane, alimentandosi grazie alle scorte. Due giorni fa, avendo terminato cibo e acqua, Salem era uscito di casa per recuperare qualche genere alimentare. Di fronte alla chiesa della Vergine Maria, in pieno centro cittadino, è stato fermato dall’Isis. I miliziani hanno cercato di convertirlo all’islam. Al suo rifiuto, Salem è stato giustiziato.

 

[**Video_box_2**]Il vicario anglicano sui bimbi cristiani

Amnesty non fa menzione del caso di una famiglia cristiana assira di Mosul. Terroristi dello Stato islamico sono entrati nella loro casa, chiedendo il pagamento della “jizya”, la tassa imposta ai non musulmani nel Califfato. Non potendo la famiglia pagare, i terroristi hanno stuprato la madre e la figlia di fronte al padre. Quest’ultimo si è poi tolto la vita. Quattro donne cristiane sono state invece uccise per strada perché non indossavano il velo. A Mosul, lo Stato islamico ha iniziato a circoncidere i cristiani in città, come segno della conversione all’islam. 45 chiese sono state distrutte o trasformate in moschee. “E’ in corso un olocausto dei cristiani”, aveva denunciato, ai microfoni della Cnn, Mark Arabo, leader cristiano, che ha parlato di “sistematica decapitazione di bambini” da parte dell’Isis. “I bambini vengono decapitati, le madri violentate e uccise e i padri impiccati”. La drammaticità di quanto ha detto Mark Arabo colpisce il giornalista della Cnn, Johnatan Mann, che gli chiede: “Stanno decapitando bambini?”. Risposta: “Lo stanno facendo sistematicamente”. Bambini cristiani.

 

In effetti, a Qaraqosh, un fanciullo cristiano di cinque anni di nome Andrew è stato decapitato dallo Stato islamico durante la presa della città. Perché Amnesty non fa cenno a lui? Il caso è stato sollevato sulla stampa dalla denuncia del vicario anglicano dell’Iraq, Canon Andrew White, che nella sua chiesa aveva battezzato il bambino. Il piccolo portava anche il nome del sacerdote. Ha fatto il giro del mondo la fotografia di un padre cristiano, Adib Elias, che di fronte alla chiesa di San Giuseppe di Irbil tiene in mano la fotografia del figlio di quattro anni, David, ucciso dai miliziani islamici. Perché il nome del bambino cristiano non compare nelle liste di Amnesty?

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi