Enrico Letta (Foto Lapresse)

Il candidato inesistente

Redazione

La Mogherini c’è. I sogni di carta di un Letta-bis (almeno in Ue)

Enrico Letta se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciato!”. A rileggere certi ritagli di stampa di questi ultimi mesi, rappresentazione di un partito di carta e d’establishment che aveva preso così tanto a cuore le sorti dell’ex presidente del Consiglio Letta al punto da lanciarlo a suon di retroscena verso i vertici dell’Unione europea, per descrivere lo status di cotante vedove inconsolabili verrebbe da parafrasare la velenosa irridenza di Palmiro Togliatti contro Elio Vittorini che annunciava l’abbandono del Pci. Ma forse il giovane (vecchio) Letta non merita tanta enfasi. Oppure, alla luce della nomina avvenuta di Federica Mogherini a capo della diplomazia europea, come da programma renziano della prima ora, ce la si potrebbe cavare con una battuta: dopo gli endorsement pesanti di Pier Luigi Bersani (“L’ipotesi di Letta presidente dell’Ue non è affatto campata in aria. Per l’Italia sarebbe un gran colpo”, 27 giugno) e Corrado Passera (“Se davvero l’Italia può avere un Mr Pesc, perché non puntare a un candidato non divisivo come Enrico Letta?”, 16 luglio), ci si poteva attendere sorti migliori per il futuro europeo dell’ex premier? Fuor di malignità e d’ironia, è certo degno di nota il battage mediatico anti Mogherini e pro Letta di queste ultime settimane.

 

Un buco nell’acqua, perché sull’acqua era fondato. Nonostante le numerose “fonti diplomatiche”, rigorosamente anonime, citate in un informatissimo articolo della Stampa, nel quale il nome di Letta registrava “il pieno appoggio di Hollande e molto di più da parte di David Cameron”, così titolato: “Al timone del Consiglio Ue tutti con Letta, tranne l’Italia”. Tutto falso, smentiva Palazzo Chigi, dell’ex premier non si era nemmeno parlato. Smentiva anche il presidente Herman Van Rompuy, ma niente. E così spuntarono le ormai celebri “fonti del Ppe”, anche loro pro Letta, che – poi si svelò – coincidevano con l’ex commissario italiano Antonio Tajani. Ora, a nomine avvenute, la smentita fornita dai fatti è inoppugnabile. Restano però in archivio un paio di veementi editoriali del Corriere della Sera (Franco Venturini e Antonio Polito) che invitavano Renzi a “non essere timido, ad appoggiare l’ex premier”. E’ la nostalgia del cacciavite e dei giovani vecchi tromboni. Il sogno d’establishment di un inconcludente Letta bis che si infrange. Perlomeno in Europa.

 

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