Amazon Fire TV (Foto Lapresse)

Amando Amazon

Annalena Benini

Mentre cerco di capire perché dovrebbe essere un danno per i libri abbassare i prezzi dei libri, Amazon è già da un’altra parte: ha appena speso novecentosettanta milioni di dollari (un po’ più di quello che spenderei su Amazon ogni mese se potessi) per comprare, a sorpresa, Twitch.

Mentre io aspetto fiduciosa il libro che ho comprato su Amazon dieci minuti fa, e mi basta, perché so che arriverà sul mio tavolo in fretta e in fretta ce l’avrò in mano e mi sembrerà che il futuro sia perfetto così, con l’aggiunta di un pupazzetto con gli occhi grandi (abnormi) che avevo promesso a un bambino in cambio di otto baci sulla guancia, comprato direttamente dal telefono, mentre cerco di capire perché dovrebbe essere un danno per i libri abbassare i prezzi dei libri, Amazon è già da un’altra parte: ha appena speso novecentosettanta milioni di dollari (un po’ più di quello che spenderei su Amazon ogni mese se potessi) per comprare, a sorpresa, Twitch. Cose di videogiochi, come può essere interessante, come può esserci, lì dentro, la visione del futuro? Il lettore di carte di credito di Amazon, grande come un pacchetto di caramelle, da attaccare allo smartphone tramite il buchino per gli auricolari è una cosa geniale: si può usare la carta di credito anche alle bancarelle, anche per comprare i cartocci di castagne per strada, ma guardare il video di un tizio ipnotizzato che gioca a un videogioco, non è meglio andare al cinema? Infatti io aspetto un libro di carta, mentre Amazon ha comprato un altro pezzo di mondo: il mondo di cinquantacinque milioni di visitatori che ogni mese stanno ore e ore su Twitch.tv (sette milioni lo fanno ogni giorno) a guardare giocatori alle prese con un videogame. Un ragazzino in maglietta e cuffie gioca a “StarCraft II”, o alla “Black Monster Cup”, e si vede la sua faccia in un angolo del video, e venticinquemila persone stanno sul sito a guardarlo, per ore. Si può anche chattare e commentare (i campioni nelle pause del gioco cercano di rispondere alle domande su quale pozione sia più potente per ammazzare il mostro viola), è il social network di quelli che sparano agli alieni nella foresta pluviale con il raggio laser (sicuramente non è un raggio laser ma qualcosa di molto meno obsoleto), forse è anche un posto dove ci si fidanza, se si riescono a guadagnare molte vite e quindi una certa popolarità. La vanità, in questo caso, sta nello scegliere l’inquadratura migliore, il cappello più strano, le cuffie più colorate, mentre ci si trasforma in un drago alato per salvare il mondo, o si distruggono muraglie con un piccone per arrivare al cielo.

 

E’ un mondo complicato, pieno di sigle e di emoticon, in cui si può impazzire se il computer carica i video troppo lentamente. Un ragazzo o una ragazza stanno lì, soli in una stanza, gli occhi fissi sullo schermo, di solito sono molto pallidi, quasi verdi, e molto concentrati e fieri, e milioni di persone li guardano, magari passano soltanto di lì, oppure fanno il tifo, o esultano in gruppo quando lo sbruffone perde e muore, con una fila lunghissima di faccine che ridono (una delle cose preferite di sempre, in cui non c’è guerra della tradizione contro la modernità, è vedere la gente perdere, soffrire, cadere nella polvere), oppure, dopo aver esultato per la sconfitta, si innamorano. E’ un po’ come quando guardavamo giocare al flipper il bello della spiaggia, per ore, ammirando l’eleganza con cui faceva girare quella pallina, e ci appoggiavamo sempre più al flipper fino a che il bellone chiedeva gentilmente di spostarci perché non riusciva più a vedere la pallina? E’ come guardare il tennis alla televisione? Non è niente di tutto questo, è un altro modo di stare al mondo (e di fare soldi) e di tenersi compagnia, con i pollici velocissimi, mentre qualcun altro, più vecchio, aspetta placido la consegna di un libro di carta.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.