Federica Mogherini, ministro degli Esteri (Foto Lapresse)

Mogherini e il potere molle dell'Europa

Redazione

Il ticket che si sta delineando per le istituzioni europee, in vista del vertice straordinario di sabato sulle nomine, comporta opportunità e rischi. Secondo diverse indiscrezioni, i capi di stato e di governo sono vicini a un accordo sulle nomine di Mogherini e Tusk.

Il ticket che si sta delineando per le istituzioni europee, in vista del vertice straordinario di sabato sulle nomine, comporta opportunità e rischi. Secondo diverse indiscrezioni, i capi di stato e di governo sono vicini a un accordo sui due nomi da affiancare al nuovo presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker: Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera e Donald Tusk alla presidenza del Consiglio europeo. La scelta del premier polacco per il posto occupato da Herman Van Rompuy avrebbe fatto cadere le obiezioni di alcuni paesi dell’est nei confronti del ministro degli Esteri italiano per le sue posizioni giudicate troppo filo-russe. I due rappresenterebbero una svolta politica, generazionale e geografica degli assetti europei. Riformatore, liberale e atlantista, Tusk è il volto della nuova Europa che ha saputo rinnovarsi e prosperare malgrado la crisi. Giovane, donna e preparata, Mogherini può dare nuovo impulso all’ininfluente Servizio di azione esterna dell’Unione europea che erediterebbe da Catherine Ashton. Rimangono alcune incognite sul via libera definitivo dei capi di stato e di governo. Mogherini è osteggiata dalla Lituania: l’ex premier lettone Valdis Dombrovskis potrebbe costituire un’alternativa a Tusk. Al di là dei nomi, il pericolo è la continuità con la coppia Van Rompuy-Ashton, che cinque anni fa venne preferita a un ticket forte (Tony Blair era candidato alla presidenza del Consiglio Europeo). Durante la crisi dell’euro, Van Rompuy non ha esercitato alcuna leadership su Berlino e Parigi. Lady Ashton non ha mai saputo (o voluto) elevare quella europea a politica estera. Come ha sottolineato Jan Techau del Carnegie Europe, poco importa se Mogherini sia “forte o debole”, ma “non deve contare sugli stati membri per sostenerla nei suoi sforzi per portare più coesione alla politica estera dell’Ue”, perché faranno di tutto per tenere la diplomazia nelle loro mani.

 

La nomina di Mogherini costituirebbe una vittoria della perseveranza europea di Matteo Renzi, facilitata dalla decisione di accettare le sanzioni contro la Russia e di armare i curdi contro lo Stato islamico. Ma la battaglia per cambiare verso alle istituzioni Ue non si esaurirà il 30 agosto: Renzi dovrà difendere la “sua” Mogherini per evitare che il soft power europeo venga definitivamente declassato a “potere molle”.