Ricardo Salgado, ex guida dell'Espírito Santo, agli arresti per il fallimento dell'istituto portoghese (Foto Ap)

Banco Espirito Santo, storia di un fallimento

Maurizio Stefanini

Un istituto storico, salvato dalle casse dello Stato portoghese (rispettando le norme Ue). Così è nata ed è entrata in crisi la più importante banca di Lisbona.

La Commissione europea ha approvato il piano di salvataggio per il gruppo bancario portoghese Banco Espirito Santo (Bes) e verrà creata una "banca ponte", nella quale saranno trasferite le attività sane di Bes. Ciò, sottolinea la Commissione, permetterà il rilancio dell'istituto ed "è in linea con le norme sugli aiuti di Stato dell'Ue". Le misure decise dalle autorità portoghesi consentiranno la liquidazione ordinata della 'bad bank' e forniranno alla banca provvisoria "le risorse necessarie per valorizzare al massimo i propri asset durante la procedura di cessione, limitando al tempo stesso le distorisioni della concorrenza dovute all'intervento pubblico". Inoltre il Fondo per la risoluzione del Portogallo fornirà 4,9 miliardi di euro di capitale alla "banca ponte" e un prestito dallo Stato portoghese di 4,4 miliardi. Questa la cronaca. Altra cosa è la storia di questa banca.

 

In Italia il Banco di Santo Spirito, confluito nel 1992 nel nuovo Banco di Roma, si chiamava così perché nel 1605 papa Paolo V lo aveva creato per garantire il finanziamento dell’Arcispedale di Santo Spirito in Saxia. Il Banco Espírito Santo, che adesso minaccia un’economia portoghese appena in fase di ripresa, deve invece il suo nome a José Maria do Espírito Santo Silva, entrato in affari nel 1869 ad appena 19 anni. Ufficialmente il padre era ignoto, da cui quel cognome da trovatelli: “figlio dello Spirito Santo”. Ma l’aver avuto in così giovane età abbastanza risorse e appoggi da creare un’istituzione finanziaria destinata a fare la storia del Portogallo per oltre un secolo e mezzo accredita l’ipotesi che in realtà il genitore occulto fosse un ricco signore, probabilmente il potentissimo Simão da Silva Ferraz da Lima Castro, primo conte di Redufe, intendente generale della polizia, ambasciatore in Germania e in Francia, Commendatore e Gran Croce dell’Ordine Militare di Cristo.

 

José Maria iniziò con una casa di cambio. Poi si legò al lotto spagnolo, in quanto dava premi maggiori di quello portoghese. Già a 28 anni, quando visitò l’Esposizione mondiale di Parigi del 1878, aveva iniziato a trattare immobili e gestire fondi e crediti. Nel 1890 mostrò il suo fiuto vendendo un bel po’ di titoli del debito spagnolo poco prima che crollassero. Nel 1906 iniziò a investire nello zucchero della colonia portoghese del Mozambico. Nel 1913 vi aggiunse il cotone, raccolto nell’altra colonia dell’Angola. Morto nel 1915, fu suo figlio Ricardo Ribeiro Espírito Santo che il 9 aprile 1920 trasformò la società di famiglia nel Banco Espírito Santo (Bes), con un capitale sociale di 3.600 conti e 490 mila azioni. Il primo segretario fu il fratello Manuel Ribeiro, appena 26enne.

 

Nel 1926, per risolvere una grave crisi, venne chiamato al ministero dell’Economia António de Oliveira Salazar, che dal 1932 diventerà capo del governo rimanendovi fino alla morte, nel 1968. Quello di Salazar fu una singolare mescolanza tra corporativismo cattolico e rigorismo finanziario di stampo einaudiano, il tutto mescolato da un’ideologia vicina al Fascismo, ma che non gli impedì durante la Seconda Guerra Mondiale di appoggiare sostanzialmente gli Alleati. Ricardo divenne il principale consigliere economico del dittatore e così il Bes crebbe di peso e, dopo la fusione del 1937 con il Banco Comercial de Lisboa nel Banco Espírito Santo e Comercial de Lisboa (Bescl), si consolidò come prima banca nazionale. Sposato con la figlia di un influente finanziere ebreo di Gibilterra, Ricardo ebbe come ospite in casa sua il Duca di Windsor: ex re di Gran Bretagna che aveva abdicato per sposare l’americana Wallis Simpson, e che i tedeschi pensavano di poter rimettere sul trono su una posizione loro favorevole. Approfittò dunque della neutralità portoghese durante la Seconda Guerra Mondiale e delle sue relazioni per fare affari con tutti, e nel 1945 il Besl raddoppiò le proprie partecipazioni, quadruplicò la sua capitalizzazione in Borsa e sestuplicò i suoi depositi.

 

Nel 1955, dopo la morte di Ricardo alla testa del gruppo andò il fratello Manuel. Il gruppo era diventato un impero imprenditoriale che spaziava dall’alimentazione agli idrocarburi, passando per il tessile e la cellulosa. Nel 1972 la Besl si internazionalizza partecipando a Londra alla fondazione della Libra Bank. Nel 1973, assieme alla First National City Bank of New York, inaugura in Angola il Banco Inter-Unido. Ma in quello stesso anno, la morte di Manuel provoca una guerra di successione familiare tra il figlio Manuel Ricardo e i cugini pronti a insediarsi al comando del gruppo. Sarà la Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974, che determinò la caduta dell’Estado Novo, a decretarne la fine (temporanea). La Besl viene nazionalizzata, otto membri della famiglia finiscono in carcere accusati di complicità con il tentativo di golpe di António de Spínola.

 

I radicati rapporti di amicizia tra gli Espírito Santo e alcune dinastie reali, in Spagna, e capitaliste, come gli Agnelli, i Rotschild e i Rockfeller, nonché grazie all’aiuto di JP Morgan, Royal Bank of Canada e Crédit Agricole, aiuteranno il gruppo a sopravvivere fuori dal Portogallo. Verranno così fondate il Banco Interatlântico (Bia) e il Banco Internacional de Crédito (Bic).

 

Esaurita la spinta centralista della rivoluzione, nel 1985 i discendenti di José Maria riaprirono in terra lusitana una banca privata. Dal 1990 la famiglia recupera lo storico Bes e alla guida dell'Espírito Santo succede il cugino Ricardo Salgado. Con lui il gruppo torna a rappresentare oltre il 20 per cento del mercato portoghese. Nel 2013, Bes, una volta terminato l’intervento della troika in seguito alla crisi del paese, è la prima banca a ritornare sui mercati. Almeno sino allo scorso maggio quando in seguito alla crisi e a un’esposizione gravissima tra gennaio e agosto, le sue azioni perdono l’80 per cento del valore. Il 24 luglio Ricardo Salgado, già Economista dell’Anno in Portogallo nel 1991 e Personalità dell’Anno in Brasile nel 2001, finisce agli arresti domiciliari.