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Gli scissionisti

Giulio Meotti

In Hamas c’è uno scontro fra i duri legati a Teheran e i “corrotti” che si godono la vita in Qatar.

Dal 1994 c’è una bomba israeliana a orologeria con appiccicato il suo nome. Da allora, Mohammed Deif sfida la morte ogni giorno. Due giorni fa l’aviazione israeliana ha bombardato la sua abitazione a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza. E’ la riprova che Deif è ancora il capo militare di Hamas. Confinato su una sedia a rotelle, Deif ha perso gambe e braccia in uno strike israeliano otto anni fa. “Farà la fine di tutti i terroristi”, ha promesso ieri il deputato ed ex ufficiale dei servizi segreti Yisrael Hasson. Nessun leader di Hamas ha vissuto a lungo quanto lui. I caccia israeliani hanno bombardato anche l’abitazione di Imad al Alami, storico uomo di Hamas a Teheran e un altro leader di questi “scissionisti”, l’ala militare e politica di Hamas legata all’Iran. E’ in corso, infatti, una lotta per il potere dentro Hamas che vede contrapposti quanti, legati al pietismo sunnita e all’ideologia dei Fratelli musulmani, vogliono fare di Gaza una “comunità religiosa modello” da cui condurre la lotta contro Israele e i militari “iraniani” come Deif, che stanno usando Gaza come mera rampa di lancio per il jihad contro gli ebrei. Il maggiore analista israeliano sulla sicurezza, Ron Ben-Yishai, scrive che la battaglia di Gaza si gioca a Sajaiyya e che Israele vincendo lì manda un messaggio anche a Hezbollah: “Non provateci”. Israele può vincere la guerra casa per casa.

 


A capo di questa corrente c’è Marwan Issa, che guida le delegazioni militari di Hamas a Teheran. Con la sua nomina, gli analisti israeliani parlarono di “pasdaranizzazione di Hamas”. Seguendo il modello iraniano, Deif e Issa vogliono che i capi di Hamas siano sia chierici sia militari, non ricchi esuli. I due sono i capifila della generazione di oltranzisti opposta ai “pragmatici” di Ismail Hanyieh, l’ex capo di gabinetto dello sceicco Ahmed Yassin e poi premier a Gaza, sensibili al richiamo della culla sunnita, alla cui testa c’è il Qatar. Governare un lembo di terra o continuare la resistenza? I leader di Hamas in esilio non hanno più il controllo dell’apparato militare che sta conducendo la guerra intestina contro Israele.

 


I due “iraniani”, Mohammed Deif e Marwan Issa discutono alla pari con Khaled Meshaal e con la dirigenza in esilio nell’emirato di Doha, ignorano Haniyeh e collaborano con Hezbollah. Quell’Hezbollah definito “partito di Satana” dall’imam del Qatar, Yusuf al Qaradawi, i cui sermoni sono frequentati proprio da Meshaal. Gli “iraniani” di Gaza odiano il potere statuale di Abu Mazen, tanto che nel 2009 Hamas mise in giro la voce che la Cia avesse collaborato con l’Autorità nazionale palestinese per tentare di uccidere Deif e Issa. Deif e Issa sono contrari a qualsiasi governo di unità nazionale fra Anp e Hamas.

 


E’ il paradosso di Hamas: governare Gaza o fare il jihad? La resistenza islamica gestisce istituzioni, accoglie emiri e ministri degli Esteri, ma restano forti le spinte che nascono dalla base e dalla memoria dei tanti “martiri”, da quanti pagano il prezzo più alto nella guerra agli ebrei. A Gaza, sotto le bombe, ci sono i duri e puri. Non essendo nei Territori palestinesi i capi che vivono all’estero, come l’egiziano Marzouk e il qatariota Meshaal, hanno il vantaggio di non patire la pressione d’Israele, ma anche lo svantaggio di essere privi di una reale base popolare.

 

Nei giorni scorsi sono uscite impressionanti fotografie di Meshaal nel suo esilio in Qatar, mentre fa ginnastica, gioca a tennis, guarda la guerra di Gaza in televisione e cena in un ristorante. Chi le ha diffuse? Molto probabilmente i nemici di Meshaal dentro Hamas per screditarlo, mentre sale la conta dei morti sotto Israele. Voci insistenti circolano sulla ricchezza personale di Meshaal, pari a oltre due miliardi di dollari, depositata nelle banche del Qatar. Preso di mira anche Taher al Nunu, braccio destro di Haniyeh, appena fotografato dentro un albergo di lusso in Qatar. Polemiche anche sulla ricchezza personale di Haniyeh, che ha acquistato per quattro milioni di dollari un lotto di terra a Rimal, la fascia costiera di Gaza City. Per evitare imbarazzi, l’ex premier ha registrato l’acquisto a nome della figlia.

 

Ma lo scandalo più grande per Haniyeh riguarderebbe tre sorelle, Kholdiyeh, Laila e Sabbah. Sorelle, cognati e nipoti, cittadini a pieno titolo dello stato ebraico, perché hanno sposato i membri di un clan beduino del deserto del Negev. E’ “la famiglia israeliana” dell’ex premier di Hamas. Cittadini di uno stato che ogni giorno cerca di uccidere i pasdaran della Striscia di Gaza. Nel mazzo di carte dei ricercati da Israele ci sono sempre loro. Gli assi di picche.
Giulio Meotti

 

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  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.