Una delle immagini diffuse dallo Stato islamico (Fonte: Twitter)

Così lo Stato islamico addestra le nuove reclute del Califfato

Luca Gambardella

Nuove immagini di propaganda diffuse dai jihadisti in Iraq mostrano un nuovo campo di addestramento. La militarizzazione della società continua mentre l'esercito iracheno è fiaccato nel morale.

Il processo di consolidamento nei territori già sotto il controllo dello Stato islamico nell'Iraq settentrionale continua. Su Twitter i militanti jihadisti hanno diffuso nuove foto a scopo propagandistico in cui sono ritratte varie fasi dell'addestramento delle nuove leve del Daeesh (lo Stato islamico nell'acronimo arabo). Nelle immagini diffuse, i miliziani disposti ordinatamente in fila sono immortalati mentre ricevono istruzioni sull'uso delle armi, mentre marciano, eseguono esercizi di arti marziali oppure mentre si esercitano nell'uso di fucili mitragliatori. Secondo il Site Intelligenge Group, le foto sarebbero state scattate nell'Iraq settentrionale, nei pressi di Ninive, una delle città conquistate dai jihadisti durante l'offensiva militare avviata lo scorso 10 giugno che ha portato alla conquista anche delle province di Salahaddin e Diyala.

 

Mentre Mosul, seconda città dell'Iraq, resta saldamente nelle mani dello Stato islamico, la campagna propagandistica dei jihadisti guidati dal califfo Ibrahim rimane un'attività essenziale per raccogliere altri adepti. Tra gli obiettivi principali dell'esercito sunnita rientra quello della militarizzazione della società, rendendo ogni individuo un combattente pronto all'estremo sacrificio in nome della causa jihadista. Nelle foto, quindi, sono ritratti anche bambini che partecipano alle marce militari sorridenti e con il vessillo dello Stato islamico avvolto sulle spalle. Il messaggio è quello di dimostrare al nemico sciita che il processo di rafforzamento messo in atto dal Daeesh nei territori conquistati è radicale e coinvolge chiunque abbia le forze per imbracciare le armi.

 

L'operazione di propaganda ricorda quella già messa in atto da al Qaeda negli Anni '90, quando vennero diffusi svariati video che mostravano i campi di addestramento dei miliziani in Afghanistan. Sebbene gli edifici ritratti nelle immagini non siano ancora stati identificati geograficamente con esattezza, quel che è certo è che nell'ultimo anno, tra Iraq e Siria, si è assistito a una proliferazione di campi di addestramento jihadisti. Lo scorso marzo il Fronte al Nusra, rivale dello Stato islamico e braccio armato di al Qaeda in Siria, ha annunciato la creazione di due campi. Il primo, intitolato al leader qaedista Ayman al Zawahiri, si trova nella provincia orientale di Deir ez Zour, vicino al confine con l'Iraq. Il secondo, la cui posizione geografica non è stata resa nota, prende il nome di Abu Ghadiya, leader di al Qaeda in Iraq, ucciso in un bombardamento delle forze speciali americane nella Siria orientale nel 2008. A questi si sono aggiunti da aprile il Jaish al Muhajireen wa al Ansar ("L'esercito dei sostenitori e degli emigrati"), composto da combattenti stranieri provenienti soprattutto dal Caucaso, e un altro campo di addestramento di jihadisti uzbeki che ha sede nella provincia di Aleppo. Un'altra base per le reclute è stata costruita a maggio nei sobborghi di Damasco. E' intitolata alla memoria di Abu Musab al Zarqawi, il terrorista giordano palestinese ucciso nel 2006 dagli americani e fondatore di al Qaeda in Iraq, il gruppo predecessore dello Stato islamico.

 

La campagna propagandistica dello Stato islamico dà seguito alle sue nuove conquiste sul terreno. Respinta l'offensiva dell'esercito iracheno a Tikrit, il Daeesh ha annunciato di aver preso il controllo anche di Camp Speicher, una base militare nei pressi della città, ultimo avamposto dell'esercito regolare nella zona. Lo Stato islamico ha annunciato di aver abbattuto nove aerei militari delle truppe regolari e secondo i residenti diversi soldati sciiti sarebbero stati catturati o sottoposti a esecuzioni di massa. Ma ciò che più preoccupa i consiglieri militari americani inviati da Obama in Iraq per sostenere la controffensiva, finora fallimentare, del presidente Nouri al Maliki, è il morale. L'esercito continua a soffrire di defezioni importanti e secondo le stime fornite dal Long War Journal, dall'inizio dell'anno sette divisioni dell'esercito iracheno si sarebbero sciolte davanti all'avanzata degli islamisti.

Di più su questi argomenti:
  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it