Ma quale unità. Così il Mondiale ha diviso il Sudamerica

Maurizio Stefanini

Cori, sberleffi e sgarbi diplomatici. E i brasiliani hanno finito per tifare Germania in finale piuttosto che essere vendicati dagli argentini.

“Brasil, decime qué se siente?” era stato il tormentone con cui gli argentini avevano bersagliato i tifosi locali per tutta la durata del Mondiale. "Argentina, decime qué se siente, llorar en casa de tu papá”, è stata la risposta subito creata dai brasiliani dopo la vittoria tedesca in finale. “Ti giuro che per quanti anni passino/ non lo dimenticheremo mai/ Che Messi non ha mai giocato/ che il Kun ha solo pianto/ che stai piangendo dall’Italia fino a oggi/ A Messi l’ho visto cadere/ la Coppa neanche la vedrà/ Maradona non è più grande di Pelé”. Ovviamente, è risuonata anche la citazione da “Evita Perón”, “no llores por mí Argentina". “Dimmi che si sente ora”, ha titolato anche “Lance!”, il principale giornale sportivo brasiliano. E non sono state solo punzecchiature verbali. Prima della finale i tifosi brasiliani hanno addirittura fatto saltare petardi sotto l’hotel dei calciatori argentini per non farli dormire. Dopo la vittoria tedesca, mentre in tutto il Brasile esplodevano fuochi artificiali e balli di strada, sia a Copacabana che davanti al Maracanã è finita a botte tra la Barra argentina e la Torcida brasiliana che si era messa a ballare di gioia davanti ai rivali addolorati. A quel punto gli argentini si sono messi a bruciare bandiere brasiliane. Sono volate bottiglie e seggiolini da spiaggia, la polizia è dovuta intervenire con i lacrimogeni e ci sono stati feriti, per fortuna lievi. Molti sono stati arrestati.

 

Malgrado l’umiliazione del 7-1 subita contro i tedeschi, infatti, da subito la gran massa dei brasiliani ha detto che avrebbe preferito vedere vincere la Germania piuttosto che essere “vendicati” dai vicini. “I tedeschi hanno rispettato il nostro dolore, gli argentini se vincono ci sfotteranno per decenni”, spiegavano. Addirittura, ha spopolato una bandiera tedesca con al centro il simbolo brasiliano di ”Ordem e Progresso”. La prima brasiliana a far capire che avrebbe preferito premiare i ragazzi di Angela Merkel che quelli di Cristina Kirchner è stata la stessa presidentessa Dllma Rousseff quando si è detta sicura che i brasiliani “avrebbero capito” se fosse stata costretta a dare la Coppa agli argentini. Non solo. Kirchner ha sentito pure il bisogno di ricordare i milioni di brasiliani di origine tedesca che sicuramente avrebbero tifato con tutta l’anima per la Germania. E così è stata sacrificata ogni forma di solidarietà latino-americana. Anche Kirchner, d’altronde, deve aver percepito che sarebbe stato un confronto imbarazzante, quando ha buttato  lì la scusa di una faringite per non assistere alla finale. Tutta colpa di un mal di gola, che le aveva impedito subito prima di banchettare con Putin, Evo Morales, Mujica e Maduro! 

 

Il consigliere agli Affari internazionali della Presidenza, Marco Aurelio García (grande stratega della politica latino-americana del Partito dei lavoratori) e il ministro dello Sport Aldo Rebelo sono stati tra i pochissimi brasiliani che hanno detto di tifare per l’Argentina. D’altra parte, sono volati insulti anche tra tifosi argentini e cileni, questi ultimi bollati come “traditori” per il ruolo del loro Paese alla guerra delle Falkland-Malvinas. Gli stessi cileni, così come i messicani e i colombiani, hanno contestato quello che secondo loro è stato il favoritismo degli arbitri per i padroni di casa e di volta in volta hanno tifato sistematicamente per gli avversari del Brasile. Insomma, la Germania è stata solo la prima squadra europea a vincere una Coppa del Mondo in America Latina. Lo ha fatto anche smascherando quanto la pretesa solidarietà e l’unità latino-americana siano ancora in gran parte un mito.