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La grande colonizzazione

La demografa Michèle Tribalat racconta la fine dell’assimilazionismo francese. “Già nel 2000 uno studio dell’Onu poneva la questione della sostituzione delle popolazioni tramite l’immigrazione”.

11 Luglio 2014 alle 06:30

La grande colonizzazione

Parigi. Non è stato lo scrittore Renaud Camus il primo a denunciare senza mezzi termini la realtà della “grande sostituzione” di popolazione in Francia. Michèle Tribalat, direttrice dell’Institut national d’études démographiques, ha dedicato una vita intera alla questione ultrasensibile dell’immigrazione e ai problemi legati all’integrazione delle popolazioni di origine straniera, con un’attenzione particolare al rapporto tra islam e République. I suoi lavori pionieristici nel campo degli studi demografici hanno abbattuto il tabù pol. corr. che ha vietato per molti anni di affermare che l’immigrazione di massa e l’avanzata dell’islam sono da annoverare tra le cause principali della fine del modello assimilazionista francese. Sostituito dal modello multiculturale preconizzato dall’Unione europea, l’assimilazionismo “à la française”, sostiene Tribalat nel suo ultimo libro (“Assimilation : la fin du modèle français”, Le Toucan), è stato sepolto sotto il peso di un’immigrazione sacralizzata dagli ideologi del progressismo transnazionale. La retorica della “diversité” professata dalle élite mondializzate che abitano nelle grandi metropoli, ha nascosto a lungo il fenomeno del “Grand Remplacement”. Un concetto che prima di essere sdoganato a livello mediatico da Renaud Camus, figurava all’interno di uno studio pubblicato dall’Onu più di un decennio fa.

 

“Viene rimproverato a Camus l’utilizzo dell’espressione ‘Grand Remplacement’, ma già nel 2000 uno studio delle Nazioni Unite si poneva esplicitamente la questione della sostituzione delle popolazioni tramite l’immigrazione. Vorrei ricordare il titolo: ‘Replacement Migration: Is it a Solution to Declining and Ageing Populations?’. Questo studio è stato utilizzato per giustificare l’obbligo dell’Europa di mostrarsi generosa in materia d’immigrazione”, dice al Foglio Tribalat. “Senza impiegare il concetto camusiano di ‘Grand Remplacement’, è la stessa Commissione europea ad avanzare stime demografiche negative. Le proiezioni dell’Eurostat all’orizzonte del 2061, mostrano che entro quarant’anni le popolazioni di origine straniera saranno maggioritarie in Francia, Germania, Italia e Spagna. L’Unione europea non parla esplicitamente di ‘grande sostituzione’, espressione troppo drammatica per i suoi gusti, ma ne integra lo spirito. Camus deplora la prospettiva del ‘Grand Remplacement’, la Commissione europea la anticipa e cerca di renderla più desiderabile. Non prende in considerazione la ripresa progressiva della fecondità e punta dunque sugli apporti esterni per assicurare la sua sopravvivenza e quella dell’Ue”. Contro l’angelismo antirazzista dei benpensanti, la demografa ha scritto nel 2010 “Les Yeux grands fermés”, mutuato dal titolo del film di Stanley Kubrick “Eyes Wide Shut”. Un saggio che ha generato una violenta polemica tra chi riconosce nelle cifre pubblicate da Tribalat un atto di coraggio quasi rivoluzionario, volto a ristabilire la verità sul problema della gestione dei flussi migratori in Francia, e chi vede in lei una cospirazionista che veicola tesi nauseabonde. Tra questi ultimi, il demografo Hervé Le Bras, vicino ai socialisti e nemico delle “statistiche etniche” e di quella che lui definisce l’“ossessione natalista francese”. Le Bras è noto per aver paragonato nel 2010 le stime sulle popolazioni di origine straniera diramate da Tribalat al Protocollo di Wannsee sulla “Soluzione finale”. “Con ‘Les Yeux grands fermés’ ho voluto denunciare la volontà di non vedere di cui danno prova le élite politico-mediatiche. La loro cecità non deriva dalla trascuratezza, ma da uno sforzo consapevole di chiudere gli occhi dinanzi alla realtà”, spiega ancora Tribalat, che ha sfatato con la freddezza dei numeri il mito gauchista  “immigrazione uguale ricchezza”. “Lo spirito con il quale si affronta la questione dell’immigrazione è fortemente ideologico. E’ un soggetto più propizio al posizionamento morale che al dibattito argomentato a partire dai fatti, i quali, quando sono conosciuti, vengono il più delle volte camuffati per alimentare l’idea che l’immigrazione straniera è allo stesso tempo un beneficio e una fatalità”.

 

[**Video_box_2**]Il rapporto sulla rifondazione delle politiche d’integrazione consegnato lo scorso anno dal consigliere di stato Thierry Tuot all’ex premier Jean-Marc Ayrault, aveva evidenziato quelle che rimangono le intenzioni dell’esecutivo socialista: non sono più gli immigrati a doversi adattare alla Francia, ma viceversa. “Quel rapporto, poi rivisto e corretto nelle sue posizioni più problematiche per ammansire le polemiche, corrispondeva a una scelta ideologica del governo tutt’altro che isolata. Quella del Partito socialista è un’offensiva incessante, ispirata al programma ideologico del think tank Terra Nova. ‘Le changement c’est maintenant’ annunciò Hollande nel 2012. Terra Nova aveva razionalizzato tutto, raccomandando al Ps di abbandonare la classe operaia, insufficientemente aperta alla ‘modernità’ e troppo poco progressista. Non valeva la pena correre appresso a un elettorato giudicato irrecuperabile. Meglio assicurarsi nuovi elettori tra gli immigrati”. Per la sua battaglia contro le cifre edulcorate diffuse dagli immigrazionisti, Tribalat è stata accusata dalla stampa di sinistra di ammiccare al Front national. Di vero c’è che Marine Le Pen cita spesso i lavori della demografa per dare afflato accademico ai suoi discorsi e che Jean-Marie le ha offerto una tessera come membro onorario del partito. Ma Tribalat ha sempre voluto tenersi a debita distanza dal Fn: “Per quanto mi riguarda non lavoro pensando al Fn e a ciò che potrà fare delle mie ricerche. E’ impossibile lavorare onestamente se si è ossessionati dall’idea di non voler dar ragione al partito lepenista. Quando il Fn riprende alcune delle mie tesi, svaluta il mio lavoro e getta un’ombra sulla mia persona, compiacendo la stampa benpensante. Non è affatto piacevole ma è l’illustrazione dell’ignobile strategia antirazzista che consiste nel demonizzare il Front National, anche a costo di dar torto alla realtà”. 

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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