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Ordine (dei giornalisti) e disciplina

La pazza idea della galera per chi “esercita abusivamente” il taccuino. "Importante novità dal Parlamento”, recitava ieri un comunicato dell’Ordine nazionali dei giornalisti. “Per chi esercita abusivamente la professione di giornalista è in arrivo una condanna penale più ‘pesante’, carcere compreso”.

10 Luglio 2014 alle 06:30

Ordine (dei giornalisti) e disciplina

"Importante novità dal Parlamento”, recitava ieri un comunicato dell’Ordine nazionali dei giornalisti. “Per chi esercita abusivamente la professione di giornalista è in arrivo una condanna penale più ‘pesante’, carcere compreso”. Le virgolette che racchiudono l’aggettivo “pesante” (quasi a sminuire la durezza della detenzione), unite al tono non proprio “allarmistico” del comunicato, fanno sorgere il dubbio che qualcuno possa condividere questa pazza idea che si fa strada in Parlamento. Cioè modificare il codice penale affinché “chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello stato, è punito con la reclusione fino a 2 anni e con la multa da 10 mila euro a 50 mila euro”.

 

A dire il vero nelle scorse settimane lo stesso Ordine dei giornalisti invitò a “correggere” la norma ora approvata dal Senato (e che in autunno andrà alla Camera), ma soltanto affinché “tuteli quanti abbiano comunicato all’Ordine della regione di residenza la volontà di avviare il percorso di iscrizione all’Albo come pubblicista”. Invito a correggere la norma, dunque, ma nessun invito esplicito a escludere in ogni caso la privazione della libertà personale. In mancanza di un sussulto di mero buonsenso, si potrebbe far notare pure che le carceri italiane non hanno bisogno di diventare ancora più invivibili perché affollate di quanti scrivono sul taccuino “senza aver superato l’esame di stato”. O aggiungere pure che non offre una buona immagine di sé quella corporazione (nata nel 1925, non a caso) che si vede costretta a minacciare la galera per gli outsider, per chi ci prova senza il bollo di stato. Ma speriamo nel buonsenso.

Redazione

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