Yerechmiel Steinberg osserva la propria abitazione di Sderot colpita da un razzo lanciato dai militanti palestinesi (Foto Ap)

Israele si sta trattenendo. E Hamas?

Redazione

Gerusalemme parla di stabilizzazione, da Gaza partono i razzi.

Israele muove le truppe vicino al confine della Striscia di Gaza e lo fa in modo che sia evidente e riconoscibile da tutti, anche avvertendo le agenzie di stampa. L’Home Front Command alza il livello di allerta nazionale e la marina militare rafforza la presenza davanti alla costa della Striscia. Dopo tre consigli dei ministri-fiume, il governo di Gerusalemme (che non fa trapelare più nulla, dopo le notizie di divisioni al suo interno uscite lunedì notte) sta adottando una linea della stabilizzazione senza interventi armati, a meno che la situazione non precipiti. Ieri Hamas ha sparato circa cinquanta razzi sulle cittadine israeliane nel sud e Tsahal ha risposto con raid aerei, ma per ora è uno scontro laterale rispetto a quello che sta accadendo davvero: un tentativo di de-escalation concordato con il nemico. Dice il portavoce delle Forze armate, il tenente colonnello Peter Lerner: “In questo momento il motto dell Forze di difesa è ‘de-escalation’. Stiamo facendo arrivare a Hamas, attraverso vari canali – ufficiali e anche riservati – questo messaggio: de-escalation, ripristinate un senso di sicurezza, abbassate il livello di violenza”.

 

Nel mezzo delle manovre militari e dei bombardamenti reciproci con i palestinesi, Gerusalemme ha scelto per ora una strada difficilissima: se non agisce dopo la morte dei tre ragazzi rinuncia alla sua capacità di deterrenza anche per il futuro, che da sempre è l’argine più efficiente contro gli attacchi del terrorismo che puntano a sabotare i tentativi di pace; se invece agisce, si avvita assieme a  Hamas in un botta e risposta armato che porta verso l’operazione militare dentro Gaza (come una parte del governo vorrebbe). Per ora, si sta limitando a lanciare un avvertimento nella forma di una pressione militare mai così pesante dall’ultima guerra nel dicembre 2012. Hamas, però, questo avvertimento lo sta ignorando. Anche se sostiene di essere estranea al rapimento e all’uccisione dei tre ragazzi e di avere approvato l’operazione soltanto a posteriori, se ora non ferma i razzi dovrà prendersi la responsabilità della risposta armata di Israele.  

 

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