Basta googlare

Annalena Benini

Conoscere una persona e non digitarla subito su Google. Ecco la nuova, romantica castità.

La prima cosa che facciamo, quando incontriamo qualcuno, e molto più se quel qualcuno ci chiede di uscire, è digitare velocemente il suo nome e cognome su Google, come forma di controllo e di rassicurazione (potrebbe essere un evaso, un mercante di organi, un famoso cacciatore di dote, oppure ha appena detto che non si è mai sposato perché non ha mai incontrato una ragazza interessante come te, e la sua foto profilo su Facebook è quella del giorno del matrimonio, con i quattro figli vestiti da paggetti). E’ un’azione immediata, a volte si fa cinque minuti dopo esserci presentati a una festa, mentre lui è andato gentilmente a prendere un bicchiere di vino anche per noi (e a controllare il nostro nome su Google). O mentre lei si è girata a salutare qualcun altro. Non è proprio sfiducia, è un rituale, succede anche quando si sta parlando di un libro, di una pianta, di un film, di un personaggio politico, della ricetta del riso venere al salmone: controlliamo le informazioni, ne cerchiamo altre. E nel caso di un nuovo appuntamento, ha scritto Maureen O’Connor sul New York Magazine, evitare di cercare online il nome di una persona sembra ormai quasi maleducato, come una mancanza di interesse, un gesto di superficialità. Ti credevi così superiore da non aver bisogno di esaminare quella sua foto in tuta da ginnastica in pizzeria? Pensavi di poter fare a meno di leggere le barzellette idiote che ha condiviso sul suo profilo? O ritenevi poco importante che riempisse le bacheche degli altri di appelli per lo sbiancamento dei denti? L’ignoranza non è una scusa, e tenere le aspettative separate dalla realtà può essere pericoloso. Ma adesso, scrive anche l’Independent, il nuovo brivido, anzi la nuova castità è questa: andare, romanticamente, alla cieca. Astenersi da Google almeno fino a quando non ci si sente abbastanza sicuri per curiosare su internet (in certi casi è come controllare il telefono mentre l’altra persona è sotto la doccia, o come la prima notte di nozze): qualunque storia meravigliosa e romantica, infatti, contiene in sé l’altissimo rischio di schiantarsi contro foto di dieci anni fa, quando andava tutto storto, o contro dichiarazioni livorose e vaghe sullo schifo del mondo moderno. Poiché non tutti hanno pensato di esercitare il proprio diritto all’oblio nei confronti delle figuracce scolpite per sempre nella rete, abbiamo a disposizione una sovrabbondanza di informazioni, gonfiate sia nel bene sia nell’orrore: le nostre pose migliori, su Instagram, mescolate agli insulti di un ex fidanzato, o alle foto profilo con pretese sexy su un sito di appuntamenti. Se controllassimo su Google tutte le persone con cui abbiamo a che fare (anche il dentista, la maestra d’asilo, la massaggiatrice che ci ha promesso un corpo da sballo entro agosto) probabilmente dimezzeremmo i nostri rapporti umani, e ridurremmo a zero le possibilità di amore, e di prosecuzione della specie. La nuova regola è: resistere resistere resistere. Tagliarsi le dita delle mani, oppure digitare qualunque altra cosa: come tagliare i pomodorini in tre secondi (c’è anche un video di spiegazione), oppure: come si sbuccia una banana (per scoprire che abbiamo sempre sbagliato, per generazioni). Meglio affidarsi ai cari vecchi pettegolezzi, che sono più circoscritti, più fantasiosi, e possono sempre venire smentiti da giuramenti anche falsi. Per la verità, o almeno per la sua versione online, c’è tempo. Il tempo di cancellarsi da Facebook, ad esempio, e da tutte le gaffe e le pettinature sbagliate accumulate negli anni.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.