Famiglia vaticana allargata

Giuliano Ferrara

E’ imbarazzante leggere la stampa vescovile, i comunicati del Forum delle famiglie, le argomentazioni di parte cattolica tra i politici e parlamentari superstiti del tempo delle guerre culturali segnato da Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI e dal cardinal Ruini.

E’ imbarazzante leggere la stampa vescovile, i comunicati del Forum delle famiglie, le argomentazioni di parte cattolica tra i politici e parlamentari superstiti del tempo delle guerre culturali segnato da Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI e dal cardinal Ruini. Chi sono loro per giudicare, detto con ironia rispettosa, nel momento in cui all’Italia si estende, come è ormai prevedibile, una legislazione omomatrimoniale e omoparentale? Che la famiglia contemporanea sia un patchwork, un insieme in sé umanamente e civilmente comprensibile di pezze a colori le une diverse dalle altre, non lo si può negare. Il Cardinale Schönborn aveva detto cose definitive e ricche di intelligenza e di empatia sulla compiuta secolarizzazione del matrimonio, delle relazioni tra partner e tra genitori e figli, a prescindere dalla diversità sessuale, secondo la regola del superamento della divisione nel gender. D’altra parte è in atto con Papa Francesco una nuova fase conciliare, da Vaticano III scrivemmo qui, incentrata sulla morale familiare, un family day sinodale che la teologia “in ginocchio” di Walter Kasper indirizza verso l’accoglienza sacramentale ai divorziati risposati, dunque all’introduzione del divorzio nel novero delle possibilità ecclesialmente corrette e protette. E allora, in nome di che i Giovanardi, i Sacconi, e anche i cattolici preoccupati di salvare un istituto umano che certifica la differenza di genere, come Emma Fattorini e altri parlamentari, in nome di che e di chi, e con quali argomenti, potranno opporsi a una nuova legislazione il cui scopo finale è autorizzare e garantire legalmente, nello spazio pubblico, come riforma ulteriore del diritto di famiglia, lo status dell’amore universale indistinto che è il fregio e l’onore della gay culture?

 

La strategia del dialogo a tutto campo con il mondo e con il suo assetto ideologico, rinunciando a proporsi e a imporsi come contraddizione e conflitto sui fondamentali della convivenza, rende sostanzialmente indisponibile la chiesa cattolica, l’ultima chiesa, a una resistenza culturale significativa e tenace. Può essere forse un bene per la pastorale, per la fede, per la riconquista di un posto accettato e riverito, adatto a un cristianesimo evangelico e spirituale che relativizza vecchi arnesi di dottrina e abbraccia fino in fondo la filosofia della coscienza libera che persegue come crede giusto il bene comune. Da quando Zapatero impose con il criterio della maggioranza ciudadana la modifica del codice civile, e incoronò nella legge della boda gay e dei progenitori A e B la cultura di Pedro Almodóvar, avvertimmo un cambiamento pericoloso, che si riflette su tutto il resto, e ci mettemmo a lavorare per capire, per discernere, per opporci a quel che ci sembrava sbagliato anche sotto il profilo tollerante e liberale di un umanesimo postmoderno. Avevamo dalla nostra i papi della ragione e i loro vescovi e le pattuglie laiche indisponibili al laicismo ideologico. Ora che il vicario dice solo di essere “figlio della chiesa” e rinvia per le questioni essenziali agli esperti di bioetica e alla democrazia sinodale, la stessa possibilità di resistenza intellettuale e civile si fa più fragile.

  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.