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Per Israele c’è una ong inglese dietro i rapimenti di Hamas

Ha sede a Birmingham e il fondatore è stato premiato dalla regina Elisabetta

22 Giugno 2014 alle 06:00

Per Israele c’è una ong inglese dietro i rapimenti di Hamas

L’ordine di messa al bando porta la firma del ministro della Difesa d’Israele, Moshe Yaalon. L’accusa è di quelle pesanti: sostegno alla cellula terroristica di Hamas che ha rapito i tre studenti israeliani, scomparsi da una settimana. Si parla della Islamic Relief Worldwide, la più grande organizzazione non governativa musulmana del Regno Unito con sede al 19 di Rea Street South di Birmingham. E’ la stessa città del “Cavallo di Troia”, il progetto di infiltrazione e conquista islamista delle scuole pubbliche smascherato il mese scorso dalle forze di sicurezza inglesi.

 

Il bilancio del 2012 della Islamic Relief parla di cento milioni di sterline, 150 dipendenti nel Regno Unito e 2.500 nel mondo. E’ una ong islamica “occidentale”, molto ascoltata dal governo di Downing Street, che collabora con i “laici” di Oxfam e che per la sua attività è lodata dalle agenzie internazionali. L’operazione contro questa importante ong londinese non è politica, ma è partita da un’inchiesta dello Shin Bet, il servizio segreto interno di Israele, il cui motto è “Magen VeLo Yera’e”, “Scudo invisibile”.
Fondata nel 1984, l’Islamic Relief vanta tra i suoi partner la Commissione europea, l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Agenzia Onu per i rifugiati (dal 2007 al 2010 Bruxelles ha elargito 19 milioni di euro all’Islamic Relief). La ong riceve ogni anno milioni di sterline da parte del governo di Sua Maestà per la sua attività caritatevole. E la “zakat”, l’offerta obbligatoria pari al 2,5 per cento del reddito annuale, uno dei cinque pilastri dell’islam e un modo per redistribuire la ricchezza ai meno fortunati, va a rafforzare le finanze (già cospicue) del movimento. E’ in Europa che parte la pista del terrore contro Israele. Su cinque organizzazioni non governative palestinesi, ben quattro hanno le loro sedi principali nel Vecchio continente.

 

[**Video_box_2**]Nel 1996 il generale Ami Ayalon, allora capo dello Shin Bet, denunciò per primo le attività dell’organizzazione inglese Islamic Relief: “Questi istituti caritatevoli musulmani finanziano Hamas e servono da copertura ad azioni illegali”. La ong inglese fa parte dell’arcipelago dell’International Islamic Relief Organization, presente in almeno novanta nazioni, con il quartier generale a Gedda, in Arabia Saudita, ha come missione l’aiuto agli affamati, ai poveri, ai senzatetto e ha fra i suoi sostenitori “l’élite” della società saudita. I soldi e la perfidia saudite sono molti anni che affliggono il medio oriente. Il Comitato popolare per l’assistenza ai mujaheddin palestinesi, creato sin dall’indomani della guerra dei Sei giorni, il Comitato per l’intifada al Quds e il Fondo al Aqsa hanno contribuito al terrorismo palestinese per non meno di quindici miliardi di rial, quattro miliardi di dollari.

 

La ong inglese sotto accusa da parte di Israele è diretta da Hany el Banna, egiziano, laureato ad al Azhar, ammiratore dei fondatori della Fratellanza musulmana Hassan al Banna e Sayyid Qutb, medico patologo, insignito dalla regina Elisabetta dell’Ordine dell’impero britannico. Anche il principe Carlo ha presenziato agli eventi della sua ong. Ma secondo Israele dietro questa facciata umanitaria si nasconde un grande provider logistico e finanziario per il terrorismo. “L’Islamic Relief Worldwide dà assistenza all’infrastruttura di Hamas”, accusa il ministero degli Esteri di Gerusalemme. Secondo l’intelligence israeliana, nel 2004, nel 2007 e nel 2009 l’Islamic Relief avrebbe ricevuto donazioni dalla Charitable Society for Social Welfare, un ente di beneficenza fondato da Abdul Majeed Al Zindani, un religioso che a San’a ha fondato l’Università della Fede e che avrebbe ispirato anche il Gruppo islamico armato algerino. Il terrorista americano-yemenita Anwar al Awlaki, ucciso da un drone statunitense, è stato vicepresidente di una filiale americana dell’organizzazione.

 

Nel maggio 2006 l’intelligence israeliana fece arrestare il coordinatore della ong inglese a Gaza, Ayaz Ali, un cittadino britannico originario di Bradford. Il governo israeliano accusò Ali di aver sostenuto istituzioni di Hamas come al Wafa e al Tzalah, entrambe designate come organizzazioni terroristiche da Israele. Secondo il governo israeliano, Ali ha anche collaborato con dirigenti di Hamas in Giordania. File incriminanti sono stati trovati dagli israeliani sul suo computer, compresi i documenti che testimoniavano i legami dell’organizzazione con i fondi illegali di Hamas all’estero (nel Regno Unito e in Arabia Saudita) e a Nablus e documenti delle attività militari di Hamas.

 

Fra le accuse alla ong di Birmingham c’è anche la produzione di missili ed esplosivi nei locali della Islamic University of Gaza, finanziata appunto dall’Islamic Relief. Hamas avrebbe utilizzato il denaro per scuole e campi dove arruolava i ragazzi e li incoraggiava a compiere attentati suicidi, dando in cambio una pensione alle famiglie di kamikaze e martiri. La ong inglese, tramite il suo direttore Issam al Bashir, l’ex ministro degli Affari religiosi del Sudan, è legata allo European Council for Fatwa and Research dell’imam Yusuf al Qaradawi. Quest’ultimo è la guida religiosa dei Fratelli musulmani e scrisse una celebre fatwa che legittimava gli attacchi dei terroristi suicidi contro i civili israeliani. L’Islamic Relief di Birmingham, fra le altre, ha ricevuto donazioni anche dalla organizzazione benefica del Kuwait, Islamic Charitable Organization, che la Cia identifica come uno sponsor del terrorismo. Ahmed al Rawi, uno dei dirigenti di punta della ong inglese, nel 2004 firmò una fatwa di sostegno agli attacchi contro le truppe americane e inglesi in Iraq.

 

I legami fra queste charities sono così intricati che il fondatore della ong, il dottor Hany el Banna, è un amministratore anche dello Humanitarian Forum, in cui siede il turco Huseyin Oruc, il rappresentante della ong Ihh. E’ la stessa che nel 2010 organizzò e diresse l’assalto contro la marina israeliana sulla flotilla “Mavi Marmara”, finito tragicamente con la morte di numerosi attivisti. Gli oboli raccolti nelle moschee europee vengono incanalati dalle ong con sede in Europa verso i gruppi islamisti, dietro al pretesto dell’aiuto agli affamati, ai poveri, ai senzatetto. Umanitarismo che uccide. E che, secondo Israele, potrebbe aver portato al sequestro dei tre studenti del Talmud.

 

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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