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Il loro uomo a Bruxelles

Una spia ungherese porta la destra europea nelle braccia di Putin?

Dieci giorni prima delle elezioni europee, il procuratore capo dell’Ungheria ha spedito al presidente della Commissione europea la richiesta di revocare l’immunità diplomatica dell’europarlamentare Béla Kovács, membro del partito ungherese di estrema destra Jobbik. La procura accusa Kovács di avere spiato l’Unione europea per conto della Russia e di avere fatto da tramite per finanziamenti russi che hanno contribuito alla fondazione del partito – che nel 2009 condusse una campagna per il Parlamento europeo così ben finanziata da essere sospetta, sostiene Foreign Affairs.

4 Giugno 2014 alle 06:59

Una spia ungherese porta la destra europea nelle braccia di Putin?

Dieci giorni prima delle elezioni europee, il procuratore capo dell’Ungheria ha spedito al presidente della Commissione europea la richiesta di revocare l’immunità diplomatica dell’europarlamentare Béla Kovács, membro del partito ungherese di estrema destra Jobbik. La procura accusa Kovács di avere spiato l’Unione europea per conto della Russia e di avere fatto da tramite per finanziamenti russi che hanno contribuito alla fondazione del partito – che nel 2009 condusse una campagna per il Parlamento europeo così ben finanziata da essere sospetta, sostiene Foreign Affairs.

Secondo il giornale ungherese Magyar Nemzet – che è filogovernativo e questo particolare conta come vedremo in seguito – la procura è stata avvisata all’inizio di aprile dall’Ufficio per la protezione della Costituzione, che è il nome del servizio nazionale di controspionaggio – a sua volta avvisato da un non meglio specificato servizio segreto straniero. Secondo il giornale, Kovács era anche seguìto dai servizi di controspionaggio di Francia, Belgio e Polonia. “Un quarto degli uomini dei servizi segreti ungheresi ha lavorato sul caso per un anno, arrivando a piazzare cimici e telecamere in alcune strade”.
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Secondo il programma televisivo “Celpont”, che ha fatto trapelare alcuni dettagli dell’inchiesta, Kovács si incontrava con alcuni diplomatici russi sospettati di essere agenti dei servizi di Mosca che usano l’attività diplomatica come copertura. Quando il suo contatto russo sentiva di essere sorvegliato e quindi inavvicinabile, si faceva vedere tenendo sottobraccio una cartellina rossa; quando poteva parlare la cartellina era verde. Kovács lasciava casa con la sua auto, però poi scendeva e saliva su mezzi pubblici o su taxi. Gli incontri avvenivano a Budapest e in altre città ungheresi e una volta al mese Kovács andava a Mosca (dove ha lavorato per molti anni). Quando non vedeva di persona i suoi interlocutori russi, usava telefoni satellitari e comunicazioni criptate su Internet che riteneva a prova di servizi segreti ungheresi – ma non di qualche altro controspionaggio.
Kovács, che è stato rieletto, lunedì ha negato tutto in una conferenza stampa. “Mai stato una spia”.

Due parlamentari ungheresi che erano presenti alle riunioni del Comitato parlamentare per la Sicurezza nazionale dicono che le prove mostrate sono solide.

C’è da considerare il fatto che il partito populista di destra Fidesz attualmente al governo con Viktor Orbán è avversario del partito della presunta spia, Jobbik. Le rivelazioni sul caso sono arrivate al momento giusto per azzopparne la campagna elettorale, passato dal 21 per cento di quelle precedenti a un più modesto 14 per cento. Il Jobbik replica dicendo che è tutta una montatura, parte di un piano portato avanti da ebrei e filo-occidentali,

Cosa può avere fatto Kovács, se davvero era un agente del Cremlino? Nel suo ruolo di parlamentare non può avere messo gli occhi su segreti significativi, anche se tra i leak finiti sulla stampa c’è che avrebbe passato informazioni nel campo dell’energia. Secondo un’analisi del sito PostSovietStates, l’ungherese è invece stato il pivot di un’operazione che ha creato una lega di partiti europei di estrema destra favorevole alla Russia – l’Alleanza dei movimenti nazionali europei, che al momento ha nove membri, fondata nell’ottobre 2009 a Budapest. Ne fa parte anche un partito italiano, il Movimento fiamma tricolore. Il sito specifica che tutti i servizi segreti dei nove paesi coinvolti, quindi anche quello italiano, “seguono il movimento e i suoi rapporti con la Russia”.

Il partito Jobbik ha membri relativamente giovani e Kovács spicca per l’esperienza – e per il nomignolo: “KgBéla”. Da ragazzo si è laureato in Giappone e poi ha lavorato a lungo a Mosca e vanta un’ampia gamma di contatti internazionali. Sarebbe stato lui a prendere i colleghi sotto la sua ala e a portarli in giro a stringere alleanze, sempre però rimanendo sullo sfondo e pagando di tasca sua i viaggi a tutti – particolare per ora inspiegabile, visto che fino al 2010 era nei guai finanziariamente perché la sua ultima attività – un salad bar – è fallita mandandolo in bancarotta. Da quando Kovács si è unito al partito, la linea è diventata pro Russia senza equivoci, sia a Bruxelles sia in Ungheria. Jobbik parla di Mosca come della sola protettrice dei valori occidentali contro il tradimento perpetrato dall’Unione europea”.

Durante la recente crisi territoriale nel sud dell’Ucraina e anche prima (dalle proteste e dalle violenze di piazza a Kiev cominciate a novembre) molti partiti dell’estrema destra europea hanno preso le parti del presidente Vladimir Putin, appoggiando la sua idea di una Russia forte e conservatrice contrapposta a un occidente considerato decadente e debole.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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