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Il critico con la palude in testa

Niente fa più notizia di una notizia sbagliata. Nessun nemico sa essere subdolo come un vecchio amico. Mi vengono in mente proverbi come questi mentre leggo l’articolo del mio vecchio amico Franco Cordelli sull’ultimo numero della Lettura – Corriere della Sera, articolo corredato da una mappa degli attuali scrittori e critici italiani, divisi in cinque categorie, inventate allo scopo di fare dispetto a qualcuno attirando l’attenzione di molti. Cordelli fa finta di scherzare ma vuole vendicarsi. I malumori letterari lo assillano.

1 Giugno 2014 alle 08:00

Il critico con la palude in testa

Niente fa più notizia di una notizia sbagliata. Nessun nemico sa essere subdolo come un vecchio amico.

Mi vengono in mente proverbi come questi mentre leggo l’articolo del mio vecchio amico Franco Cordelli sull’ultimo numero della Lettura – Corriere della Sera, articolo corredato da una mappa degli attuali scrittori e critici italiani, divisi in cinque categorie, inventate allo scopo di fare dispetto a qualcuno attirando l’attenzione di molti. Cordelli fa finta di scherzare ma vuole vendicarsi. I malumori letterari lo assillano.

Nessuno crede all’innocenza degli scherzi e questo scherzo classificatorio di Cordelli è manifestamente colpevole. Sapendo come si attiva e funziona una delle sue più tipiche tecniche, la vedo agire anche qui. L’autore ha davanti a sé un dato reale, questo dato lo disturba, altera il suo equilibrio e senso di padronanza: il suo istinto sarebbe negare la realtà, ma dato che questo è impossibile la neutralizza deformandola, creando confusione, mescolando cose vere e cose false in modo che alcuni soffrano, qualcuno ci rida, nessuno riesca più a raccapezzarsi.

Cordelli confessa che leggendo due brani narrativi di Giorgio Falco e uno critico di Giorgio Vasta si è risvegliato da un lungo sonno. Non si sa che cosa abbia letto prima se solo ora capisce che “invero la letteratura italiana degli ultimi vent’anni (a cominciare dal declino della critica, impoverita ancor più di romanzo e poesia) non è che una palude”. In questa palude vede poco, soprattutto comportamenti prestabiliti (pubblicazione, recensione, premio) e mancanza di criteri di interpretazione e di giudizio. Approntando il suo grafico, vuole ristabilire l’ordine, il suo ordine. In questo caso inventa uno schema politico-parlamentare che gli permetterà (dice lui stesso) di procedere “a vanvera”, battezzando a destra e a manca amici e nemici senza prendersi nessuna responsabilità né informativa né critica.
Sembra dire: se ti do un calcio, uno spintone, non devi prenderli sul serio. E’ un gioco “a vanvera”. Ti dico io che cosa sei e che nome meriti. Ti metto nella mia personale idea di palude e non ti spiego perché. Ma non offenderti. Che ti offendi? Così procede Cordelli: lo faccio ma ci credo poco, lo dico ma forse non è vero. Dice per esempio che la critica è decaduta. Poi lui fa di peggio, non ne fa uso. Pensa che la realtà non esiste (è questa la sua poetica) e perciò può essere ribattezzata a piacere. Prima lamenta che Falco e Vasta straparlano, poi per rimediare straparla lui.

Le categorie letterarie-parlamentari risultano sette: Senatori, Gruppo misto, Dissidenti, Novisti, Moderati, Conservatori, Vitalisti. Chiunque potrebbe mettere i settanta nomi scelti da Cordelli dentro categorie diverse. Perciò è inutile chiedersi perché La Capria non è fra i Senatori invece che fra i Conservatori, perché Vassalli non è nei Dissidenti invece che nei Senatori, perché Cavazzoni non è fra i Novisti invece che nei Dissidenti, perché Affinati è Moderato e non Vitalista e che cosa ha a che fare Scurati con Moresco, Fofi con Colasanti, o come e perché sia possibile considerare Conservatori sia Onofri che Ficara e Febbraro. Ma è troppo chiaro che Cordelli non ci avrebbe messo le mani, nella palude, se non avesse voluto andare avanti ad arbitrio per punire chi non gli ubbidisce o chi non era previsto nei suoi piani. Dice che c’è una palude e lui ne inventa una sua buttandoci dentro tutti, salvo se stesso. La questione è qui. Dove sta Cordelli? Che cos’è? Progressista? Nostalgico? Innovatore? Restauratore? Vero fedele? A voler fare un gioco onesto, a volersi sporcare le mani e compromettersi, avrebbe dovuto dare un nome alla propria posizione e cercarsi dei vicini e dei consimili. Non l’ha fatto. Credendo di fare un quadro della situazione letteraria attuale, usa categorie ideologiche di mezzo secolo, di un secolo fa. Non ha mai preso atto, mi sembra, che negli ultimi trent’anni la novità è che il nuovo è piuttosto vecchio, l’avanguardia sa di retroguardia, lo sperimentalismo è usato come garanzia di non sbagliare, la sinistra si nutre di nostalgie, il progresso produce regressione.

[**Video_box_2**]Alla fine, comunque, ci vuole poco a capire che tutta la messa in scena è stata montata per colpire due categorie, quella dei Novisti e quella dei Conservatori. Dai Novisti (Cortellessa, Giglioli, Gabriele Pedullà ecc.) Cordelli si sente tradito o deluso. I Conservatori invece sono chiamati così senza una precisa ragione solo perché Cordelli di loro non si fida, non ci può contare, hanno idee inconciliabili con le sue, guardano ad altro e soprattutto (cosa temibile) si frequentano.

Che siano queste le due categorie da cui Cordelli è allarmato risulta chiaro dai due esempi di autori con cui conclude il discorso, Walter Siti (battezzato Novista) e Giorgio Ficara (battezzato Conservatore). Di Siti si libera presto e sempre ideologicamente affermando che è “un uomo fondamentalmente di destra”. La questione Ficara è più sottile e complessa fino al ridicolo, perché rivela quale peso abbia nei giri mentali di Cordelli il semplice, eterno sentimento della gelosia. Cordelli scrive: “Ficara compare fra i Conservatori per ragioni che ritengo casuali, per avere quegli amici, quei sostenitori, le altre dieci persone nominate nello schema”. Tra queste persone compaio io stesso.

E’ questo un disarmante ricatto e neppure molto amichevole. Insomma, caro Ficara, non fare imprudenze (insinua Cordelli), non trascurare che Berardinelli è un Conservatore, e con lui La Capria e Febbraro, Rasy e Onofri, La Porta e Cavalli. Lo sono perché io lo dico per renderli sospetti. Ma se vorrai essere, in futuro, chiamato progressista devi allontanarti da loro. Avvicinati a me. Pensaci bene, sei ancora in tempo.

Naturalmente è tutto uno scherzo, una polemica da niente. Nessuno si offenda.

Alfonso Berardinelli

Roma 1943. Critico letterario e saggista, si è dimesso dall’insegnamento universitario nel 1995, lavora oggi fra editoria e giornalismo, dirige la Scheiwiller Prosa e Poesia. Fra i suoi libri: “L’esteta e il politico: sulla nuova e piccola borghesia” (1986), “L’eroe che pensa: disavventure dell’impegno” (1997), “Autoritratto italiano” (1998), “Stili dell’estremismo” (2001), “La forma del saggio” (2002), “Che noia la poesia” (2006, con H. M. Enzensberger), “Casi critici: dal postmoderno alla mutazione” (2007), “Poesia non poesia” (2008).

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