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Contro la Russia la Germania è più dura di quanto si pensi

In principio si chiamava Ostpolitik e pareva un ideale, anziché una dottrina politica: al tempo della Guerra fredda Willy Brandt pensava che gli scambi con l’Unione sovietica avrebbero portato cambiamenti positivi anche nei confini del regime comunista. Poi è venuta la diplomazia d’affari usata da Schröder per rafforzare l’economia nazionale sfruttando accordi e amicizie nei palazzi di Mosca. Ora la sottile linea russa del governo tedesco passa per Angela Merkel (ieri in visita a Washington) ed è una linea più dura rispetto al passato, soprattutto nei confronti della crisi in Ucraina.

3 Maggio 2014 alle 12:00

Contro la Russia la Germania è più dura di quanto si pensi

In principio si chiamava Ostpolitik e pareva un ideale, anziché una dottrina politica: al tempo della Guerra fredda Willy Brandt pensava che gli scambi con l’Unione sovietica avrebbero portato cambiamenti positivi anche nei confini del regime comunista. Poi è venuta la diplomazia d’affari usata da Schröder per rafforzare l’economia nazionale sfruttando accordi e amicizie nei palazzi di Mosca. Ora la sottile linea russa del governo tedesco passa per Angela Merkel (ieri in visita a Washington) ed è una linea più dura rispetto al passato, soprattutto nei confronti della crisi in Ucraina. La Nato dovrebbe aumentare gli sforzi lungo la frontiera orientale, in Polonia e nei paesi del Baltico, dice il ministro della Difesa, Ursula von der Leyen, parlando con i giornalisti dello Spiegel. Pochi anni fa sarebbe stato difficile sentirlo da un esponente del governo tedesco, ma questa volta è stata Merkel in persona a intervenire per difendere la proposta di fronte alle critiche della Cdu e del suo stesso gabinetto. L’Spd e gli industriali sono sempre sensibili alle posizioni della Russia, ma al Bundestag cresce il partito “anti Putin”, che non si limita più ai Verdi e agli avvocati dei diritti umani. Il Parlamento tedesco si è espresso con durezza contro il Cremlino già lo scorso inverno, nelle settimane in cui la Russia si preparava alle Olimpiadi di Sochi, e non ha mancato di farsi sentire negli ultimi giorni. Gli inviati di Merkel hanno trattato con Putin la grazia a Mikhail Khodorkovsky, pochi mesi più tardi il cancelliere ha offerto sostegno all’opposizione in Ucraina nella sua battaglia contro l’ex presidente Yanukovich. L’impegno di Merkel cresce sino a coprire spazi che prima appartenevano alla diplomazia americana.

[**Video_box_2**]Che cos’ha provocato il cambio di strategia? Buona parte della stampa europea sostiene che Merkel “ha perduto la fiducia in Putin” nei giorni della crisi in Crimea, quando il presidente russo ha fatto capire senza tentennamenti che sarebbe andato avanti con i suoi piani. Insomma, stando alle ricostruzioni, Merkel avrebbe creduto di poter influenzare le scelte di Putin sino a poche settimane fa. Ma una risposta più profonda alla questione si trova in un libro di Gerd Koenen intitolato “Der Russland Komplex”. Il libro è del 2005, lo stesso anno in cui Merkel è diventata cancelliere per la prima volta. Secondo lo storico tedesco, gli sforzi compiuti dalla diplomazia hanno alimentato false speranze, senza risultati tangibili nei rapporti con Mosca: se il governo non modificherà l’approccio, l’intero paese diventerà un obiettivo per le ambizioni globali della Russia. Ma dietro le posizioni pubbliche si muovono interessi ambigui e consistenti. La Germania è l’unico paese dell’Europa occidentale a ricevere il gas direttamente dalla Siberia (nel 2011 Merkel ha inaugurato il gasdotto Nord Stream); l’industria tedesca cresce grazie all’export nei paesi dell’est e alla manodopera a basso costo in Polonia e in Ucraina; gli interessi di Russia e Germania s’incrociano e si scontrano sempre più spesso in Asia e in medio oriente. Questo nuovo corso è noto agli osservatori russi, non solo perché Putin è passato dagli abbracci con Schröder nei salotti di San Pietroburgo al grosso esemplare di labrador retriever sdraiato sul tappeto durante gli incontri con Merkel – una che ama poco la compagnia dei cani. A Mosca si sente spesso il termine “Das Merkel”, con l’articolo neutro tedesco davanti al nome del cancelliere, come se si parlasse di un sistema politico, di un modello nelle relazioni, anziché di una persona in carne e ossa. E non si tratta di un complimento.

Luigi De Biase

Giornalista, trentadue anni, si occupa di cose russe e cose turche. Da quando scrive per il Foglio ha dormito in alcuni degli alberghi peggiori d’oriente, come l’Absheron di Baku (Azerbaijan), il Samegrelo di Zugdidi (Georgia), il Saray di Antakya (Turchia) e il Sarawi di Karachi (Pakistan). Nel dicembre del 2012 è uscito il suo libro pachistano, "Il cuore nero di Islamabad", per Silvy Edizioni.

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