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Presunzione di genitorialità alla belga

Il Belgio è stato, nel 2003, il secondo paese al mondo, dopo l’Olanda, ad approvare i matrimoni omosessuali, e uno dei primi a consentire l’adozione del figlio del partner dello stesso sesso. Ora  si è assicurato un ulteriore record in materia di “nuovi diritti”. La legge sulla co-genitorialità, appena approvata dal Parlamento e in procinto di essere ratificata la prossima settimana, equipara definitivamente, in tema di riconoscimento dei figli, le coppie formate da due donne a quelle eterosessuali. Significa che quando una donna unita in matrimonio a un’altra donna partorisce un figlio ottenuto con la fecondazione artificiale, per la partner non sarà più necessario passare per la formalità dell’adozione.

26 Aprile 2014 alle 06:59

Presunzione di genitorialità alla belga

Il Belgio è stato, nel 2003, il secondo paese al mondo, dopo l’Olanda, ad approvare i matrimoni omosessuali, e uno dei primi a consentire l’adozione del figlio del partner dello stesso sesso. Ora  si è assicurato un ulteriore record in materia di “nuovi diritti”. La legge sulla co-genitorialità, appena approvata dal Parlamento e in procinto di essere ratificata la prossima settimana, equipara definitivamente, in tema di riconoscimento dei figli, le coppie formate da due donne a quelle eterosessuali. Significa che quando una donna unita in matrimonio a un’altra donna partorisce un figlio ottenuto con la fecondazione artificiale, per la partner non sarà più necessario passare per la formalità dell’adozione. Quel figlio nasce già suo, e lei risulterà madre a tutti gli effetti, come colei che lo ha partorito. Nelle coppie lesbiche sposate, insomma, funzionerà da ora in poi la presunzione di genitorialità (sarebbe di paternità, ma non è questo il caso, evidentemente) da sempre prevista per le coppie eterosessuali unite in matrimonio. Alla base del provvedimento, hanno detto i promotori, l’idea che il bambino non deve percepire la disparità tra le due donne e un giorno “soffrirne” (dell’azzeramento del padre a quanto pare in Belgio non è previsto che si soffra).

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La presunzione di paternità presume, appunto, la partecipazione di un uomo al concepimento del figlio partorito dalla moglie, salvo disconoscimento. Ma la cavalcata dei nuovi diritti non può mica fermarsi davanti a queste obiezioni da “trogloditi” (sarebbe tale, secondo lo scrittore Mario Vargas Llosa, la chiesa peruviana che si oppone ai matrimoni gay). Così il Belgio supera se stesso: non si accontenta della concessione dell’adozione del figlio del partner dello stesso sesso, ma finge, con tanto di bollo, che due donne possano generare insieme un figlio. Come era prevedibile, la comunità gay maschile si è immediatamente abbandonata a vive proteste per la discriminazione subita: in Belgio l’utero in affitto non è legale, e quindi per due maschi sposati – per ora – c’è solo l’adozione del figlio del partner. Un’ingiustizia.

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